Se le conosci le eviti. Bisogna avere le palle quadrate per far valere i propri diritti in certi posti ma ne vale sempre la pena... Le aziende peggiori quando ti pieghi ai loro capricci iniziano a massacrarti perché sanno che non sai dire di no. Sono stato per qualche mese in Reply (azienda italiana di consulenza informatica che prende a sua volta consulenti da altre aziende)... ero l'unico che non faceva straordinari non pagati, per questo ero l'unico che veniva continuamente spostato di team e isolato... ma io non mi sono arreso, ho continuato a fare il mio normale orario, chiedendo il pagamento degli straordinari dovuti e recuperando le ore di straordinario forzato (una volta mi hanno sequestrato il pc per un'ora e mezza, il giorno dopo sono entrato un'ora e mezza dopo per farvi capire fino a che punto ho lottato). Poi nel settore sviluppo fortunatamente si trova, ho cercato e sono andato via... sono finito dalla padella alla padella diverse volte... ma alla fin fine sono riuscito a trovare un'azienda normale.
Certe cose che ho letto sono peggio di un incubo, la cosa peggiore è piegarsi a questo schifo che ti fa sentire uno schifo.
Tanti anni fa lavoravo per un azienda che mi minacciava di farmi lavorare sabato e domenica senza pagarmi, io gli dissi che entro ogni venerdì avrei finito tutto il lavoro ed è stato sempre così, mai fatto straordinari non pagati. Dopo qualche anno lasciai l'azienda. La cosa divertente è che dovevo istruire chi doveva prendere il mio posto...istruì non so quante persone in quei mesi... Vedendo come lavoravo nessuno ha accettato il lavoro.
Morale della favola puoi lottare per anni, ma non per sempre.
In Giappone è aberrante, però anche qui non scherziamo con tutti quei bei contratti di collaborazione senza versamenti di contributi,ferie e malattia sono un lavoro nero legalizzato.
Dato che si conoscono nomi e cognomi (anche se a volte cambiano per "prudenza") e dato che è un segreto di Pulcinella come funzionano le cose, o si decide di fare qualcosa in ambito politico e sindacale o si accetta tutto ciò come giusto. Già solo il fatto che sia previsto il concetto di morte sul lavoro, e che addirittura si auguri, dovrebbe far sorgere un minimo di punti interrogativi. Poi se questo è il concetto di normalità, amen.
Già il fatto che se ne prenda coscienza è un passo importante. Da qui però bisogna partire per agire in maniera organizzata con dei sindacati in grado di contrastare questi comportamenti e scoraggiare altre aziende ad adottarli.
Uno dei più grandi problemi che vedo in certi gruppi di lavoro è accettare pratiche scorrette perché percepite come "il normale ordine delle cose"...
E adesso scusatemi... ma devo finire un lavoro per lunedì...
(e bugie sugli straordinari retribuiti negli annunci di lavoro)
In Italia c'è qualcosa di simile. Quando un annuncio di lavoro promette impieghi mirabolanti anche a neodiplomati o pensionati che hanno fatto i calzolai per tutta la vita si può stare certi che il lavoro offerto è di vendita porta a porta, in nero, non retribuito e da svolgere in un paese non segnato nemmeno sulla cartine.
La cosa positiva è l'iniziativa del Black Company Award, se non altro è segno che qualcuno che apre gli occhi e inizia a protestare per la situazione c'è.
A proposito di Black Company, pochi giorni fa ho letto il primo volume di Zombie 100 e mi ha fatto fare una risata (amarissima) quando il protagonista (metto sotto spoiler, dato che è un manga iniziato da poco)……
……esulta per il fatto che il mondo è in preda al caos a causa di zombie comparsi dal nulla, ma lui è felicissimo perché così non è più costretto a fare lo “schiavo” per la Black Company in cui lavorava
Il concetto del superlavoro (e della possibilissima morte causata da esso) è un problema serio, SERISSIMO, e mi fa specie che ci siano nazioni “democratiche” al mondo come il Giappone dove c’è gente che (letteralmente) vive e muore per lavorare mentre in Paesi ben più avveduti si sta pensando addirittura ad una riduzione dell’orario di lavoro quotidiano (come so si sta sperimentando in Finlandia da qualche tempo).
In Giappone è aberrante, però anche qui non scherziamo con tutti quei bei contratti di collaborazione senza versamenti di contributi,ferie e malattia sono un lavoro nero legalizzato.
Quotone enorme come una casa, purtroppo la situazione del lavoro è orrenda anche in Italia (forse non ai livelli del Giappone ma non c’andiamo neanche lontanissimi), dove o lavoro non ce n’è proprio oppure chi ce l’ha è un eterno precario e deve faticare il triplo per compensare la mancanza (o l’incapacità) degli altri colleghi……
Per esperienza personale esco proprio in questi giorni da due doppi turni consecutivi (notturno più mattutino in trasferta) dopo aver dormito qualcosa come 4-5 ore in due giorni (gli “alti papaveri” hanno poi avuto la decenza di darmi un giorno libero, ma non era così scontato che me lo avrebbero dato). Tutto ciò senza considerare le “minacce” quotidiane che vanno avanti da 4-5 mesi del tipo “O migliorate la produttività lavorativa o vi licenziamo!11!!1!” quando già io e colleghi ci spacchiamo la schiena ogni giorno in condizioni lavorative aberranti……… Crisi economica causata dal Covid? Miglioramento dei contratti? Solidarietà umana?? Macché, a chi interessa, per tutte le aziende vige sempre la stessa regola: profitto, profitto e profitto
Le aziende descritte qui - nulla da dire, penso che siamo tutti d'accordo a riguardo. Quello che voglio aggiungere è quando tutti questi sfruttamenti indossano la maschera di un bel sorriso luminoso e amichevole. Era la mia prima esperienza di lavoro (non in Giappone, ma in Corea, giusto per informazione, un piccolo business molto ambizioso), sembrava tutto così felice, tutto così bello, tutti si amano, eppure...? C'è qualcosa che non quadra. Mi sono accorta di tutti i problemi e del carattere abusivo di quel posto di lavoro solo dopo essermene andata. Ho pensato davvero che ero io il problema. Poi, lavorando in altri posti - bam! Che cambiamento! Ora sono in una grande azienda, lo stress è enorme, ma non ho più colpi di lacrime o risate incontrollabili e non ho più problemi psicologici come una volta.
Voglio solo dire a tutti quelli che al momento stanno cercando lavoro, fate attenzione! E anche se al momento state vivendo una brutta esperienza, cercate di cambiare lavoro, ne vale la pena, davvero!
Aggretsuko e Cells at Work! Black affrontano bene l'argomento.
Sono stato per qualche mese in Reply (azienda italiana di consulenza informatica che prende a sua volta consulenti da altre aziende)... ero l'unico che non faceva straordinari non pagati, per questo ero l'unico che veniva continuamente spostato di team e isolato... ma io non mi sono arreso, ho continuato a fare il mio normale orario, chiedendo il pagamento degli straordinari dovuti e recuperando le ore di straordinario forzato (una volta mi hanno sequestrato il pc per un'ora e mezza, il giorno dopo sono entrato un'ora e mezza dopo per farvi capire fino a che punto ho lottato). Poi nel settore sviluppo fortunatamente si trova, ho cercato e sono andato via... sono finito dalla padella alla padella diverse volte... ma alla fin fine sono riuscito a trovare un'azienda normale.
Tanti anni fa lavoravo per un azienda che mi minacciava di farmi lavorare sabato e domenica senza pagarmi, io gli dissi che entro ogni venerdì avrei finito tutto il lavoro ed è stato sempre così, mai fatto straordinari non pagati. Dopo qualche anno lasciai l'azienda. La cosa divertente è che dovevo istruire chi doveva prendere il mio posto...istruì non so quante persone in quei mesi... Vedendo come lavoravo nessuno ha accettato il lavoro.
Morale della favola puoi lottare per anni, ma non per sempre.
Già solo il fatto che sia previsto il concetto di morte sul lavoro, e che addirittura si auguri, dovrebbe far sorgere un minimo di punti interrogativi.
Poi se questo è il concetto di normalità, amen.
Da qui però bisogna partire per agire in maniera organizzata con dei sindacati in grado di contrastare questi comportamenti e scoraggiare altre aziende ad adottarli.
Uno dei più grandi problemi che vedo in certi gruppi di lavoro è accettare pratiche scorrette perché percepite come "il normale ordine delle cose"...
E adesso scusatemi... ma devo finire un lavoro per lunedì...
In Italia c'è qualcosa di simile. Quando un annuncio di lavoro promette impieghi mirabolanti anche a neodiplomati o pensionati che hanno fatto i calzolai per tutta la vita si può stare certi che il lavoro offerto è di vendita porta a porta, in nero, non retribuito e da svolgere in un paese non segnato nemmeno sulla cartine.
Il concetto del superlavoro (e della possibilissima morte causata da esso) è un problema serio, SERISSIMO, e mi fa specie che ci siano nazioni “democratiche” al mondo come il Giappone dove c’è gente che (letteralmente) vive e muore per lavorare mentre in Paesi ben più avveduti si sta pensando addirittura ad una riduzione dell’orario di lavoro quotidiano (come so si sta sperimentando in Finlandia da qualche tempo).
Quotone enorme come una casa, purtroppo la situazione del lavoro è orrenda anche in Italia (forse non ai livelli del Giappone ma non c’andiamo neanche lontanissimi), dove o lavoro non ce n’è proprio oppure chi ce l’ha è un eterno precario e deve faticare il triplo per compensare la mancanza (o l’incapacità) degli altri colleghi……
Per esperienza personale esco proprio in questi giorni da due doppi turni consecutivi (notturno più mattutino in trasferta) dopo aver dormito qualcosa come 4-5 ore in due giorni (gli “alti papaveri” hanno poi avuto la decenza di darmi un giorno libero, ma non era così scontato che me lo avrebbero dato).
Tutto ciò senza considerare le “minacce” quotidiane che vanno avanti da 4-5 mesi del tipo “O migliorate la produttività lavorativa o vi licenziamo!11!!1!” quando già io e colleghi ci spacchiamo la schiena ogni giorno in condizioni lavorative aberranti………
Crisi economica causata dal Covid? Miglioramento dei contratti? Solidarietà umana??
Macché, a chi interessa, per tutte le aziende vige sempre la stessa regola: profitto, profitto e profitto
Quello che voglio aggiungere è quando tutti questi sfruttamenti indossano la maschera di un bel sorriso luminoso e amichevole.
Era la mia prima esperienza di lavoro (non in Giappone, ma in Corea, giusto per informazione, un piccolo business molto ambizioso), sembrava tutto così felice, tutto così bello, tutti si amano, eppure...? C'è qualcosa che non quadra. Mi sono accorta di tutti i problemi e del carattere abusivo di quel posto di lavoro solo dopo essermene andata. Ho pensato davvero che ero io il problema.
Poi, lavorando in altri posti - bam! Che cambiamento!
Ora sono in una grande azienda, lo stress è enorme, ma non ho più colpi di lacrime o risate incontrollabili e non ho più problemi psicologici come una volta.
Voglio solo dire a tutti quelli che al momento stanno cercando lavoro, fate attenzione! E anche se al momento state vivendo una brutta esperienza, cercate di cambiare lavoro, ne vale la pena, davvero!
l'autore di SpongeBob per creare costui deve essersi ispirato a Miki Watanabe
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