Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
Se volete farne parte anche voi... rimboccatevi le maniche e recensite!
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Per saperne di più continuate a leggere.
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Serial Experiments Lain
8.0/10
Recensione di Hinako Ninomiya
-
C’è un vecchio sketch di Totò, in cui lui racconta di come un tizio abbia cominciato all’improvviso a fracassarlo di mazzate in mezzo alla strada, urlando: “Pasquale, maledetto! Ti debbo sfondare il cranio!” E lui si è preso le mazzate, senza rivelare di non essere Pasquale, perché pensava tra sé: “Voglio proprio vedere questo stupido dove vuole arrivare”. Ecco, questa sono io che guardo “serial experiments lain” (in minuscolo, se no gli autori si arrabbiano): gli episodi non erano noiosi, ma proprio stancanti fisicamente, e arrivare alla fine è stata una fatica. Ma ci sono arrivata, perché la curiosità in me era stata accesa e “volevo proprio vedere questo stupido dove voleva arrivare”.
Non sono del tutto sicura di averlo capito, dove volessero arrivare. Anzi, mi sorge forte il sospetto che non volessero arrivare a niente. Per carità, di tematiche ce ne sono fin troppe e anche belle profonde. Solo la questione dell’io e dell’identità personale, compreso il rapporto con il corpo e la memoria (cos’è che definisce l’identità? La mente o il corpo? O tutt’e due? Ma poi, esiste davvero una cosa che si possa chiamare “io”? Non è solo un’illusione, dovuta all’accumularsi dei ricordi? Se cancelliamo i ricordi, si cancella anche la nostra esistenza?), basterebbe da sola a far andare in tilt il cervello a chiunque. Il punto è che non è da sola, ma è accompagnata da altri ‘ventordicimila’ spunti differenti: il potere della tecnologia, realtà virtuale vs realtà fisica, cosa è Dio, l’incoscio collettivo, teorie del complotto, eccetera. Il tutto presentato nel modo più criptico, confuso e inquietante possibile. E, mentre ho apprezzato molto la parte inquietante, e capisco che parte dell’inquietudine deriva proprio dalla difficoltà a comprendere, non posso dire altrettanto sulla confusione e sul coacervo di temi differenti.
Non è tanto il fatto che l’anime non dia risposte a darmi fastidio. Le storie che vogliono “far pensare” spesso non danno risposte, altrimenti ci sarebbe poco da pensare. Il fatto è che gran parte del tempo lo si perde a cercare di capire di cosa si stia parlando, cosa voglia dire l’onnipresente contrasto fra luce e ombra, o i cavi sospesi, o la bambola che dice frasi ermetiche. Lo sforzo cerebrale è così proteso a cercare di decifrare i simboli e le scene criptiche, che quando li si decifra (o ci si illude di averli decifrati) si è troppo stanchi per riflettere sulle tematiche in sé stesse, che, come illustrato sopra a proposito dell’io, sono molto complesse e profonde di per sé. Peggio ancora, non si è solo stanchi: si è compiaciuti di sé stessi. Oh, ma quanto sono intelligente ad aver capito cosa voleva dire questo passaggio! Oh, ha nominato le madeleine come Proust, di sicuro sta parlando di ricordi! Ma quanto sono fico a conoscere Proust! E via discorrendo. In tutto questo, si accumulano spunti su spunti, citazioni su citazioni, e non si riflette davvero a fondo su niente. Ma non perché l’anime sia superficiale: al contrario, è talmente profondo e complesso da non lasciare il tempo e soprattutto la forza di riflettere sul serio, al di là della risoluzione (presunta) delle scene enigmatiche.
Non dico niente su un paio di buchi nella trama che mi è sembrato di scorgere, perché 1) probabilmente non sono veri buchi, ma sono io che non ci ho capito una mazza, e 2) questo è il tipo di anime in cui la trama ha un’importanza relativa, se non nulla. E questo è un altro problema, dal mio punto di vista. Un film può anche permettersi di essere simbolismo e basta, ma una serie televisiva, con la sua struttura episodica, richiede una trama. Ma vedo che a tanti non ha dato fastidio questa cosa, si vede che è solo un mio problema.
Insomma, credo che a questo punto si sia capito che quest’anime non mi è piaciuto, e il voto soggettivo sarebbe 5. Gli do 8 perché mi rendo conto che quelli che io vedo come difetti in realtà non sono dei veri e propri errori, perché gli autori volevano proprio raggiungere quest’effetto. Volevano creare un anime incomprensibile, che piacesse solo ai Giapponesi, e si sono stupiti nel vederlo apprezzato anche dagli Occidentali. Dal mio punto di vista, sono riusciti benissimo nel loro scopo, quindi non posso che dargli un 8. Non di più, però. Il voto 9 è già in odore di capolavoro e “serial experiments lain” non lo è. I veri capolavori sono, almeno potenzialmente, fruibili da tutti. Non c’è bisogno di essere un esperto d’arte per ammirare il David di Michelangelo. “serial experiments lain” è un anime <i>volutamente</i> di nicchia, scritto da gente snob per essere apprezzato da gente ancora più snob. Ho letto da qualche parte che per capirlo veramente bisogna vederlo almeno due volte, ma, sinceramente, una volta mi è bastata. Vado a riguardarmi Lupin giacca verde per disintossicarmi.
Non sono del tutto sicura di averlo capito, dove volessero arrivare. Anzi, mi sorge forte il sospetto che non volessero arrivare a niente. Per carità, di tematiche ce ne sono fin troppe e anche belle profonde. Solo la questione dell’io e dell’identità personale, compreso il rapporto con il corpo e la memoria (cos’è che definisce l’identità? La mente o il corpo? O tutt’e due? Ma poi, esiste davvero una cosa che si possa chiamare “io”? Non è solo un’illusione, dovuta all’accumularsi dei ricordi? Se cancelliamo i ricordi, si cancella anche la nostra esistenza?), basterebbe da sola a far andare in tilt il cervello a chiunque. Il punto è che non è da sola, ma è accompagnata da altri ‘ventordicimila’ spunti differenti: il potere della tecnologia, realtà virtuale vs realtà fisica, cosa è Dio, l’incoscio collettivo, teorie del complotto, eccetera. Il tutto presentato nel modo più criptico, confuso e inquietante possibile. E, mentre ho apprezzato molto la parte inquietante, e capisco che parte dell’inquietudine deriva proprio dalla difficoltà a comprendere, non posso dire altrettanto sulla confusione e sul coacervo di temi differenti.
Non è tanto il fatto che l’anime non dia risposte a darmi fastidio. Le storie che vogliono “far pensare” spesso non danno risposte, altrimenti ci sarebbe poco da pensare. Il fatto è che gran parte del tempo lo si perde a cercare di capire di cosa si stia parlando, cosa voglia dire l’onnipresente contrasto fra luce e ombra, o i cavi sospesi, o la bambola che dice frasi ermetiche. Lo sforzo cerebrale è così proteso a cercare di decifrare i simboli e le scene criptiche, che quando li si decifra (o ci si illude di averli decifrati) si è troppo stanchi per riflettere sulle tematiche in sé stesse, che, come illustrato sopra a proposito dell’io, sono molto complesse e profonde di per sé. Peggio ancora, non si è solo stanchi: si è compiaciuti di sé stessi. Oh, ma quanto sono intelligente ad aver capito cosa voleva dire questo passaggio! Oh, ha nominato le madeleine come Proust, di sicuro sta parlando di ricordi! Ma quanto sono fico a conoscere Proust! E via discorrendo. In tutto questo, si accumulano spunti su spunti, citazioni su citazioni, e non si riflette davvero a fondo su niente. Ma non perché l’anime sia superficiale: al contrario, è talmente profondo e complesso da non lasciare il tempo e soprattutto la forza di riflettere sul serio, al di là della risoluzione (presunta) delle scene enigmatiche.
Non dico niente su un paio di buchi nella trama che mi è sembrato di scorgere, perché 1) probabilmente non sono veri buchi, ma sono io che non ci ho capito una mazza, e 2) questo è il tipo di anime in cui la trama ha un’importanza relativa, se non nulla. E questo è un altro problema, dal mio punto di vista. Un film può anche permettersi di essere simbolismo e basta, ma una serie televisiva, con la sua struttura episodica, richiede una trama. Ma vedo che a tanti non ha dato fastidio questa cosa, si vede che è solo un mio problema.
Insomma, credo che a questo punto si sia capito che quest’anime non mi è piaciuto, e il voto soggettivo sarebbe 5. Gli do 8 perché mi rendo conto che quelli che io vedo come difetti in realtà non sono dei veri e propri errori, perché gli autori volevano proprio raggiungere quest’effetto. Volevano creare un anime incomprensibile, che piacesse solo ai Giapponesi, e si sono stupiti nel vederlo apprezzato anche dagli Occidentali. Dal mio punto di vista, sono riusciti benissimo nel loro scopo, quindi non posso che dargli un 8. Non di più, però. Il voto 9 è già in odore di capolavoro e “serial experiments lain” non lo è. I veri capolavori sono, almeno potenzialmente, fruibili da tutti. Non c’è bisogno di essere un esperto d’arte per ammirare il David di Michelangelo. “serial experiments lain” è un anime <i>volutamente</i> di nicchia, scritto da gente snob per essere apprezzato da gente ancora più snob. Ho letto da qualche parte che per capirlo veramente bisogna vederlo almeno due volte, ma, sinceramente, una volta mi è bastata. Vado a riguardarmi Lupin giacca verde per disintossicarmi.
Dog & Scissors
7.0/10
Recensione di npepataecozz
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Come mi capita molto spesso, sono stato indotto all'acquisto di questo Dog and Scissors dal grande impatto che la sua splendida copertina è riuscito a suscitare sulla mia immaginazione. In realtà, avendo letto diversi pareri negativi su questo manga, avevo deciso di non prenderlo in considerazione; ma, come al solito, tra il dire ed il fare c'è di mezzo il mare. Così quando me lo son trovato sotto il naso in fumetteria ho dimenticato tutti i miei buoni propositi e l'ho infilato tra i manga che stavo acquistando, accrescendo ancora di più il già larghissimo sorriso della proprietaria. A differenza di altre volte, però, stavolta non posso dirmi completamente deluso; fortunatamente, infatti, Dog and Scissors non si è rivelato essere l'ennesima fregatura regalatami dalla mia ingordigia ma, al contrario, è risultato abbastanza piacevole e divertente. E pur concordando con molte delle critiche rivolte a questo manga, credo anche che esso vanti diversi punti a suo favore che lo rendono apprezzabile ad un certo tipo di pubblico a cui, con tutta evidenza, appartengo anch'io.
Partiamo con la trama. Kazuhito Harumi è un liceale che si autodefinisce come un "lettore ossessivo compulsivo"; si tratta, cioè, di un ragazzo che vede nei libri la sua unica ragione di vita e che, di conseguenza, passa tutte le sue giornate costantemente immerso nella lettura. Un giorno, mentre si trova comodamente seduto all'interno di una caffetteria intento a leggere l'ennesimo capolavoro della sua autrice preferita, si ritrova coinvolto in un tentativo di rapina; mosso da insolito eroismo, si getta sul malvivente nel tentativo di salvare una ragazza seduta ad un altro tavolo ma viene ferito a morte durante la colluttazione. Dopo un breve vagare, la sua anima finirà per entrare nel corpo di un cane morente e così il povero Kazuhito si ritroverà intrappolato in una nuova forma canina; il ragazzo non avrà nemmeno il tempo di metabolizzare la sua nuova condizione che una ragazza completamente vestita di nero ed armata di forbici deciderà di prenderlo in custodia. Ma le sorprese non sono finite: la ragazza in questione è Kirihime Natsuno, alias Shinobu Akiyama, la sua scrittrice preferita; e, non si sa come, riesce a leggere nei suoi pensieri.
Cominciamo subito col dire che il punto forte di questo manga sono i dialoghi. Chi non ama le storie in cui il "botta e risposta" tra i diversi personaggi sono l'elemento fondante dell'intera storia non dovrebbe avvicinarsi a questo titolo il cui piatto forte sono proprio le molestie verbali tra Natsuno e Kazuhito. Personalmente li ho adorati: amo troppo le storie in cui i personaggi non fanno altro che punzecchiarsi a vicenda per restare indifferente a quanto proposto da questo manga. Altro fattore positivo sono i disegni, davvero belli da guardare; ed in fondo, come ho già detto, ho comprato questo manga proprio perché attratto dai disegni in copertina. L'idea di base su cui si basa la sceneggiatura è abbastanza originale e divertente. Essa rappresenta, però, anche una strada senza uscita: non è possibile, ovviamente, resuscitare Kazuhito ma il ragazzo sarà costretto a restare un cane fino alla fine dei suoi giorni. Ma in questo modo trovare un fine ultimo a questa storia è estremamente difficile; per questo motivo credo che aver limitato il tutto a soli quattro volumetti sia stata un'ottima idea: andando oltre la storia avrebbe finito sicuramente per annoiare.
Passiamo agli aspetti negativi. Per i motivi già espressi in precedenza, una sceneggiatura come quella di Dog and Scissors per sua natura difficilmente può trovare un finale compiuto. Ma se questa non può essere considerata di per sé una colpa, lo diventa quando un obiettivo finale viene sì trovato ma anche bruciato subito. Personalmente avrei gradito una diversa numerazione dei diversi volumetti ponendo come ultimo il numero due; il terzo ed il quarto, che già sono noiosetti ed insensati a prescindere, perdono completamente senso con la collocazione che gli è stata attribuita. Così facendo, infatti, sembrano creati semplicemente per tirare a campare un altro po' e spesso l'apparenza non inganna. Altro elemento negativo va ricercato in certi personaggi secondari francamente ridicoli e per niente divertenti, anche se si sforzano di esserlo. Ma anche questi li troviamo nel terzo e nel quarto volumetto sulla cui poca brillantezza si è già detto. In definitiva non mi sembra che questo Dog and Scissors possa essere considerato come uno "scandalo" narrativo così come mi aspettavo; certo è rivolto ad un pubblico particolare ma quasi tutti i manga lo sono. Non è certamente l'opera più bella di sempre, nemmeno fra quelle non troppo lunghe; tuttavia per larghi tratti mi ha divertito per cui credo sia giusto assegnargli almeno una valutazione moderatamente positiva.
Partiamo con la trama. Kazuhito Harumi è un liceale che si autodefinisce come un "lettore ossessivo compulsivo"; si tratta, cioè, di un ragazzo che vede nei libri la sua unica ragione di vita e che, di conseguenza, passa tutte le sue giornate costantemente immerso nella lettura. Un giorno, mentre si trova comodamente seduto all'interno di una caffetteria intento a leggere l'ennesimo capolavoro della sua autrice preferita, si ritrova coinvolto in un tentativo di rapina; mosso da insolito eroismo, si getta sul malvivente nel tentativo di salvare una ragazza seduta ad un altro tavolo ma viene ferito a morte durante la colluttazione. Dopo un breve vagare, la sua anima finirà per entrare nel corpo di un cane morente e così il povero Kazuhito si ritroverà intrappolato in una nuova forma canina; il ragazzo non avrà nemmeno il tempo di metabolizzare la sua nuova condizione che una ragazza completamente vestita di nero ed armata di forbici deciderà di prenderlo in custodia. Ma le sorprese non sono finite: la ragazza in questione è Kirihime Natsuno, alias Shinobu Akiyama, la sua scrittrice preferita; e, non si sa come, riesce a leggere nei suoi pensieri.
Cominciamo subito col dire che il punto forte di questo manga sono i dialoghi. Chi non ama le storie in cui il "botta e risposta" tra i diversi personaggi sono l'elemento fondante dell'intera storia non dovrebbe avvicinarsi a questo titolo il cui piatto forte sono proprio le molestie verbali tra Natsuno e Kazuhito. Personalmente li ho adorati: amo troppo le storie in cui i personaggi non fanno altro che punzecchiarsi a vicenda per restare indifferente a quanto proposto da questo manga. Altro fattore positivo sono i disegni, davvero belli da guardare; ed in fondo, come ho già detto, ho comprato questo manga proprio perché attratto dai disegni in copertina. L'idea di base su cui si basa la sceneggiatura è abbastanza originale e divertente. Essa rappresenta, però, anche una strada senza uscita: non è possibile, ovviamente, resuscitare Kazuhito ma il ragazzo sarà costretto a restare un cane fino alla fine dei suoi giorni. Ma in questo modo trovare un fine ultimo a questa storia è estremamente difficile; per questo motivo credo che aver limitato il tutto a soli quattro volumetti sia stata un'ottima idea: andando oltre la storia avrebbe finito sicuramente per annoiare.
Passiamo agli aspetti negativi. Per i motivi già espressi in precedenza, una sceneggiatura come quella di Dog and Scissors per sua natura difficilmente può trovare un finale compiuto. Ma se questa non può essere considerata di per sé una colpa, lo diventa quando un obiettivo finale viene sì trovato ma anche bruciato subito. Personalmente avrei gradito una diversa numerazione dei diversi volumetti ponendo come ultimo il numero due; il terzo ed il quarto, che già sono noiosetti ed insensati a prescindere, perdono completamente senso con la collocazione che gli è stata attribuita. Così facendo, infatti, sembrano creati semplicemente per tirare a campare un altro po' e spesso l'apparenza non inganna. Altro elemento negativo va ricercato in certi personaggi secondari francamente ridicoli e per niente divertenti, anche se si sforzano di esserlo. Ma anche questi li troviamo nel terzo e nel quarto volumetto sulla cui poca brillantezza si è già detto. In definitiva non mi sembra che questo Dog and Scissors possa essere considerato come uno "scandalo" narrativo così come mi aspettavo; certo è rivolto ad un pubblico particolare ma quasi tutti i manga lo sono. Non è certamente l'opera più bella di sempre, nemmeno fra quelle non troppo lunghe; tuttavia per larghi tratti mi ha divertito per cui credo sia giusto assegnargli almeno una valutazione moderatamente positiva.
Anna dai capelli rossi
10.0/10
Rurale, gioviale, nostalgico.
Io non mi aspettavo proprio che una serie tratta da un romanzo, storicamente considerato per un pubblico femminile, facesse commuovere anche me. Mi devo preoccupare?
La serie in questione è stata realizzata negli anni '70 dal maestro Isao Takahata e segue in modo quasi maniacale il soggetto dell'omonimo libro da cui è tratta, scritto nei primi del '900 da Lucy M. Montgomery.
Ma di questo non ti importa nulla.
Ti importa che, per quanto Anna parli e parli, non riesci mai a non volerle bene; ti importa di quello che succede sotto il tetto verde, in quella splendida cornice che è l'isola del principe Edorardo. Ti importa che ad un certo punto Anna non parla più. La vedi cambiare, la vedi crescere, in modo progressivo e silenzioso, perché è cosi che si cresce, e tutto d'un tratto capisci che questa è la cosa più naturale del mondo.
Anna ama la vita, ed è grata a qualsiasi cosa le dia gioia, sia essa un fiore, un pensiero giocoso o una persona a cui voler bene. Una vita senza queste semplici cose, che senso ha altrimenti?
Anna Shirley, Anna di Marilla e Matthew e del tetto verde, Cordelia; perfino chiamata cosi Anna ti sarebbe entrata nel cuore per ricordarti sempre queste regole, fondamentali quanto impalpabili.
La protagonista assoluta è Anna, ovviamente, ma che dire di tutti gli altri personaggi? Diana, Gilbert, Ruby, Jane, tutte come se fossero amiche tue. Matthew, che ogni volta se la ride sotto i baffi quando Anna raggiunge un risultato, E quell'abbraccio tra Marilla ed Anna che in realtà comprende anche te, tu che la storia la segui da un fottutissimo schermo.
Anna dai capelli rossi è una serie che ho amato e basta. Anche io, come molti, la conoscevo già dall'infanzia, ma credo mai mi pentirò di averla ripresa in mano.
Un affresco bellissimo di una storia commovente e malinconica, piena di tutto quello spettro emotivo che concerne un racconto di formazione.
Ed ancora, Anna ed i suoi spiriti affini, le ninfee, il suo sminuire la borghesia, la bellezza dell'essere tristi, i suoi catastrofici capelli tinti, i suoi tre vestiti e quello ricevuto da Matthew con le maniche a sbuffo, la sua testardaggine, il terrore dipinto negli occhi di perdere la famiglia Cuthbert, quei fiori che diventano cosi preziosi, quelle lacrime, che non arrivano mai.
Il solo scrivere e ricordare questi episodi mi commuove ancora; come il vecchio Matthew quando incontra Anna alla stazione.
Matthew sì, che aveva capito tutto.
P.S.: Se non si era colto, consiglio, anzi, invoglio la storia a chiunque ancora non l'abbia amata.
Io non mi aspettavo proprio che una serie tratta da un romanzo, storicamente considerato per un pubblico femminile, facesse commuovere anche me. Mi devo preoccupare?
La serie in questione è stata realizzata negli anni '70 dal maestro Isao Takahata e segue in modo quasi maniacale il soggetto dell'omonimo libro da cui è tratta, scritto nei primi del '900 da Lucy M. Montgomery.
Ma di questo non ti importa nulla.
Ti importa che, per quanto Anna parli e parli, non riesci mai a non volerle bene; ti importa di quello che succede sotto il tetto verde, in quella splendida cornice che è l'isola del principe Edorardo. Ti importa che ad un certo punto Anna non parla più. La vedi cambiare, la vedi crescere, in modo progressivo e silenzioso, perché è cosi che si cresce, e tutto d'un tratto capisci che questa è la cosa più naturale del mondo.
Anna ama la vita, ed è grata a qualsiasi cosa le dia gioia, sia essa un fiore, un pensiero giocoso o una persona a cui voler bene. Una vita senza queste semplici cose, che senso ha altrimenti?
Anna Shirley, Anna di Marilla e Matthew e del tetto verde, Cordelia; perfino chiamata cosi Anna ti sarebbe entrata nel cuore per ricordarti sempre queste regole, fondamentali quanto impalpabili.
La protagonista assoluta è Anna, ovviamente, ma che dire di tutti gli altri personaggi? Diana, Gilbert, Ruby, Jane, tutte come se fossero amiche tue. Matthew, che ogni volta se la ride sotto i baffi quando Anna raggiunge un risultato, E quell'abbraccio tra Marilla ed Anna che in realtà comprende anche te, tu che la storia la segui da un fottutissimo schermo.
Anna dai capelli rossi è una serie che ho amato e basta. Anche io, come molti, la conoscevo già dall'infanzia, ma credo mai mi pentirò di averla ripresa in mano.
Un affresco bellissimo di una storia commovente e malinconica, piena di tutto quello spettro emotivo che concerne un racconto di formazione.
Ed ancora, Anna ed i suoi spiriti affini, le ninfee, il suo sminuire la borghesia, la bellezza dell'essere tristi, i suoi catastrofici capelli tinti, i suoi tre vestiti e quello ricevuto da Matthew con le maniche a sbuffo, la sua testardaggine, il terrore dipinto negli occhi di perdere la famiglia Cuthbert, quei fiori che diventano cosi preziosi, quelle lacrime, che non arrivano mai.
Il solo scrivere e ricordare questi episodi mi commuove ancora; come il vecchio Matthew quando incontra Anna alla stazione.
Matthew sì, che aveva capito tutto.
P.S.: Se non si era colto, consiglio, anzi, invoglio la storia a chiunque ancora non l'abbia amata.
L' ho trovato molto intrigante, stuzzicante ed in alcuni casi anche ironico !
Certe persone non pagherebbero un euro per guardare dei pezzi di marmo e/o un dipinto in galleria. Altro che fruibili da tutti
Lain credo sia un voto giusto, un'opera complessa e complicata e molto profonda
Anna dai capelli rossi sicuramente vidi qualche episodio da bambino ma non rientra certamente tra le opere di quel tempo che preferisco e neanche avrei piacere di rivedere contrariamente a titoli quali Pollyanna, Georgie o Candy Candy.
Non trovo invece corretto definirla un'opera per snob, solamente perché è un qualcosa non adatto a tutti. Penso che gli autori volessero semplicemente produrre una serie autoriale, che seguisse esclusivamente il loro stile narrativo e visivo, e con cui essi ritenevano di esprimere al meglio ciò che volevano mostrare al pubblico.
!?
Guarda che non e' reato mettere un 5 associato ad una recensione che porta il tuo nome...
Io invece apprezzo che sia riuscita a mettere in discussione il proprio pensiero soggettivo, cosa che ai più non riesce purtroppo...
Forse non si doveva "costringere" a darli un voto così alto nonostante abbia visto e giudico tali difetti così pesanti da inficiarne la visione.
Avrebbe dovuto farci una media e darli 6,5, dopo tutto è un suo pensiero soggettivo.
@Nyx ti consiglio di riconsiderarlo invece
Anna dai capelli rossi è quello che una volta si sarebbe definito un "classico moderno", un capolavoro di meisaku che si dovrebbe proiettare nelle scuole per il suo assoluto valore educativo oltre che poetico/artistico, a mio modesto avviso una delle migliori trasposizioni letterarie in assoluto. Totalmente d'accordo con la recensione e col voto finale!
Lain (o Alice cyberpunk) è un'opera un po' più complessa ma non meno meritevole per gli spunti che fornisce, per il "citazionismo" spinto e per la ricercatezza formale. Di certo una delle opere più interessanti degli anni '90, che ha saputo per molti versi precorrere i tempi con la sua visionarietà. Certamente da riscoprire.
Complimenti agli autori!
@micheles@cippywolf: avete ragione pure voi, la verità è che questa recensione l'ho scritta sull'onda dell'irritazione, perché ho un'allergia verso l'ermetismo spinto, ma non è che l'anime mi abbia fatto proprio schifo. Alcuni episodi mi hanno messo paura (tipo quello incentrato su quella poveraccia della sorella di Lain) e le tematiche mi interessavano tantissimo e poi comunque la fattura mi è sembrata buona, si vede che hanno pensato proprio a tutto e non hanno lasciato niente al caso. Forse avrei dovuto dare 7, sarebbe stato più onesto, o forse avrei proprio dovuto evitare di scriverla, questa recensione, ma vabbe', è andata.
@tunonsaineintejonsnow: ti assicuro che non ne capisco niente di arti visive, è la cosa più lontana da miei studi, dalla mia professione e dalle mie inclinazioni (mia nipote disegna meglio di me). Eppure, il David (come pure la Cappella Sistina) sono andata a vederlo più di una volta e ogni volta rimango incantata. Certo, è ancora più bello quando sai che le mani e la testa sono sproporzionate perché rappresentano il pensiero e l'azione, ecc. Ma anche senza sapere tutte queste cose, lo si può ammirare lo stesso. Anzi, prima lo si ammira, e poi si studia per capirlo meglio. Lain, invece devi studiare prima per poterlo ammirare e questa è una cosa che mi disturba. Parere puramente soggettivo, si intende.
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