Attraverso i propri canali social, Dokusho Edizioni ha annunciato di aver reso disponibile online sul proprio sito in anteprima i primi capitoli in italiano di Bakemonogatari, famosa serie di light novel scritta da NisiOisiN e illustrata da VOfan.
Ricordiamo che in base al calendario delle uscite presentato dall'editore il primo volume uscirà il 14 marzo.
Non è la prima volta che Dokusho Edizioni mette a disposizione online i primi capitoli delle sue uscite: nei mesi precedenti sono state caricate sul sito, e tutt'ora disponibili, le anteprime di Gli agenti delle quattro stagioni, La promessa sposa della famiglia Minazuki e Mahou no Pouchi.
Fonte consultata:
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Ricordiamo che in base al calendario delle uscite presentato dall'editore il primo volume uscirà il 14 marzo.
Koyomi Araragi è uno studente liceale del terzo anno che è quasi ritornato completamente umano dopo essere diventato per breve tempo un vampiro. Un giorno, la sua compagna di classe Hitagi Senjōgahara, nota per non parlare mai con nessuno, cade dalle scale finendo tra le braccia di Koyomi. Lui scopre così che il peso della compagna è quasi nullo, sfidando le leggi della fisica. Dopo essere stato minacciato da lei, che non voleva che il suo segreto venisse scoperto, Koyomi le offre il suo aiuto, e la presenta a Meme Oshino, un uomo di mezza età che vive in una vecchia scuola abbandonata e che aveva aiutato in precedenza Koyomi a ritornare umano. Koyomi si ritrova poi coinvolto in una serie di "apparizioni" che lo portano ad interessarsi ai casi di Mayoi Hachikuji, una bambina che ha perso la strada di casa; Suruga Kanbaru, una compagna di scuola più piccola, amica tra l'altro di Hitagi; Nadeko Sengoku, un'amica coetanea delle sue sorelle; e Tsubasa Hanekawa, una sua compagna di classe.
Non è la prima volta che Dokusho Edizioni mette a disposizione online i primi capitoli delle sue uscite: nei mesi precedenti sono state caricate sul sito, e tutt'ora disponibili, le anteprime di Gli agenti delle quattro stagioni, La promessa sposa della famiglia Minazuki e Mahou no Pouchi.
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Però ad alcuni sicuramente farà piacere capire meglio cosa aspettarsi.
Sono d'accordo, anch'io sono abbastanza dubbioso di questa edizione.
A parte la costruzione legnosa e innaturale delle frasi, perché già nella prima pagina devo leggere "E' molto intelligente, UNO dei migliori studenti dell'anno" riferito a Senjougahara?
Devo aspettarmi qualche altra incongruenza sull'accordo dei generi?
Questa era una cosa che non avevo notato durante la lettura della preview... Spero fosse un caso isolato, altrimenti potrebbe essere un problema...
Comunque sono d'accordo, la traduzione sembra parecchio legnosa... Avevano detto che sarebbe stata particolare, ma così mi sembra un po' troppo 😅
È un peccato, perché le altre loro traduzioni sono abbastanza buone a parte qualche refuso (sto leggendo COTE, La Speziale, 86 e Le Quattro Stagioni e ho letto Kamiyama-san e non mi è parso di vedere particolari strafalcioni fin'ora).
Non sempre... ad esempio molto meglio la carta igienica digitale.
Non ho letto il resto, ma questa frase é in italiano corretto e non ne capisco le critiche
Se ci si sta riferendo ad una massa di persone in italiano utilizziamo il maschile, non importa che hitagi sia donna, in questo caso é uno DEGLI STUDENTI
Hai ragione, scusami. Ho fatto una ricerca ed effettivamente non è sbagliato, mi suonava solo un po' strano.
Non per fare l'avvocato del diavolo, ma non è sbagliato; nella moltitudine il termine "studenti" ottiene il senso neutrale.
Se aggiungi il genere femminile sottintendi che sia la miglior studentessa, quindi solo tra le femmine, mentre di norma il maschile diventa neutro in certi contesti e indica il primato indipendentemente dal genere.
Ci sono diverse parole in cui il maschile è neutro e serve proprio a quello scopo.
Forse sarebbe meglio, bastano due pagine:
Quella frase è sbagliata.
"Una lettrice onnivora, dunque. Forse basta ci siano stampati dei caratteri, o forse nasconde un criterio ben preciso.
È molto intelligente, uno dei migliori studenti dell'anno."
Là ci va un una
pagina 2, rigo 12—Come se fosse normale non sia qui—penso che si intenda essere qui.
Ho letto fino a pagina 17 e mi sembra tutto corretto.
C'è a esempio "studentessa" che per me è sbagliato, una studente è corretto; ma lì andiamo a fare la punta al cazzo.
"Vorrei preparare, come si dice, "'un infuso del suo sudiciume" per farlo bere a Hanekawa, sta lavorando dal lato opposto della parete cosicché possa apprenderla pure lei."
Perché:
"Vorrei proprio che Hanekawa, che intanto sta lavorando dal opposto della parete, prendesse esempio da lei." era evidentemente un adattamento che andava a snaturare troppo l'originale.
Meglio tenere modi di dire inesistenti in italiano, sfociando nel nonsense.
"Fino a quale punto è arrivata la violenza del tempo?"
Ah, quindi il tempo l'ha bastonata e presa a cazzotti? O forse voleva dire:
"Quanto sarà stato spietato il tempo con lei?"
Se proprio vuoi tenerti letterale, altrimenti puoi benissimo adattare più di così, che sarebbe anche più giusto.
"Voglio solo il silenzio e l'`indifferenza. Se tu li avessi, potresti darmeli per cortesia? Non vorresti prenderti cura della tua bella guancia senza brufoli?"
"Non ci tieni nemmeno un po' alla tua bella guancia senza brufoli?"
Evito di commentare quanto sia legnosa questa frase, ma almeno dai un minimo di personalità al dialogo.
"Se vado alla ricerca di un significato nascosto, ci sta avvisando con le sue letture, "Dunque, non parlatemi", innalza un muro."
Ma per favore, va'.
"Se proprio dovessi cercare un significato nascosto, direi che lo starsene lì, immersa in qualunque cosa stia leggendo in quel momento, sia un avvertimento nei nostri confronti. Un suo modo per dire "Non azzardatevi a parlarmi". Un suo modo per innalzare un muro fra di noi."
Adattamento questo sconosciuto.
Mi fermo qui, non serve andare oltre, anche se potrei farlo vista l'abbondonanza di scimmiottature al giapponese di questa traduzione.
Questa non è fedeltà e non fa altro che rovinare la lettura a un italiano.
Questa traduzione andrebbe completamente rivista, preferibilmente da qualcuno che non associa adattamento a mancanza di fedeltà, specie quasi estinta oggigiorno.
Sicuramente la preview serve anche a capire come il pubblico reagisce al testo.
Io resto ottimista e preordino il primo volume.
…personalmente così mi suona un po’ come una supercazzola ma mi fido di Dokusho, aspetto che esca il volume prima di dare un effettivo giudizio.
Sono un traduttore freelancer, così come lo è il traduttore italiano di Monogatari, quindi capisco anch'io due cosette di traduzione e adattamento, e posso dire che quanto hanno detto non corrisponde al vero.
È lo stesso identico errore che fanno i traduttori alle prime armi o quelli convinti che adattare sia un male e non ci sia modo di rendere l'originale se non scimmiottandolo il più possibile.
A prescindere dai gusti di adattamento, se una traduzione crea estraneazione nel lettore, ha già fallito nel suo intento, e non ci sono scuse che tengano a tal riguardo.
Una traduzione deve per prima cosa non farsi sentire e rendere l'originale con estrema naturalezza, come se fosse italiano già in principio.
Questa traduzione non va bene perché non solo distrugge immediatamente la sospensione dell'incredulità del lettore, ma sacrifica una resa anche solo decente in italiano, in favore di una maggiore fedeltà solo teorica, e che sarebbe perfettamente raggiungibile a prescindere con un testo adattato in maniera fluida nella lingua di destinazione.
Ho già fatto degli esempi in proposito nel mio precedente messaggio e potrei andare avanti, per dimostrare che questo modo di tradurre non è realmente più fedele, anzi.
Non posso rispondere direttamente a Dokusho non avendo Facebook. Non ho nulla contro di loro, mi piace il progetto che portano avanti.
Però non va bene tradurre in questo modo, perché alla fine è solo il lettore che ne pagherà le conseguenze e sarebbe meglio che rivalutassero subito la cosa adesso prima che sia tardi.
Spero allora che valutino l'idea di rivedere la traduzione, anche solo in futuro magari (anche se sarebbe meglio per loro correre ai ripari subito), perché per come stanno reagendo i lettori della preview (tra i quali mi ci metto anch'io, pur rimanendo fiduciosa) rischiano di rovinarsi la reputazione 😅
Detto questo anch'io resto ottimista e spero che chi abbia deciso di preordinarlo o comunque di prenderlo non debba pentirsene.
A malincuore mi trovo costretta a quotare, sebbene comunque speranzosa che decidano davvero di tornare sui loro passi... Sarebbe un peccato dopo le buone traduzioni che hanno fatto fin'ora averne una così (anche Minazuki, altro titolo in uscita, ha una traduzione normale, solo Monogatari sembra avere questa "non-traduzione") 😅
Cannarsi sei tu? xD
Che frasi assolutamente legnose
Comunque ho provato a leggere anche Mushoku Tensei, mi è sembrato legnoso e poco scorrevole anche quello (non a questi livelli ovviamente).
Mi spiace ma non mi hanno fatto una buona impressione per ora le loro traduzioni. Stima per voler entrare nel mondo delle light novel e portarle in Italia, ma il risultato per me lascia ancora a desiderare.
Tradurre e adattare sono due cose completamente diverse. Chi è capace al contempo di tradurre e adattare un testo merita solo applausi ma non è facile come si crede.
Tradurre e adattare Nisioisin in italiano in particolare penso sia un lavoro veramente ingrato. Trovo giusto ogni suggerimento, nessuno è perfetto, chiunque può migliorare. All'avanzare delle critiche il primo comportamento, quasi automatico, è quello di cercare giustificazioni, perché a prescindere non è stato un lavoro facile, e non si vuole avere l'idea di aver lavorato inutilmente. No, nessun lavoro è inutile e noi chiediamo soltanto di fare ancora meglio per il futuro. Cerchiamo di collaborare con loro per un qualcosa di piacevole per tutti.
Per quanto riguarda gli esempi citati, sul caso degli studenti bastava magari scrivere "tra gli studenti" (più scorrevole in ogni caso) e per l'altro esempio, una forma più scorrevole sarebbe stata:
"Hanekawa in questo momento sta lavorando nell'altra stanza, se soltanto prendesse esempio da lei."
(Si, gli esempi postati in realtà sono diversi, ma questo lo consideravo il meno scorrevole.)
Lavorare su un testo già tradotto per renderlo più scorrevole è veramente facile, lavorare sul giapponese originale è una cosa completamente diversa.
PS. spesso non vi rendete conto ma l'utilizzo eccessivo di "che" rende meno scorrevole qualunque testo, per quanto il suo utilizzo non sia un errore.
Il traduttore è giapponese
Purissima curiosità: e quindi?
Così come lo è il trend moderno di tradurre il meno possibile, vantandosi pure di aver fatto un buon lavoro, quando in realtà hai semplicemente lavorato di meno, evitando di adattare e giustificando ogni problema della tua traduzione con un "Se non faccio così non è fedele", cosa che ovviamente la persona comune non potrà confutare non sapendo niente di traduzione e adattamento.
Ho già detto che non ho nulla contro Dokusho e se la gente non si farà problemi e comprerà comunque la serie, sono contento per entrambe le parti, ma visto che anch'io traduco e ho spiegato cosa c'è che non va, e potrei anche scendere di più nel dettaglio, vi dico che non è un buon lavoro e dovreste pretendere di più per qualcosa che pagate.
Ho semplicemente puntualizzato che il traduttore scelto da Dokusho è giapponese e non italiano, come scritto nel commento
Nulla di così complicato da capire
Hai frainteso quello che ho scritto.
Intendevo il traduttore italiano della serie, non che fosse di nazionalità italiana.
Non so a cosa si riferiscono, è vero, ma di qualunque cosa si tratti, ti assicuro che non ha comunque senso tradurre in questo modo e non serve aspettare di vedere altro per rendersene conto.
Se sono citazioni o giochi di parole, puoi benissimo mantenerli anche adattando decentemente, al massimo cambi la battuta preservandone l'intenzione, e lo stesso vale in generale per qualunque elemento di un libro.
I personaggi di Monogatari si esprimono in maniera eccentrica? Va bene, ma devono risultare credibili per un orecchio italiano, non giapponesi che fanno finta di parlare italiano.
Anche andando a credere che quello che stanno facendo abbia un senso, malgrado trovi insensato definirlo necessario visto che le lingue sono sempre malleabili, ti basta banalmente chiederti se valga veramente la pena proporre un testo del genere, inficiando una lettura piacevole, allo scopo di preservare qualche battuta futura, cosa che puoi comunque fare anche quando ci sono forti differenze culturali.
Stanno veramente facendo la cosa giusta per il lettore? E per il libro? L'autore originale avrebbe veramente voluto la sua opera scritta in un modo simile se avesse saputo perfettamente l'italiano?
Oppure fingi per un attimo che Nisio sia proprio un autore italiano e non giapponese, e chiediti se non l'avresti considerato uno scrittore orribile e incompetente (non ostico o bizzarro, che è diverso) trovando un suo libro scritto così in libreria.
L'avresti comprato? L'avresti considerato bravo? Sarebbe stata una lettura gradevole?
Se la risposta è no, vuol dire che non hanno fatto un bel lavoro, perché così Nisio non sembra eccentrico, sembra un cretino che non sa scrivere nella sua stessa lingua, a prescindere da qualunque motivazione possano addurre.
Mi dispiace per la serie e so che in tanti aspettavano arrivasse qui, ma il massimo che potete sperare è che tornino sui loro passi, perché dubito che anche leggendolo tutto penserai che ne è valsa la pena.
E anche fosse, potevi avere di meglio.
Dove l'hanno annunciato?
Su Instagram e Facebook tramite storie... Dicono ritardi per via di rallentamenti nel reperimento delle materie prime (cosa comunque veritiera, anche perché non sarebbe la prima volta che succede, è capitato anche in campo manga), ma visto l'andazzo non escluderei a priori che la "vera" motivazione sia una possibile revisione della traduzione a questo punto... Vedremo 🤔
Chissà. Se il motivo vero e proprio è quello di rivedere la traduzione, avrebbero fatto meglio a dirlo, visto che così suscitano il dubbio che non cambierà nulla e siano solo problemi di fornitura carta.
O c'è poca propensione ad ammettere di aver sbagliato, o non cambierà effettivamente nulla.
Vedremo.
Non penso: lo slittamento indica che ad oggi non hanno il materiale in casa, ergo arriverà al loro magazzino nelle prossime settimane e poi verrà preso in carico dai corrieri.
Premetto quindi che si ringrazio a prescindere ed enormememente per aver anche solo preso in considerazione l'idea di imbarcarsi nell'impresa
Detto ciò, non vedo problemi ad usare espressioni tipicamente giapponesi: noi lettori di oggi siamo giustamente esigenti, vogliam conoscere quanto più possibile della lingua originale e personalmente trovo che spesso l'adattare troppo rovini un prodotto.
Più adatti verso la lingua di destinazione più perdi dell'originale: é matematico
(pss pss ... le note a margine sono una cosa stupenda per preservare l'originale inserendo spiegazioni ... usatele ove opportuno)
Non sapevo avessero preso un giapponese per tradurre....fosse vero, avrebbe senso come cosa...ma si spiegherebbe forse anche lo strano uso dei tempi verbali (non sempre, solo in qualche piccolo passaggio)
Quello che infatti mi risulta assai forzato a prima vista é l'uso dei tempi verbali che, in giapponese son versatili a seconda del contesto, ma in italiano andrebbero adattati 😅
Quello che dici, tra frasi letterali e note superflue, è sbagliato e contrario a ciò che dovrebbe fare una traduzione, cioè dare l'illusione che non esista.
Così come lo è il tuo credere che l'adattamento rovini un'opera, quando è il rifiutarsi di adattare che crea una falsa illusione di fedeltà e alla fine la rovina.
Ma vabbuo, i soldi son tuoi e pare che Dokusho ti accontenterà.
Però con una soluzione simile sarebbe stato ancor più apprezzato a mio avviso tradurre ed adattare come si conviene, così avremmo avuto di base un bel testo scorrevole con anche a parte il materiale originale spiegato diciamo...
Se hai ragione a questo punto non credo cambieranno idea e non ha senso sprecare tempo a convincerli.
Continueranno a ripetere le solite quattro cazzate sulla fedeltà per prendere in giro la gente che si fida di loro, giustificando prose da analfabeti e personaggi che parlano come rimbabiti, e non mi va di vedere queste scenette patetiche quando bastava che facessero decentemente il loro lavoro.
Non buttate soldi su questa robaccia. Questa traduzione non la leggerei gratis, se non per farmi qualche risata.
In ogni caso ognuno faccia come crede, ma almeno non dubitate che vi prendono per il cul* quando giustificano quella roba.
Ora però mi sorge spontanea una domanda... Hai letto anche le altre loro traduzioni? Perché a me non sembra siano così male le altre... Non chiedo per polemica, voglio davvero solo capire.
Ci tengo a precisare che sono comunque d'accordo sul fatto che a sto giro potevano fare molto di meglio, soprattutto dal momento che si tratta di un'opera così famosa.
Detto questo ne approfitto per dire un attimo la mia (da profana) su traduzione e adattamento in generale, in maniera totalmente chill e senza flame: penso che una traduzione debba essere un 50/50... Una traduzione troppo letterale (come sembrerebbe questa) rischia di perdere di senso un molti punti, rendendola di fatto molto poco scorrevole, mentre un adattamento eccessivo potrebbe effettivamente snaturare l'opera rischiando di togliere riferimenti alla cultura del paese di provenienza di quest'ultima.
Con quel commento mi riferivo solo a Monogatari, non a tutte le altre traduzioni che hanno fatto.
Ne ho lette alcune e mi sono sembrate decenti, sicuramente molto meglio di questa, anche se un po' rigide a tratti.
Per quello che dici sull'adattamento, è una preoccupazione comprensibile, ma il fatto è che ci sono diversi modi di concepirlo.
Per farti un esempio estremo, che cosa penseresti se traducessi io Monogatari e adattassi per dire, le sequenze in cui si perdono in giochi di parole sugli ideogrammi o quant'altro con una variante con parole italiane, o addirittura in altre lingue più vicine a un occidentale del giapponese?
E se adattassi anche i riferimenti culturali, rispettandone l'intenzione, ma con cose che un italiano può comprendere subito?
O se adattassi anche altri aspetti del libro ogni tanto, per darti l'illusione che un personaggio si rapporti al suo mondo come farebbe un italiano?
Magari penseresti che sto esagerando, che sto "mancando di rispetto" all'opera, ma a conti fatti ti starei dando esattamente la stessa esperienza che ha un giapponese.
Un giapponese non legge note chilometriche a piè di pagina di Nisio, non deve fare finta di capire aspetti culturali che non può conoscere, non deve ricordarsi ogni due minuti che sta leggendo una traduzione perché queste cose non fanno parte della sua cultura.
Un giapponese legge quello che scrive l'autore, ha familiarità con tutto e non deve preoccuparsi di altro.
In altre parole, può davvero immedesimarsi nella storia.
Ti potrei sembrare infedele con questo stile di traduzione, ma in realtà sarebbe un'esperienza effettivamente fedelissima, davvero però, non sulla carta perché vedi onorifici, i dialoghi sono 1/1 senza mezzo adattamento e ti hanno detto "Fidati fidati, vedi quant'è fedele?"
In altre parole avrei adattato così tanto che ormai l'autore ti sembra italiano e la storia ti sembra italiana, in pratica avrei fatto il massimo che una traduzione può fare.
Magari a te non piacerebbe questo stile, vorresti una via di mezzo per tuo gusto personale, e lo accetto, ma ti assicuro che se il traduttore è in gamba e sa quello che fa non andrebbe a rovinare nulla, anzi, e non c'è bisogno di temere che il suo adattamento snaturi l'opera.
Questo ipotetico traduttore si farebbe il mazzo molto di più di chi traduce alla lettera e non ti ingannarebbe con finta fedeltà teorica, perché poi all'atto pratico quella traduzione "fedele" non è davvero l'equivalente emotivo e informativo dell'originale, così come l'assimilerebbe un lettore giapponese.
Se un personaggio menziona di star mangiando un onigiri, perché lo fa?
Non perché quell'onigiri abbia un significato particolare o chissà cos'altro, ma perché l'autore vuole dare l'illusione al lettore che quel personaggio sia reale. Che viva la sua stessa quotidianità.
E se un traduttore adatta quel concetto con qualcosa di vicino a un italiano, che cosa sta facendo?
Sta creando la stessa illusione di quotidianità per un italiano, che invece non può crearsi se me lo lasci tale e quale.
Preservi la parola, ma non il fine. Ti sembra fedele, ma lo è solo nella forma.
Con questo non voglio dire che vada fatto sempre, dipende dai casi e da quanto un'opera è radicata nel Giappone. Dipende da quanto in là vuoi spingere la tua traduzione.
Ma non è veramente sbagliato, e se capisci che il traduttore non vuole rovinare l'opera né semplificarla, ti rendi che non sta facendo nessun sacrilegio e vuole solo darti le stesse condizioni del lettore giapponese tipo.
Insomma, se tu preferisci un 50/50 va benissimo, in fondo è quello che trovi al 90% oggigiorno (anche se ormai tendiamo molto più a un 70/30 in favore dell'originale secondo me), ma adattare, anche in maniera estrema, non è il male. Se lo fai con cognizione di causa non semplifichi e non perdi nulla, perché troverai un equivalente italiano, e alla fine stai solo dando un'alternativa a quella che era l'idea originale.
Ne giova l'opera, che abbatte ogni barriera linguistica e ne giova il lettore, che se la godrà veramente e non dovrà convincersi che "Sì dai... 'sta cosa non l'ho capita. Ah, che curiosità questa nota stile Wikipedia... ma non stavo leggendo un libro? Vabbeh, almeno sto leggendo una cosa fedele... no?"
Scusa il muro di testo, ma piace parlare di queste cose, e così poca gente è disposta a dare una chance a traduzioni più liberali che mi piace spezzare una lancia in loro favore, al posto di questi calchi dal giapponese stile prima bozza di traduzione.
Se vuoi sapere come la penso, forse molta gente oggigiorno ha un po' paura dell'adattamento perché pensa a ciò che faceva la Mediaset al tempo o casi simili.
Il loro approccio di per sé non era così sbagliato, semplicemente censuravano ed erano tremendamente superficiali, ecco perché producevano lavori scadenti.
Anche quanto ai giochi di parole e altre cose intraducibili, a parer mio, parlando di media audiovisivi la questione adattamento è già più perdonabile ma quanto a opere su carta non c’è nessuna scusa per non prendere o la strada del non tradurre e spiegare con una nota a pié di pagina (se vuoi prendere la strada della fedeltà) o al massimo cambiarlo in un equivalente italiano e spiegare l’originale a fine capitolo (se hai più a cuore che sia scorrevole).
Capisco il voler trasmettere la stessa sensazione, ma a quel punto mi compro direttamente un libro ambientato in Italia, scritto da un italiano. Molta gente legge libri stranieri anche per immergersi in un’altra cultura, e per forza di cose l’idea di quotidianità di un italiano sarà molto diversa da quella di un giapponese.
Ti assicuro che non c'è orgoglio nazionale in me, come non c'è in un giapponese che cita una pietanza qualsiasi in un dialogo a caso, né volontà di impoverire l'originale.
Anche non adattare o autolimitarsi nel farlo, come preferisci tu, è una forma di impoverimento culturale, perché neghi la possibilità di adattamento che una traduzione italiana può offrire, e ti limiti a prendere in prestito parole e concetti da culture esterne.
In sostanza dai preferenza all'originale, mettendo in secondo piano il valore che ha un italiano puro, privo di mezze misure, e tratti un libro come una raccolta di curiosità enciclopediche che vanno sempre mantenute.
I libri di narrativa, tranne in casi specifici, non hanno fini didattici per culture esterne, a prescindere dalle informazioni che contengono.
Un giapponese non scrive della sua cultura per fare da insegnante ai lettori esteri.
Un giapponese non sa neanche se la sua opera verrà mai tradotta.
Scrive per narrare una storia, che può essere immediatamente compresa in tutte le sue parti, dal cibo, alla cultura, alla scrittura, da un lettore nativo.
Rifiutandoti di adattare tutti o alcuni di questi elementi, rifiutandoti di dare la stessa possibilità a un lettore italiano, come se per assurdo fosse lui a dover "adattare" se stesso e non l'opera a dover essere adattata dal traduttore, per quanto sia una tua scelta condivisibile o meno a certi livelli di autogestione (leggasi, non quello che sta facendo Dokusho), stai negando a priori questa possibilità a un lettore italiano, credendo aprioristicamente che farai del male al libro, cosa insensata e non vera, perché è un libro di narrativa, non di scienza.
Potremmo stare a dibattere tutto il giorno perché so già che al giorno d'oggi l'adattamento liberale non è ben visto, per tutta una serie di ragioni non imputabili ai suoi difetti intrinseci quanto più a chi se n'è occupato e a luoghi comuni vari.
Quindi concludo dicendo che rispetto il tuo modo di vedere le cose, entro certi limiti non valicabili, ma lo trovo inutilmente limitante, manchevole di esperienza pratica personale con cui potresti formare maggiore consapevolezza dei suoi pro e contro, e basato in buona parte su timori infondati e prettamente teorici, al posto di quelli molto più reali ed evidenti che si manifestano con traduzioni molto "fedeli", tra cui l'alienazione del lettore, cosa che l'autore originale non avrebbe mai voluto.
A parte l'ultima frase (un giapponese può benissimo scriver qualcosa comprensibile solo ai giapponesi), é tutto é vero.
Però é anche vero che la cultura é una bella cosa, e tutto ciò non vuol dire che dall'altra pare, un lettore estero non possa utilizzare il testo per apprendere
Anni fa gli anime ci venivan portati dai santissimi fansub, che utilizzavano una tecnica che ho sempre apprezzato tantissimo, ovvero quella di infarcire gli episodi di note a schermo sulla cultura nipponica (nella parte alta).
Probabilmente tanti abbiamo iniziato da li ad imparare le usanze del sol levante
Finché c'era mediaset, e gli onigiri diventavano panini, c'era ignoranza pura a tal proposito
Vero, hai ragione. Riflettendoci meglio, se si inseriscono gli asterischi di rimando alla versione originale, allora in tal caso la scelta migliore é adattare (fino ad un certo punto, s'intende); in tal modo si accontenta sia il semplice lettore, sia chi vuole approfondire
Anche perché ogni lingua e cultura ha un’infinità di sottigliezze che sono impossibili da trasporre in modo efficace per dare la stessa esperienza con adattamenti liberali (tuttora dopo decenni la gente si scanna sugli onorifici, tra chi li mantiene e deve fare tutta la mini-guida per spiegarli, chi li toglie e snatura completamente i dialoghi che li menzionano direttamente, chi prova a tradurli con risultati osceni come Cannarsi che fa chiamare bambini delle elementari “signor” tra di loro…)
E personalmente non credo nemmeno che sia sempre una questione della “brutta fama” che si sono fatti per colpa della mediaset, ad esempio un’altra cosa molto importante nell’era dell’internet che si perde obbligatoriamente con gli adattamenti liberali è l’esperienza condivisa del fandom. Prendo ad esempio quello che è a parer mio uno degli adattamenti liberali meglio riusciti: i giochi di Pokémon. Quasi tutti i personaggi umani hanno i nomi adattati in ogni lingua per mantenere il significato dell’originale giapponese, e quasi tutti i nomi dei Pokémon sono stati cambiati almeno dal giapponese all’inglese per lo stesso scopo. Risultato? Le community internazionali online sono un disastro perché tutti devono ricordarsi che personaggio si chiama in che modo nella loro lingua, in inglese e a volte anche in giapponese perché altrimenti non si riesce a fare un discorso, questione ancora più esasperata col manga dove due personaggi hanno i nomi scambiati dall’edizione giapponese a quella estera e la cosa confonde inutilmente tutte le discussioni.
Nonostante questo sia a parer mio uno dei migliori adattamenti di quel genere, e abbia traduzioni più coerenti possibili vista l’approvazione dei giapponesi, causa comunque qualche problema nel fandom. Io personalmente non me la sento di lasciare questa responsabilità a ogni singolo traduttore, soprattutto con serie in corso dove il significato di un nome, di una frase o di un oggetto potrebbe essere spiegato svariati volumi più in là. Sempre meglio lasciare in originale e fare uno sforzo in più per “educare” il lettore, così anche le opere future che leggerà gli risulteranno più scorrevoli.
(Ovviamente sempre restando su carta, quando si tratta di opere su schermo le note snaturano l’esperienza molto di più e, anche se personalmente le apprezzo, posso accettare con molta più leggerezza un adattamento che ha la necessità di non forzare lo spettatore a mettere in pausa per leggere qualcosa che non ci dovrebbe essere. Però per opere cartacee dove l’intera esperienza consiste nel leggere e non ci sono “ritmi” da rispettare, non ci sono scusanti a parer mio.)
Neanche a farlo apposta avevo pensato anch'io a Pokémon come esempio pratico.
È vero, è scomodo ricordare tutti gli adattamenti e farsi capire all'estero, ma a conti fatti non è chissà che danno. Hai un livello di immedesimazione ottimo e vivi l'esperienza come la vive un giapponese, con i nomi e altre aspetti del gioco adatti alla tua cultura, che è quello che conta.
Non deve per forza piacerti, ognuno ha i suoi gusti e c'è chi preferisce una via di mezzo, ma fidati che se Monogatari fosse stato tradotto come ho descritto, e fatto bene soprattutto, il massimo che avresti potuto dire è che preferivi alcune cose in originale, perché te la saresti goduta eccome come traduzione e non staremmo parlando di niente.
Anche perché mica dico che andava cambiato tutto, quello è un esempio estremo se vuoi davvero adattare al massimo, bastava quel giusto per non alienare il lettore e per non lasciarlo in balia di cose che non può capire. Un adattamento che mette al primo posto il lettore e si chiede se capirà o meno una cosa. Non trovo che avresti perso nulla come sfumature.
Sicuramente meglio di 'sta roba, a prescindere dai gusti.
Per le note, per quanto mi riguarda, non le concepisco in nessun caso.
Anime, cartone, film, libro, sono comunque la cosa meno fedele che ci sia perché sono un'ammissione di fallimento del traduttore. Non ha saputo adattare o peggio, non ha voluto farlo, così ti becchi una didascalia che ti spezza la lettura e che in originale non esisteva, perché era scontato che tu lo sapessi.
Non è più fedele. Non è necessario. Non stai leggendo Wikipedia. Crea solo finta impressione di fedeltà e ti trasforma qualunque cosa tu stia guardando o leggendo in una lista di curiosità.
Se io scrivo un libro in italiano e dico "signor", tu giapponese che lo traduci me lo adatti con "san" o lo rimuovi e basta, non mi metti una nota che dice che "signor" vuol dire cazzi e mazzi.
Se metto tagliatelle con ragù me lo cambi, me lo adatti con pasta con macinato o me lo lasci tale o quale, consapevole però che se il lettore non capirà è colpa tua che ti rifiuti di adattare e se lo dovrà andare a cercare, non mi fai una nota che spiega le tagliatelle al ragù neanche stessi parlando di astrofisica.
E ti ho fatto esempi stupidi, perché se le note iniziano a spiegare battute, giochi linguistici o concetti più complessi, allora sei proprio stronz* a non averci neanche provato ad adattare.
Bah, è proprio stupido ed è una di quelle cose su cui, personalmente, non transigo.
Non sembra che le cose cambieranno, ma almeno toglierebbero il dubbio a chi è indeciso.
So che il traduttore di Monogatari bazzica su questo sito, o almeno ho visto un suo commento una volta, quindi lascio altri due errori che avevo notato, non si sa mai li correggano.
Pagina 14:
I rumors sono rumors.
cambiatelo in
I rumor sono rumor.
Quando lo si introduce nella lingua italiana, l'inglese non va mai declinato al plurale. Anche quando si tratta di una traduzione, vale comunque la stessa regola, l'inglese resta sempre e solo al singolare.
Non siamo mica nei doppiaggi italiani anni '80.
Pagina 21:
Cosa dovrei fare per te? Per chiederti di giurare che non ne parlerai mai, come si dice, "anche se ti strappassero la lingua"...
cambiatelo in
Cosa dovrei fare per te? Cosa dovrei fare per me? Per chiederti di giurare che non ne parlerai mai, anche sotto tortura...
Non vedo il motivo di cercare di forzare espressioni che non esistono da noi. Non aggiunge niente e fa ridere leggere costantemente "come si dice..." quando non c'è corrispondenza coi nostri proverbi o con le nostre frasi idiomatiche.
Se non vi piace sotto tortura fate voi, ma usiamo l'italiano, per cortesia, che non è banale come lingua.
"Cosa dovrei fare per me?" ve lo siete dimenticati, è una parte del suo discorso che non avete tradotto.
Comunque, ribadisco, sono pezze che non tappano il buco. Questa traduzione è fondamentalmente sbagliata, ha più problemi di quelli che ho notato al volo leggendola alla svelta, e dovreste rivederla da capo con tutta un'altra mentalità.
In fondo, non ci ho perso tante energie e almeno questi esempi serviranno a chi legge a capire cosa che c'è che non va e perché non va bene accettare questa traduzione.
Non credo di dovervelo dire io, ma non c'è niente di male nell'accettare le critiche quando sono motivate e ascoltare i vostri clienti.
Non è questione di orgoglio, se la gente si lamenta, e anche chi è abituato a tradurre si lamenta, è giusto capire perché lo fanno, e non fossilizzarvi sulla vostra idea che state facendo la cosa giusta.
Pagina 7:
Si addice alla sua aura, sì, lo penso.
in
Ed effettivamente è propria questa l'impressione che trasmette. Per come la vedo io, almeno.
Non serve realmente tenere il termine aura. Anche se non è sbagliato, si usa semplicemente per indicare la sensazione che qualcuno ti trasmette e può essere omesso se risulta poco naturale, perché in italiano è molto più rara come espressione. In ogni caso, "lo penso" è assolutamente da evitare a fine frase, specialmente se usato in questa maniera.
ora un fumetto che, a giudicare dalla copertina, potrebbe ridurre la nostra intelligenza.
in
ora un fumetto capace ti farti perdere qualche neurone, a giudicare dalla copertina.
Troppo rigido e letterale, si fatica a capire il senso ironico della frase.
Le nostre strutture cerebrali hanno delle differenze sostanziali,
in
Il mio cervello e il suo non hanno nulla a che spartire,
Troppo rigida. Non fluisce bene e si capisce subito che è una traduzione.
Pagina 8:
In qualsiasi momento, come se comunicasse...
in
Se ne sta sempre lì, nell'angolino della classe, a leggere un libro. Innalza un muro fra noi e lei, come a volerci dire "È quello il mio posto".
Come se fosse logico che è lì che deve stare.
Come se fosse logico che non è qui che deve stare.
Non c'è bisogno di abusare del termine normale e vale per la maggior parte dei casi simili.
L'italiano aborre le ripetizioni, a differenza del giapponese. Nella nostra lingua vanno usate con parsimonia perché altrimenti, da scelta stilistica, passano immediatamente a sinonimo di poca cura e sciatteria. Qui "normale" è reso meglio da "logico", "scontato".
guardo indietro a cose fatte, tutto qui.
in
inutile piangere sul latte versato, in fondo.
oppure
ci metto una pietra sopra e tanti saluti.
Per la precisione, nel giorno in cui le mie infernali vacanze primaverili hanno finito di scherzare...
in
Per la precisione, nel giorno in cui le mie infernali vacanze primaverili hanno finito di prendermi per i fondelli, portandomi al terzo anno di liceo, e la mia Golden Week da incubo aveva appena finito di dare libero sfogo alla sua immaginazione.
Pagina 11:
Hai passato il limite.
in
Esagerata.
oppure
Non esagerare.
oppure
Che esagerata, potrei dire io.
Non c'è proprio motivo di renderla così rigida. Non fa ridere, sembra una minaccia, e la vostra scelta non è nemmeno più letterale rispetto al giapponese, che dice solo "Non spingerti a tanto".
Pagina 19:
dumbbell
in
manubrio
Approfitto di questo spazio per intavolare un discorso più ampio. Non dubito già lo sappiate, ma anche se i giapponesi usano costantemente parole inglesi nei loro discorsi, è semplicemente perché le hanno introdotte per concetti e oggetti che non facevano parte della loro cultura. Le prendono in prestito in continuazione, in sostanza.
L'autore usa spesso termini inglesi, ed è giusto porvi l'accento quando è palese che l'intento sia quello, ma eviterei di farlo in continuazione.
Perché se in giapponese è normale vedere molto inglese in qualunque discorso, lo stesso non può dirsi dell'italiano, dove l'introduzione dell'inglese nel parlato è un fenomeno molto più moderno, meno ampio e decisamente più contestato, specialmente in ambito accademico.
Pagina 24:
Vabbè.
Allora... Non è un problema mio.
in
Tutto a posto.
Non è... un problema.
oppure
Tutto a posto.
Non è un problema... per me.
Questa traduzione è sbagliata. Intende che per lui una cosa del genere non è un problema, perché guarirà in fretta da una ferita simile.
Pagina 27:
Per accadere al giorno d'oggi (continua...)
in
Esatto. Al giorno d'oggi, tra treni a levitazione magnetica e gite scolastiche in cui puoi addirittura viaggiare all'estero, una vampira mi ha attaccato. Definire questo evento "imbarazzante" non rende l'idea; mi ha tolto ogni voglia di farmi vedere in giro.
Troppo arzigogolata e si fatica a comprenderne il senso ironico.
L'ho già detto. Sono solo pochi esempi, di poche pagine che ho a disposizione, e ovviamente mi sono limitato perché non posso passarci tanto tempo dietro.
Se dovessi provasse a elencare tutto, ci perderai ore, per non dire una giornata intera. Ecco quant'è grave la situazione.
Non è spocchia né niente, non accuso né voi né il traduttore di Monogatari, perché tutti sbagliano e capisco che abbiate le vostre idee, ma ci sono problemi.
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