Vedendo questa serie, mi sono accorta di quanto tempo fosse passato dalla mia ultima serie TV medical, e di quanto mi mancasse. Mi sono resa conto di essere ancora orfana di ER-Medici in prima linea, e di come le successive serie che avevo visto, per quanto belle, non reggessero il confronto.
Ne ho capito la ragione solo dopo aver iniziato questa: là mancava il Pronto Soccorso e l'adrenalina che solo un'emergenza medica può dare.

Uniamo uno dei quartieri più folli di Tokyo, un ottimo regista/sceneggiatore, una bella squadra di attori ed ecco Shinjuku Field Hospital (in patria Shinjuku Yasen Byoin), trasmesso in Giappone da Fuji TV in 11 episodi da 45 minuti e disponibile da noi dalla scorsa estate su Netflix.
Per quanto si possa provare a scrivere una trama, Shinjuku Field Hospital è molto più di questo. Una squadra che inizialmente lavora in modo sgangherato -cercando nei limiti del possibile di dirottare i pazienti altrove-, un reparto sull'orlo della chiusura, oppresso dai debiti, un primario anziano e ubriacone saranno travolti da un chirurgo appassionato, spericolato, folle, che parla un giapponese con un forte accento dialettale di Okayama, inframezzato da un inglese americano sui generis.
Eppure Yoko, con la sua parlantina, la sua verve e la ferrea convinzione di non lasciar morire nessuno, riuscirà a conquistare tutti i colleghi e a far ricordare loro la bellezza di salvare vite e di svolgere bene la propria professione.

La fervida mente dello sceneggiatore Kankuro Kudo (Divorziamo!, Extremely Inappropriate!, Saving my stupid youth) è alla base della storia e si vede: una comicità esuberante si alterna a momenti più drammatici e a vicende familiari degne di una soap opera.
Il ricco cast dà vita a una serie di personaggi a cui sarà facile affezionarsi e su cui vale la pena soffermarsi poiché essi, insieme alla sceneggiatura, sono l'anima di questo drama.

Yoko Nishi Freeman (interpretata da una bravissima Eiko Koike, recentemente vista su Netflix in Jimenshi - I maghi della truffa) è un chirurgo che crede fermamente in ciò che fa. Abituata a lavorare in zone di guerra, si trova perfettamente a suo agio in mezzo alle follie di Kabukicho.
Non guarda in faccia a nessuno se si tratta di salvare la vita a un paziente, nemmeno se deve aver a che fare con politici di alto livello. Ma ciò che colpisce di più è la sua parlantina: un mix di americano e giapponese (di Okayama, per essere precisi!), iperbolico e accompagnato da un'espressività fuori dal comune.

Di tutt'altra pasta è Toru Takamine (interpretato da Taiga Nakano), un dermatologo estetico ricco, a cui fa impressione il sangue. È "costretto" a stare nel pronto soccorso dello zio per fare il tirocinio, ma non vede l'ora di tornare fra le sue ricche e profumate clienti. L'incontro con Yoko e con Mai, una ragazza che lavora in una onlus del quartiere, cambierà a poco a poco le sue convinzioni. Maldestro, fifone, si innamora a prima vista, ma alla fine si scoprirà più tenace di tanti altri.

Mai Minami (interpretata da Ai Hashimoto) è una giovane ragazza che ha a cuore i tanti sbandati che ruotano attorno alle vie luccicanti di Shinjuku. Dai senzatetto agli immigrati, dalle ragazzine scappate di casa che sopravvivono fra un internet cafè e un love hotel con un sugar daddy che dia loro qualche soldo, agli host più gettonati e alle loro clienti che dilapidano fortune per avere un complimento, tutti sono accolti con un sorriso e una premura. Tuttavia anche Mai ha un lato oscuro e una famiglia importante alle spalle.

Attorno a loro tre gravitano tutti gli altri comprimari a cui, bene o male, sarà dedicata una puntata: il vecchio dirigente medico ubriacone che crede fermamente nella professione, suo fratello e padre di Toru che invece bada solo ai profitti, la figlia ancora nubile che si occupa dell'assistenza sociale, che cova rancore e malessere per non aver superato l'esame di ammissione a medicina.
Poi c'è l'equipe dell'ospedale: lo specializzato in malattie veneree, il medico generico con famiglia e figli di cui sembra non ricordarsi mai nessuno -tanto è pacato-, l'infermiera capo che i colleghi non sanno se sia uomo o donna, ma che sa parlare molte lingue e regge da sola l'intero reparto, e la contabile che cerca di racimolare soldi ovunque pur di non far chiudere l'ospedale.
E poi c'è Shinjuku, anzi per la precisione Kabukicho, con la sua umanità varia, le sue luci e le sue ombre. Il suo poliziotto di quartiere conosce tutti e veglia su di loro con la sua bicicletta e il suo amore per il cinema e per Tarantino.

Ogni episodio scorre liscio, finisce in un attimo, fra un'operazione toracica e un piatto di soba riscaldato al microonde. Yoko travolge il piccolo pronto soccorso e lo fa rinascere a nuova vita. Si ride tanto, grazie a una sceneggiatura scoppiettante, a uno scambio continuo e serrato di battute.
Ma si riflette anche, sulla caducità della vita, su come possa bastare un attimo per trovarsi stesi su un letto di un pronto soccorso. Il tutto ambientato ai giorni nostri, con un piccolo escamotage per far rientrare anche il Covid e l'impatto che questo ha avuto non solo sulle nostre vite ma anche e soprattutto sulle strutture mediche.

Shinjuku Field Hospital è piaciuto così tanto in patria da meritarsi il premio come Miglior Drama e Miglior Sceneggiatura al 121° The Television Drama Academy Awards (edizione estate 2024); a settembre 2024 ha vinto anche il Monthly Galaxy Award, assegnato mensilmente ai drama che si distinguono particolarmente, uno dei premi più prestigiosi nell'ambito del mondo dello spettacolo giapponese.
Da segnalare la sigla finale cantata dai Southern All Stars, gruppo pop molto famoso in Giappone, che compare di persona nell'ultimo episodio, con un'esibizione assieme a tutto il cast.
Ne ho capito la ragione solo dopo aver iniziato questa: là mancava il Pronto Soccorso e l'adrenalina che solo un'emergenza medica può dare.

Uniamo uno dei quartieri più folli di Tokyo, un ottimo regista/sceneggiatore, una bella squadra di attori ed ecco Shinjuku Field Hospital (in patria Shinjuku Yasen Byoin), trasmesso in Giappone da Fuji TV in 11 episodi da 45 minuti e disponibile da noi dalla scorsa estate su Netflix.
Nel popolare distretto Kabukicho di Shinjuku, a Tokyo, c'è un ospedale datato ma piuttosto peculiare: trovandosi all'interno del quartiere dedito all'intrattenimento di ogni genere, qui si accolgono pazienti particolari. Si va dai senzatetto ai residenti stranieri, dagli host alle prostitute e a varie figure connesse al mondo del sesso a pagamento.
Un giorno, la misteriosa Yoko Nishi Freeman fa la sua comparsa in ospedale: si tratta di una dottoressa con cittadinanza statunitense che vanta esperienza negli ospedali militari. Quando la donna inizia il suo operato nella struttura, diventa in breve tempo una figura fondamentale per la sua bravura come chirurgo e per la serenità che infonde nei pazienti attorno a lei. Nello stesso ospedale si trova anche Toru Takamine, un dermatologo estetico. Dovrebbe approfondire i metodi di anestesia presso l'ospedale dello zio. Il suo obiettivo è rimodellare la struttura per farne un istituto di chirurgia estetica, ma l'incontro con Yoko cambierà la sua vita.
Un giorno, la misteriosa Yoko Nishi Freeman fa la sua comparsa in ospedale: si tratta di una dottoressa con cittadinanza statunitense che vanta esperienza negli ospedali militari. Quando la donna inizia il suo operato nella struttura, diventa in breve tempo una figura fondamentale per la sua bravura come chirurgo e per la serenità che infonde nei pazienti attorno a lei. Nello stesso ospedale si trova anche Toru Takamine, un dermatologo estetico. Dovrebbe approfondire i metodi di anestesia presso l'ospedale dello zio. Il suo obiettivo è rimodellare la struttura per farne un istituto di chirurgia estetica, ma l'incontro con Yoko cambierà la sua vita.
Per quanto si possa provare a scrivere una trama, Shinjuku Field Hospital è molto più di questo. Una squadra che inizialmente lavora in modo sgangherato -cercando nei limiti del possibile di dirottare i pazienti altrove-, un reparto sull'orlo della chiusura, oppresso dai debiti, un primario anziano e ubriacone saranno travolti da un chirurgo appassionato, spericolato, folle, che parla un giapponese con un forte accento dialettale di Okayama, inframezzato da un inglese americano sui generis.
Eppure Yoko, con la sua parlantina, la sua verve e la ferrea convinzione di non lasciar morire nessuno, riuscirà a conquistare tutti i colleghi e a far ricordare loro la bellezza di salvare vite e di svolgere bene la propria professione.

La fervida mente dello sceneggiatore Kankuro Kudo (Divorziamo!, Extremely Inappropriate!, Saving my stupid youth) è alla base della storia e si vede: una comicità esuberante si alterna a momenti più drammatici e a vicende familiari degne di una soap opera.
Il ricco cast dà vita a una serie di personaggi a cui sarà facile affezionarsi e su cui vale la pena soffermarsi poiché essi, insieme alla sceneggiatura, sono l'anima di questo drama.

Yoko Nishi Freeman (interpretata da una bravissima Eiko Koike, recentemente vista su Netflix in Jimenshi - I maghi della truffa) è un chirurgo che crede fermamente in ciò che fa. Abituata a lavorare in zone di guerra, si trova perfettamente a suo agio in mezzo alle follie di Kabukicho.
Non guarda in faccia a nessuno se si tratta di salvare la vita a un paziente, nemmeno se deve aver a che fare con politici di alto livello. Ma ciò che colpisce di più è la sua parlantina: un mix di americano e giapponese (di Okayama, per essere precisi!), iperbolico e accompagnato da un'espressività fuori dal comune.

Di tutt'altra pasta è Toru Takamine (interpretato da Taiga Nakano), un dermatologo estetico ricco, a cui fa impressione il sangue. È "costretto" a stare nel pronto soccorso dello zio per fare il tirocinio, ma non vede l'ora di tornare fra le sue ricche e profumate clienti. L'incontro con Yoko e con Mai, una ragazza che lavora in una onlus del quartiere, cambierà a poco a poco le sue convinzioni. Maldestro, fifone, si innamora a prima vista, ma alla fine si scoprirà più tenace di tanti altri.

Mai Minami (interpretata da Ai Hashimoto) è una giovane ragazza che ha a cuore i tanti sbandati che ruotano attorno alle vie luccicanti di Shinjuku. Dai senzatetto agli immigrati, dalle ragazzine scappate di casa che sopravvivono fra un internet cafè e un love hotel con un sugar daddy che dia loro qualche soldo, agli host più gettonati e alle loro clienti che dilapidano fortune per avere un complimento, tutti sono accolti con un sorriso e una premura. Tuttavia anche Mai ha un lato oscuro e una famiglia importante alle spalle.

Attorno a loro tre gravitano tutti gli altri comprimari a cui, bene o male, sarà dedicata una puntata: il vecchio dirigente medico ubriacone che crede fermamente nella professione, suo fratello e padre di Toru che invece bada solo ai profitti, la figlia ancora nubile che si occupa dell'assistenza sociale, che cova rancore e malessere per non aver superato l'esame di ammissione a medicina.
Poi c'è l'equipe dell'ospedale: lo specializzato in malattie veneree, il medico generico con famiglia e figli di cui sembra non ricordarsi mai nessuno -tanto è pacato-, l'infermiera capo che i colleghi non sanno se sia uomo o donna, ma che sa parlare molte lingue e regge da sola l'intero reparto, e la contabile che cerca di racimolare soldi ovunque pur di non far chiudere l'ospedale.
E poi c'è Shinjuku, anzi per la precisione Kabukicho, con la sua umanità varia, le sue luci e le sue ombre. Il suo poliziotto di quartiere conosce tutti e veglia su di loro con la sua bicicletta e il suo amore per il cinema e per Tarantino.

Ogni episodio scorre liscio, finisce in un attimo, fra un'operazione toracica e un piatto di soba riscaldato al microonde. Yoko travolge il piccolo pronto soccorso e lo fa rinascere a nuova vita. Si ride tanto, grazie a una sceneggiatura scoppiettante, a uno scambio continuo e serrato di battute.
Ma si riflette anche, sulla caducità della vita, su come possa bastare un attimo per trovarsi stesi su un letto di un pronto soccorso. Il tutto ambientato ai giorni nostri, con un piccolo escamotage per far rientrare anche il Covid e l'impatto che questo ha avuto non solo sulle nostre vite ma anche e soprattutto sulle strutture mediche.

Shinjuku Field Hospital è piaciuto così tanto in patria da meritarsi il premio come Miglior Drama e Miglior Sceneggiatura al 121° The Television Drama Academy Awards (edizione estate 2024); a settembre 2024 ha vinto anche il Monthly Galaxy Award, assegnato mensilmente ai drama che si distinguono particolarmente, uno dei premi più prestigiosi nell'ambito del mondo dello spettacolo giapponese.
Da segnalare la sigla finale cantata dai Southern All Stars, gruppo pop molto famoso in Giappone, che compare di persona nell'ultimo episodio, con un'esibizione assieme a tutto il cast.
Shinjuku Field Hospital è stata una piccola sorpresa: scanzonato, irriverente, scoppiettante ma anche dolce e caldo come una carezza: accende i riflettori sugli ultimi, su chi non può permettersi un'assistenza sanitaria, sulla realtà che si cela dietro le sfavillanti luci al neon, dove nelle ombre si trova un'umanità variegata, bisognosa di aiuto da un lato e pronta a donare dall'altro.
Kankuro Kudo si conferma un regista e uno sceneggiatore da seguire, capace di raccontare storie e di circondarsi di attori perfetti per quelle storie. Se amate i medical drama, dategli una possibilità.
Kankuro Kudo si conferma un regista e uno sceneggiatore da seguire, capace di raccontare storie e di circondarsi di attori perfetti per quelle storie. Se amate i medical drama, dategli una possibilità.
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Pro
- Orfani di ER Medici in prima linea, questa serie è per voi
- Offre un bello spaccato di vita
- Mostra e racconta temi seri come prostituzione giovanile, abusi, senzatetto
- Tanti bei personaggi con altrettante storie interessanti alle spalle
- Nonostante tratti temi anche seri, non risulta mai retorico o saccente
- Sceneggiatura dal buon ritmo
Contro
- Il personaggio di Yoko è tanto in tutto, potrebbe volerci un po' per fare l'abitudine alla sua parlata mista di inglese e giapponese
Sono felicissima che opere così siano oggi disponibili con comodità per chiunque grazie allo streaming... anche perché una volta scoperto il loro piacevolissimo delirio, non si riesce più a farne a meno, provare per credere
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