Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
Se volete farne parte anche voi... rimboccatevi le maniche e recensite!

Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.

Per saperne di più continuate a leggere.

8.5/10
-

“Kimi ni Todoke” è un anime del 2009 realizzato dallo studio Production I.G e basato sull’omonimo manga scritto e disegnato da Karuho Shiina.

Protagonista della serie è Sawako Kuronuma, una ragazza timida e gentile che, a causa del suo aspetto fisico, è stata soprannominata fin dalle elementari “Sadako”, come il personaggio principale di “The Ring”. Si dice, inoltre, che la ragazza possegga poteri sovrannaturali e chi incontra il suo sguardo per più di tre secondi sia vittima di terribili incidenti. A causa di ciò, Sawako è stata sempre emarginata da tutti e non ha mai avuto amici. La sua vita, però, è destinata a cambiare: nel primo anno di liceo incontra infatti Shouta Kazehaya, un ragazzo solare ed estroverso che diverrà la sua fonte di ispirazione e grazie al quale Sawako riuscirà ad aprirsi poco a poco.

A causa dell’abnorme quantità di shoujo ad ambientazione scolastica presenti nel mercato dei manga, posso dire di aver sviluppato una certa antipatia verso il genere in questione. Al contrario delle versioni cartacee, però, le trasposizioni animate non sono altrettanto frequenti. Tra queste ultime, “Kimi ni Todoke” è di sicuro uno degli anime meglio riusciti.
Il principale punto di forza della serie è che, prima ancora di essere uno shoujo incentrato su una relazione sentimentale, “Arrivare a te” (questo il titolo dell’edizione italiana del manga) è la storia del lungo e meraviglioso processo di crescita della sua protagonista. Con una tenerezza e una delicatezza affascinanti, l’anime segue meticolosamente ogni piccolo passo della nostra Sawako, dando grande importanza a tutte le sue innumerevoli “prime volte”: le prime amiche, le prime incomprensioni, i primi sorrisi, le prime persone chiamate per nome, le prime uscite e anche le prime false amicizie. Per molti sembreranno avvenimenti banali, ma per la dolce protagonista, per la quale provo un’empatia smisurata, si tratta di eventi unici e irripetibili.
Molti, inoltre, hanno lamentato la totale assenza di sviluppi per quanto riguarda la storia sentimentale. Ma per una ragazza che ha vissuto sempre e solo nella sfera familiare, che conserva ancora l’ingenuità di una bambina, è assolutamente innaturale innamorarsi al primo episodio, dichiararsi subito e scambiare perfino il primo bacio. Proprio perché Sawako deve affrontare in un piccolo lasso tempo quello che in quindici anni non ha mai passato, trascorreranno molte puntate prima di capire che i suoi, per Kazehaya, sono sentimenti d’amore. Anche perché Shouta, prima di diventare la persona da lei amata, è una specie di eroe, un ragazzo fantastico a cui ispirarsi e da ammirare. E, se pensiamo che la crescita di Sawako è dovuta in gran parte a lui, allora possiamo immaginare quanto pura e stupenda sarà la relazione che un giorno, forse, verrà a crearsi tra i due.

Oltre alla protagonista femminile e a quello maschile, entrambi due personaggi dolcissimi e caratterizzati alla perfezione, “Kimi ni Todoke” può vantare anche dei comprimari di tutto rispetto. Tra di loro, da citare sicuramente Ayane e Chizuru, le prime amiche che Sawako potrà definire tali. Con personalità differenti ma complementari, oserei dire anche abbastanza particolari, le due ragazze si conquistano subito la simpatia dello spettatore, grazie al profondo affetto che provano per Sawako e alle molte gag di cui sono protagoniste. Davvero piacevole, inoltre, il piccolo arco narrativo dedicato a Chizuru, il quale ha approfondito ulteriormente questo divertente personaggio e il suo amico d’infanzia Ryuu, un altro comprimario davvero riuscito. Oltre a ragazzi buoni e gentili, nell’anime non manca la yandere di turno, rappresentata Ume Kurumizawa. A chiudere il gruppo c’è il responsabile della classe Kazuichi Arai (soprannominato da tutti “Pin”), altro elemento chiave nel lato comico della serie.

Passando al lato tecnico, il character design è quello tipico degli shoujo, molto morbido e lineare (ma non sempre perfetto). Le animazioni sono nella media, gli sfondi molto semplici. La colorazione, per quanto riguarda i personaggi, è quasi priva di ombre e riflessi, mentre è caratterizzata da colori acquerello nei fondali. Le OST sono orecchiabili; molto dolci sia l’opening “Kimi ni Todoke” che l’ending “Kataomoi”. Il doppiaggio è davvero ottimo: nota di merito va a Mamiko Noto, che ha saputo trasmettere al meglio tutte le emozioni provate da Sawako, oltre ad offrirci strabilianti perfomance nei momenti comici in cui la ragazza è disegnata in stile super deformed.

In conclusione, “Kimi ni todoke” si distingue molto dagli altri shoujo ad ambientazione scolastica, che sembrano fatti tutti con lo stampino. L’anime, infatti, è prima di tutto una storia di crescita, poi di amicizia e infine d’amore. L’unica pecca riscontrata, a mio avviso, è l’eccessivo prolungamento di alcuni avvenimenti, oltre a certi fraintendimenti un po’ troppo sfortunati. Consigliatissimo agli amanti del genere e a chi vuole tentare un primo approccio con gli shoujo. Voto: 8,5.

-

"Sindrome Adolescenziale: esperienze anormali/paranormali causate da instabilità emotiva e situazioni stressanti durante l’adolescenza."

"Seishun Buta Yarou wa Bunny Girl Senpai no Yume wo Minai" ("Rascal Does Not Dream of Bunny Girl Senpai") è un anime di tredici episodi andato in onda dall'ottobre al dicembre 2018.

La campagna marketing di "Bunny Girl Senpai" è partita con un’idea stupida e geniale allo stesso tempo: mostrare, nella visual, la protagonista con un costume da coniglietta trovato negli archivi della rivista "Playboy". Dato questo elemento, è partito subito il mio flusso di coscienza: harem, ragazza coniglio stupida, ragazzo mediocre, ragazze che magicamente perdono i neuroni quando sono vicino a lui, ecc. Insomma, nulla che potesse interessarmi. Complice una serata in cui non avevo niente da fare, ho deciso di vedere il primo episodio, pronta a darmi la proverbiale pacca sulla spalla e a dirmi quanto fossi brava e intelligente ad aver inquadrato perfettamente l’anime.
Inutile dire che sono stata subito smentita e che questa serie ha rappresentato una meravigliosa sorpresa, divenendo in brevissimo tempo una delle mie preferite dell’anno.
Come ho detto, l’idea di marketing è geniale e stupida allo stesso tempo: da una parte l’immagine ha attirato un certo target, dall'altra ha allontanato un’altra fetta di pubblico che, come me, si è creato tutta una serie di pregiudizi prima ancora di iniziare la serie.
La prima cosa che vorrei dire, dunque, è questa: non è nemmeno lontanamente un anime ecchi, non è un harem e la protagonista indossa il costume da coniglietta due volte in tutta la serie. Perché, quindi, il titolo "Rascal Does Not Dream of Bunny Girl Senpai"? Lo vorrei tanto sapere anche io, la visual la capisco, ma il titolo proprio non c’entra nulla.

Sakuta Azusagawa è un ragazzo al secondo anno delle superiori che, un giorno, in biblioteca, incontra Mai Sakurajima, una sua senpai nonché attrice molto famosa, vestita da coniglietta. Se già di per sé questo fatto appare inusuale, ancora più strana è la sua capacità di vederla quando per tutti gli altri la ragazza è invisibile. I due inizieranno presto a conoscersi meglio, sviluppando velocemente dei sentimenti l’uno per l’altra, e, allo stesso tempo, cercheranno di svelare il mistero dietro la Sindrome Adolescenziale, un fenomeno che si pensava fosse solo un pettegolezzo su Internet, che invece si dimostra essere decisamente reale.

Inizierò parlando di quello che, secondo me, è il principale punto di forza della serie: i personaggi.
Non vedevo protagonisti così ben costruiti in un anime scolastico dai tempi di "ReLife".
Sakuta è un ragazzo solitario, senza peli sulla lingua, a suo agio con sé stesso e dalla battuta sempre pronta. Mi trovo davvero in difficoltà nel trovare le parole per descrivere quanto mi sia piaciuto. Non è asociale, ma non vuole neanche sottostare alle stupide convenzioni sociali dei coetanei, si accontenta di avere due amici stretti senza cercare le masse anonime, ama la sorellina come un fratello maggiore e niente di più, è fedele, onesto, con un grande cuore e una lingua tagliente.
Mai, però, non è da meno: è così matura, così normale, è dotata di un carattere forte, ha chiare le sue priorità, ed è anche comprensiva, dolce e sensibile. Non ha reazioni esagerate o isteriche, è intraprendente senza essere invadente, si impegna moltissimo in tutto quello che fa e non si può fare a meno di amarla. Mai è il mio faro nella notte, la testimonianza che anche i personaggi femminili possono essere ben scritti, che possono avere una vita propria senza essere mere appendici dei protagonisti.
Se i due personaggi principali sono meravigliosi da soli, bisogna dire che funzionano ancora meglio in coppia.
La costruzione della relazione tra i due protagonisti è delicata, graduale, oserei dire normale rispetto agli standard degli anime sentimentali-scolastici; vivono il loro rapporto come una coppia di liceali dove una stretta di mano non è chissà quale atto immorale per cui arrossire da qui al 2020.
Ancora meglio sono, poi, i dialoghi. La sceneggiatura è brillante e arguta, e mostra degli adolescenti che si punzecchiano a vicenda, rispondendo tono a tono. Delle semplici conversazioni sui temi più banali si trasformano in un incontro di scherma, dove non si sa per chi tifare. La chimica, soprattutto fra Mai e Sakuta, ma in generale anche fra tutti gli altri personaggi, rende l’anime accattivante e coinvolgente, rendendo impossibile distogliere lo sguardo, catturando completamente l’attenzione dello spettatore e facendo volare i venti minuti degli episodi.

Altro aspetto molto interessante è la trama. La Sindrome Adolescenziale, che sarà un punto fondamentale della serie, è, né più né meno, una manifestazione soprannaturale del problema che sta vivendo il personaggio di turno. Anche se vengono proposte delle teorie scientifiche per dare una spiegazione all'avvenimento, in realtà, la questione è tutta psicologica.
I temi al centro della serie sono la pressione sociale che circonda l’adolescenza, in particolare in un’era così tecnologica come quella attuale, e la manifestazione delle nostre più grandi paure e insicurezze. Il cyberbullismo, l’odiare parti di sé stessi, la paura di essere giudicati/ignorati dalle persone della stessa età, sono tutte esperienze che riescono a far identificare lo spettatore con i personaggi, a farli comprendere in modo intimo e, di conseguenza, ad essere emotivamente coinvolti nelle loro vicende.
La complessità dei personaggi, poi, si manifesta anche nelle emozioni provate, estremamente complicate, che non si limitano ad odio e amore, ma che spaziano fra tutte le sfumature tra i due estremi.

Per quanto riguarda il comparto tecnico, il chara mi è piaciuto tantissimo, i fondali sono dettagliati, il doppiaggio è ben realizzato, e sia l’opening che l’ending hanno un ritmo accattivante, sebbene molto diverso fra loro, che fa venir voglia di continuare ad ascoltarle per ore.

In conclusione, in un panorama di anime scolastici copia e incolla, questa serie è fresca senza neppure sforzarsi, con una sceneggiatura solida e personaggi egregiamente caratterizzati, riuscendo a distinguersi e ad elevarsi una spanna al di sopra di molte altre serie dello stesso genere.
Se proprio dovessi trovargli un difetto, direi che non mi è piaciuta la decisione di dividerlo in archi, per me abbassa il tono della storia, inoltre diversi quesiti rimangono senza risposta, anche se spero che il film colmi i piccoli buchi lasciati.

Riassumendolo in una frase o meno: "Meravigliosamente ben scritto."

7.5/10
-

Mairunovich rappresenta il tipico esempio di shoujo che nella prima metà degli anni novanta, a causa dei tanti pregiudizi esistenti verso il genere da un pubblico ancora fondamentalmente maschile, avrebbe fatto fatica a trovare anche solo uno straccio di lettore. In realtà si tratta di una storia molto bella e proponibile ad una fascia di lettori molto vasta, senza distinzioni di sesso o di età ma solo di gusti. Un manga di questo tipo, anzi, calza proprio a pennello per le persone a cui piacciono le storie di adolescenti che fanno i loro primi passi alla scoperta dell'amore e poco importa se il punto di vista proposto sia quello femminile piuttosto che quello maschile: quando mai abbiamo dato importanza a cose di questo tipo nel valutare un film o un libro?
Il lettore mi scuserà per questa divagazione che sembra messa lì solo per occupare spazio; ma Mairunovich è stata la prima serie manga che ho acquistato dopo una pausa durata più di un decennio e quindi per me è normale evidenziare come son cambiate le cose nel frattempo.
Mairunovich racconta le vicende della giovane Mairu Kinoshita, una ragazza che ha la sfortuna di essere brutta e quindi derisa ed allontanata dai suoi coetanei. Nota con il soprannome di “fungo velenoso”, Mairu sembra ormai rassegnata al suo fato e si sforza di passare le sue giornate da sola; dopo aver subito l'ennesimo scherzo di cattivo gusto, però, farà la conoscenza del bellissimo Tenyuu Kumada, che la rimprovererà di non sforzarsi abbastanza per cambiare la sua situazione. E fu così che Mairu deciderà di dare una svolta alla sua vita e, grazie ai miracoli del make up, riuscirà a trasformarsi da “fungo velenoso” a “ragazza carina”. Questo sarà, però, solo l'inizio: dopo la sua trasformazione, infatti, si apriranno nuovi scenari che la porteranno finalmente a conoscere l'amore.
Come si può facilmente notare, la trama di Mairunovich è veramente molto semplice, addirittura banale; anche così, però, l'opera risulta estremamente accattivante perché riesce con grande facilità a far immedesimare il lettore con i suoi personaggi. In moltissimi, indipendentemente dal loro sesso, non potranno fare a meno di riconoscersi in Mairu e rivedere sé stessi in molte delle buffe o tragiche situazioni in cui la ragazza finirà per essere coinvolta alla ricerca dell'amore. Mairu è, infatti, la rappresentazione tragicomica delle nostre insicurezze adolescenziali: il timore di risultare poco attraenti o quello di non avere un abbigliamento adeguato; la preoccupazione di non essere realmente apprezzati dalle persone che ci circondano; la mancanza di autostima in amore e la sensazione di essere troppo impacciati o di fare la cosa sbagliata con il proprio partner. Tanti di noi durante la prima adolescenza hanno provato emozioni simili; e tutte queste emozioni rivivono in Mairu e le ritroviamo nelle relazioni che la ragazza si troverà ad affrontare.
Proprio l'ampia gamma di queste relazioni chiudono il cerchio, esprimendo situazioni e valutazioni che un po' tutti abbiamo provato (non tutte ovviamente ma almeno una di queste sicuramente sì): l'accontentarsi della prima persona che ci mostra interesse; l'amore per il classico bravo ragazzo; il non percepire i sentimenti delle persone che ti sono accanto e che sono innamorati di te da una vita; i problemi di un rapporto con una persona più grande. Mairunovich tratta tutti questi temi ed anche altri e proprio per questo, nonostante una trama non originalissima, riesce volumetto dopo volumetto a mantenere viva l'attenzione del lettore.
In conclusione devo dire che ho apprezzato molto questo manga che riesce ad esprimere una parte molto importante della vita di una persona alternando momenti di allegria ad altri di commozione, com'è giusto che sia. I disegni sono buoni anche se le dimensioni degli occhi sono forse un po' esagerate; d'altronde proprio grazie alla loro grandezza è stato possibile esprimere meglio gli stati d'animo dei vari personaggi.
E così, sulla base di quanto detto finora, non posso far altro che assegnare a questo Mairunovich un'ottima valutazione.