Dopo aver parlato degli Omamori (gli amuleti portafortuna) e degli Omikuji (gli oracoli per conoscere il proprio futuro) chiudiamo questa sorta di trilogia sulle cose da fare/comprare in un tempio buddhista/shintoista scoprendo cosa sono e a cosa servono gli Ema.
Se molti appassionati di musica sentendo la parola "ema" penseranno subito all'acronimo degli European Music Award della famosa emittente televisiva Mtv, qui siamo lontani anni luce da quel mondo!
Gli Ema nella tradizione religiosa giapponese sono piccole tavolette di legno, di forma e dimensione uniformi (di solito un pentagono irregolare di circa 20 cm di base), su cui i credenti scrivono preghiere o desideri; volendo fare un parallelo con la cultura religiosa occidentale si potrebbe dire che sono l'equivalente dei ceri che i cristiani accendono davanti alle immagini sacre presenti nelle nostre chiese.
La parola "ema" deriva da "uma" che in giapponese vuol dire "cavallo" e che nelle parole composte viene contratto in "ma": quindi "ema" vuol dire letteralmente "immagine di cavallo". Questo nome, apparentemente bizzarro, deriva dal fatto che in passato i cavalli venivano offerti ai templi in cambio di salute e benedizione.
Fin dai tempi antichi infatti, i cavalli bianchi, essendo animali non alla portata di tutti, erano visti dalla popolazione come un qualcosa di divino. Chi in vita aveva fatto parte della classe dei cavalieri, dopo la morte veniva onorato come un kami, cioè una divinità e il suo cavallo era visto come l'animale sacro che li avrebbe condotti da un mondo all’altro. Inoltre il bianco, nella religione shintoista, è simbolo di purezza.
Il problema è che a lungo andare offrire cavalli ai templi diventò estremamente proibitivo a livello economico e così alcuni fedeli iniziarono a presentarsi al tempio con dei modelli di cavallo in argilla.
La pratica si diffuse e si arrivò così alla rappresentazione bidimensionale del cavallo su tavole di legno.
Nel periodo di Nara pittori professionisti furono incaricati di dipingere il sacro animale sulle tavole.
Dal periodo Muromachi, altri soggetti iniziarono ad essere rappresentati, ma il tutto restava riservato solo ad una ristretta cerchia di persone e le grandi tavole di legno venivano esposte in una stanza speciale, detta emado.
Fu solo nel periodo Edo che l’usanza di donare piccole placche di legno agli dei diventò appannaggio anche della gente comune e nello stesso tempo, essendo questo il periodo di maggior popolarità del teatro Kabuki, divenne comune per i templi ed i santuari ricevere ema da parte di pittori della scuola Torii.
Questi infatti possedevano quasi il monopolio della produzione di cartelli, volantini e altro materiale promozionale per i teatri e gli eventi culturali ed iniziarono a donare ai santuari grandi dipinti di attori Kabuki fatti appunto su tavolette di legno. Nonostante fosse insolito e poco inerente al contesto religioso che le immagini sulle tavolette fossero quelle di attori e soggetti di teatro, questi quadri furono ben accetti ed entrarono così a far parte delle altre icone religiose dei santuari.
Gli Ema nella religione shintoista sono usati per chiedere agli dei un' infinità di cose: dalla pace nel mondo alla buona riuscita di un qualunque avvenimento della nostra vita, come un esame scolastico, un colloquio di lavoro, una nascita o un nuovo amore.
Nei santuari più grandi e popolari, come ad esempio il Meiji Jingu a Tokyo, si possono trovare anche tavolette con iscrizioni in quasi tutte le lingue, lasciate dai turisti per esprimere i loro desideri.
Inoltre è ormai pratica comune trovare anche Ema realizzati da mangaka e artisti vari, con immagini di ogni tipo; molto comune è l'anno in corso del zodiaco oppure l'immagine di un dio o di uno spirito collegato al santuario (come la volpe al Fushimi Inari di Kyoto). Ma non mancano nemmeno Hello Kitty o Rilakkuma, particolarmente popolari fra i bimbi più piccoli!
Chiunque può acquistare un Ema: di solito hanno un costo intorno ai 500-1000 yen (circa 4-8 euro) e può essere anche un bel souvenir da portare a casa.
Se invece volete esprimere anche voi un desiderio non preoccupatevi: non esistono regole rigide. È sufficiente scrivere quello che vi sta a cuore sul retro della tavoletta con il vostro nome e il vostro indirizzo, lasciarlo appeso insieme agli altri e sperare nella grande magnanimità delle divinità!
Fonti consultate:
www.zoomingjapan.com
www.wikipedia.org
www.japancoolture.com
www.grandebanzai.blogspot.it
Ne ho una presa al santuario di Itsukushima, sull'isola di Miyajima,
e raffigura il celebre torii gigante e proprio un cavallo bianco!
Purtroppo non so cosa ci sia scritto!
Grazie Hachi!
Mi ha incuriosito molto sapere che nel periodo edo esistesse una scuola pittorica che era l'equivalente delle nostre tipografie
Altro piccolo approfondimento della cultura giapponese, molto interessante..
*cerca se ha a disposizione delle tavolette di legno su cui scrivere*
Allora è "normale" aver pensato a quello come prima cosa meno male!
Gli Ema non si vedono spesso come gli omamori (personalmente mi ricordo di averli visti solo in una storia di Ranma 1/2) però hanno anche loro un certo fascino, non mi dispiacerebbe provare.
"Se invece volete esprimere anche voi un desiderio non preoccupatevi: non esistono regole rigide. È sufficiente scrivere quello che vi sta a cuore sul retro della tavoletta con il vostro nome e il vostro indirizzo, lasciarlo appeso insieme agli altri e sperare nella grande magnanimità delle divinità!"
Nome e indirizzo? Forse per aiutare la divinità a trovarci se ha deciso di avverare il nostro desiderio? Un pò come si fa con la letterina per Babbo Natale.
Questa volta ignoravo del tutto il nome e la funzione di queste tavolette di legno, però mi hanno riportato alla mente una scena, che lì per lì non avevo compreso del tutto, di un episodio di Sasuke. In pratica il padre del protagonista, il ninja Sarutobi Oozaru era stato sfidato da un giovane guerriero dello stesso suo clan, Saizou Kogenta (il quale, desideroso di ottenere fama, aveva deciso di duellare con il più famoso ed abile dei combattenti di quel tempo), ma aveva dovuto rifiutare di battersi perché poco prima era stato ferito agli occhi da un'esplosione. Così era stato costretto ad ammettere l'umiliante sconfitta subita dal giovane Kogenta, il quale poi diffuse la cosa in tutto il paese. Tra i diversi modi di fare circolare la notizia c'era anche uno di questi pannelli di legno appeso in un tempio, raffigurante su una faccia una scimmia che si copriva gli occhi (ovvio riferimento alla cecità di Oozaru) ed una freccia spezzata (che simboleggiava la rinuncia a combattere da parte del grande Sarutobi), e dall'altra un cavallo al galoppo. Adesso, grazie a questo articolo, ho capito cosa significava quel cavallo!
Gli Ema li ho sempre visti nei video delle persone che vanno in Giappone, ma, pur conoscendo la loro funzione, non conoscevo affatto la loro storia!
Se un giorno riuscirò ad andare in Giappone sicuramente ne prenderò uno!
Devi eseguire l'accesso per lasciare un commento.