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alis89

Episodi visti: 8/8 --- Voto 6
“Eppure… le forme dell’amore” è un drama giapponese di otto episodi, di circa mezz’ora ciascuno, disponibile su Netflix con i sottotitoli in italiano.
Trasposizioni live-action del webtoon coreano “Nevertheless”, la storia parla di due giovani che hanno problemi a relazionarsi: lui, per motivi che verranno solo accennati nel corso degli episodi, ha difficoltà a legarsi ad una persona con una relazione seria; lei ha appena rotto un legame con un uomo che la trattava con sufficienza.
Il loro incontro darà vita a una storia non semplice da gestire, da parte di entrambi.

La serie giapponese risulta avere, fin da subito, qualche problema e per capire dove si trova l’intoppo, ho recuperato la trasposizione live-action coreana del 2021 intitolata, come il manhwa, “Nevertheless” e, notando da subito varie differenze tra le due serie, ho deciso di sfogliare alcune tavole del webtoon.
Premesso che la serie coreana risulta, almeno rispetto ai primi capitoli, molto fedele all’opera originale, oltre che molto bella e scorrevole, in “Eppure… le forme dell’amore” si evincono tre problemi principali.

Il primo sta nel fatto che hanno edulcorato molti aspetti e temi, sostituendo o tagliando di netto alcune scene che forse potevano risultare troppo forti per un pubblico giapponese.
Un esempio, senza andare molto oltre rischiando di svelare qualcosa di troppo, lo possiamo notare fin dai primi minuti: la statua che è stata realizzata da quello che poi diventerà l’ex-fidanzato della protagonista non è come quella del webtoon (e del drama coreano) che, invece, è molto più cattiva e d’impatto psicologico, tanto da scioccarla.

Paradossalmente, al contrario di alcuni argomenti che sono stati appiattiti, sono stati portati agli estremi i caratteri dei due protagonisti.
Lui, nella trasposizione coreana, si presenta come un ragazzo che ha paura di innamorarsi e per questo mette un muro fra sé e qualsiasi ragazza, preferendo quasi sedurre che cascare nella trappola dell’amore.
Nella trasposizione giapponese non notiamo che dietro a questa corazza c’è un uomo che in passato è stato ferito, ma semplicemente si presenta come una red flag da cui stare lontano. Certo, il fatto che sia interpretato da un magnifico Ryusei Yokohama lo rende una bellissima e seducente red flag ed è forse l’unico motivo per cui lo spettatore continua la visione, ma pur sempre una red flag rimane.
Lei, in questa trasposizione, è descritta senza amor proprio diventando un vero e proprio zerbino, aspetto non presente nella versione coreana dove la protagonista ha un orgoglio che le permette più volte di rispondere di no al partner e di mettere dei paletti nel loro rapporto.
In questa versione non sembra presente neanche una crescita caratteriale dei personaggi e tutto ciò può essere legato all’ultimo problema di questo drama: la ridotta durata.

Se il drama coreano ha il tempo per descrivere l’evoluzione di ogni personaggio, contando ben dieci episodi da un’ora ciascuno, nel drama giapponese, con meno della metà del minutaggio, non risulta possibile. Non c’è proprio il tempo materiale per approfondire e curare quest’aspetto, anche perché sono state mantenute due delle tre coppie secondarie: tagliarle, del resto, sarebbe stato uno spreco poiché portano sullo schermo storie davvero interessanti, realistiche e molto attuali.
Non ha spazio neanche il second-lead, ridotto quasi ad una semplice comparsa: un grandissimo peccato pensando a quanto mi è piaciuto il suo personaggio nella versione coreana.

La storia di per sé, quindi, non è il problema, ma lo è come è stata gestita.
Malgrado ciò, non è tutto da buttare: gli episodi si fanno guardare (anche se si capisce fin da subito che non tutto è spiegato come dovrebbe).
Sorge, però, un dubbio: se rimarranno impressi nella memoria dello spettatore dopo la visione, nel corso del tempo.
La cura della fotografia, dei colori e delle luci in “Eppure… le forme dell’amore” è davvero meravigliosa, ma del resto lo era anche in “Nevertheless”. In quest'ultimo, per di più, sono presenti opere d'arte magnifiche; non possiamo dire lo stesso per il drama giapponese.
Non bastano, in conclusione, questi pochi elementi positivi a salvarlo, preferendogli in tutto e per tutto la versione coreana.