Oshi no ko
“È tutto reale… È tutto vero… Non c'è niente di inventato, niente di quello che vedi nello show è finto... È semplicemente controllato” (dal film "The Truman Show").
Dopo da visione dell'anime e la lettura del manga, ero curioso di vedere come sarebbero riusciti a trasporre in live action una storia come quella di "Oshi no ko - My star". Premetto che il manga e anche l'anime li ho apprezzati al netto di qualche aspetto che non mi ha entusiasmato.
E devo riconoscere che anche il dorama riesce a coinvolgere lo spettatore con quel mix già constatato di thriller, fantasy, mistery sul mondo dell'entertainemnt delle idol in Giappone. Ma richiede un minimo di pazienza all'inizio, soprattutto per coloro che non hanno letto il manga o visto l'anime.
Le vicende tragiche della famosa Ai Hoshino, membro di punta della band di idol B-Komachi non vengono narrate nello stesso modo lineare dell'opera cartacea (anche l'anime dedica un unico episodio al primo volume del manga di ben 82 minuti), ricorrendo a flashback, che se da un punto di vista di sceneggiatura e registico denotano una certa cura nel voler riuscire a trovare un compromesso tra i dettagli del manga e l'esigenza di compressione per la riduzione della durata, non mi sembrano rendere al meglio l'aspetto del soprannaturale (la reincarnazione di due personaggi chiave nelle vicende iniziali della famosa idol - il dott. Goro e la sua paziente Sarina - nei suoi due figli gemelli - Aqua e Ruby), ingenerando un po' di confusione e smarrimento.
I primi due episodi, per l'accelerazione imposta per esigenze di sceneggiatura, restano pertanto un po' "misleading" e in apparenza anche un po' leggerini, a parte la tragedia che i gemelli subiscono in tenera età, ma che vivono con la consapevolezza di un adulto (per Aqua) e di una ragazza (per Ruby).
Rispetto al manga e all'anime manca proprio l'evidenziazione della contraddizione intrinseca che i due gemelli da piccoli vivono: essere di spirito e consapevolezza più grandi rispetto all'età anagrafica del corpo in cui vivono, con tutti i riflessi, anche comici, che tale circostanza comporta.
Dal momento in cui la serie inizia a narrare l'adolescenza di Aqua e Ruby, l'opera diventa più lineare e, soprattutto, più coerente allo spirito dell'opera da cui deriva, ispirandosi a quel mix di negatività, pessimismo e denuncia ben mixata con il revenge plot che caratterizza tutta la storia di "Oshi no ko", pur restando sempre velocizzata.
Tuttavia, proprio la velocizzazione riesce a ovviare in parte al principale difetto che presenta il manga (e un po' anche l'anime) ossia lo "sbilanciamento" di importanza tra il tema della "denuncia" della meschinità e della falsità del mondo dello spettacolo, e delle idol in particolare, e quello della vendetta che anima in particolare Aqua nella ricerca del colpevole dell'omicidio della madre.
Lo sbilanciamento evidenziato si attenua fino sostanzialmente a sparire, perché il dorama fortunatamente non indugia come il manga di Aka Akasaka su pesanti momenti, piuttosto verbosi, in cui la trama si perde in spiegoni del mondo dell'intrattenimento e dello spettacolo, limitandosi a narrare più la sofferenza di coloro che vivono nello showbiz e nella perenne distorsione collettiva della realtà dovuta all'utilizzo dei social come strumento di successo e metro di giudizio e valutazione.
Il live action procede quindi spedito focalizzandosi sul revenge plot e sulla caratterizzazione dei personaggi principali (tralasciando alcuni che comunque avrebbero meritato maggior evidenza - come ad esempio Myiako Saito, la manager che cresce i due gemelli), con particolare riguardo ad Aqua e alla sua ossessione di riuscire a trovare il padre cui attribuisce la probabile responsabilità della morte di Ai.
Dal punto di vista più squisitamente tecnico e recitativo, gli attori che impersonano Ai, Aqua, Ruby, Akane e Kana riescono a rendere al meglio la caratterizzazione e la complessità dei personaggi.
All'iniziale melodrammaticità delle performance tipiche dell'opera da cui deriva il dorama, mi è sembrato che con lo sviluppo della storia e soprattutto nel momento in cui entra nel vivo anche da un punto di vista sentimentale, la recitazione ne beneficia positivamente grazie ai temi un po' più maturi e meno patinati del mondo delle idol.
Su tutti credo che, nel bene e nel male, "giganteggi" Kaito Sakurai (Aqua), vero e proprio mattatore e fulcro della storia, capace di oscillare brillantemente tra i suoi momenti da freddo e cinico calcolatore mosso solo dalla sete di vendetta (il classico bello e dannato) e quelli di fragilità più esasperata causata dalla sofferenza del trauma infantile subito.
Non da meno è sembrata anche Mizuki Kayashima (Akane), attrice che riesce a rendere il suo personaggio in apparenza forte e determinato, ma anche un po' enigmatico, complesso e quasi apatico, mai rassegnato ad accettare la freddezza di Aqua nei suoi confronti e disposta anche a sacrificarsi per lui.
Le attrici che impersonano Ai, Ruby e Kana restano un po' in secondo piano, vuoi per il ridotto spazio concesso dalla storia (Ai - comunque toccante la scena dell'omicidio), vuoi per la debole caratterizzazione stessa dei personaggi nella trama (Ruby). Nanoka Hara (Kana) riesce comunque a trasmettere anche lei la maschera dell'attrice bambina prodigio, tanto presa da sé stessa quanto consapevole del non essere più al centro dell'attenzione da quando è cresciuta, tanto aggressiva e fastidiosa quanto fragile nei suoi sentimenti non corrisposti.
"Oshi no ko" non perviene ad un finale della vicenda, lasciando al film "The Final Act" già uscito in Giappone ma non ancora distribuito nel resto del mondo, il compito di concludere l'opera di Aka Akasaka.
Avevo qualche dubbio su un live action tratto da un manga, perché spesso trasporre i personaggi delle opere cartacee nella realtà non è semplice, rischiando spesso il ridicolo o il surreale per come sono rappresentati nell'opera cartacea.
"Oshi no ko" sotto questo aspetto non sfugge a questa criticità ma la compensa ampiamente valorizzando al meglio la parte drama della storia del manga senza scadere nell'eccesso e mantenendo la carica emotiva e mistery/fantasy dell'opera da cui deriva.
Dopo da visione dell'anime e la lettura del manga, ero curioso di vedere come sarebbero riusciti a trasporre in live action una storia come quella di "Oshi no ko - My star". Premetto che il manga e anche l'anime li ho apprezzati al netto di qualche aspetto che non mi ha entusiasmato.
E devo riconoscere che anche il dorama riesce a coinvolgere lo spettatore con quel mix già constatato di thriller, fantasy, mistery sul mondo dell'entertainemnt delle idol in Giappone. Ma richiede un minimo di pazienza all'inizio, soprattutto per coloro che non hanno letto il manga o visto l'anime.
Le vicende tragiche della famosa Ai Hoshino, membro di punta della band di idol B-Komachi non vengono narrate nello stesso modo lineare dell'opera cartacea (anche l'anime dedica un unico episodio al primo volume del manga di ben 82 minuti), ricorrendo a flashback, che se da un punto di vista di sceneggiatura e registico denotano una certa cura nel voler riuscire a trovare un compromesso tra i dettagli del manga e l'esigenza di compressione per la riduzione della durata, non mi sembrano rendere al meglio l'aspetto del soprannaturale (la reincarnazione di due personaggi chiave nelle vicende iniziali della famosa idol - il dott. Goro e la sua paziente Sarina - nei suoi due figli gemelli - Aqua e Ruby), ingenerando un po' di confusione e smarrimento.
I primi due episodi, per l'accelerazione imposta per esigenze di sceneggiatura, restano pertanto un po' "misleading" e in apparenza anche un po' leggerini, a parte la tragedia che i gemelli subiscono in tenera età, ma che vivono con la consapevolezza di un adulto (per Aqua) e di una ragazza (per Ruby).
Rispetto al manga e all'anime manca proprio l'evidenziazione della contraddizione intrinseca che i due gemelli da piccoli vivono: essere di spirito e consapevolezza più grandi rispetto all'età anagrafica del corpo in cui vivono, con tutti i riflessi, anche comici, che tale circostanza comporta.
Dal momento in cui la serie inizia a narrare l'adolescenza di Aqua e Ruby, l'opera diventa più lineare e, soprattutto, più coerente allo spirito dell'opera da cui deriva, ispirandosi a quel mix di negatività, pessimismo e denuncia ben mixata con il revenge plot che caratterizza tutta la storia di "Oshi no ko", pur restando sempre velocizzata.
Tuttavia, proprio la velocizzazione riesce a ovviare in parte al principale difetto che presenta il manga (e un po' anche l'anime) ossia lo "sbilanciamento" di importanza tra il tema della "denuncia" della meschinità e della falsità del mondo dello spettacolo, e delle idol in particolare, e quello della vendetta che anima in particolare Aqua nella ricerca del colpevole dell'omicidio della madre.
Lo sbilanciamento evidenziato si attenua fino sostanzialmente a sparire, perché il dorama fortunatamente non indugia come il manga di Aka Akasaka su pesanti momenti, piuttosto verbosi, in cui la trama si perde in spiegoni del mondo dell'intrattenimento e dello spettacolo, limitandosi a narrare più la sofferenza di coloro che vivono nello showbiz e nella perenne distorsione collettiva della realtà dovuta all'utilizzo dei social come strumento di successo e metro di giudizio e valutazione.
Il live action procede quindi spedito focalizzandosi sul revenge plot e sulla caratterizzazione dei personaggi principali (tralasciando alcuni che comunque avrebbero meritato maggior evidenza - come ad esempio Myiako Saito, la manager che cresce i due gemelli), con particolare riguardo ad Aqua e alla sua ossessione di riuscire a trovare il padre cui attribuisce la probabile responsabilità della morte di Ai.
Dal punto di vista più squisitamente tecnico e recitativo, gli attori che impersonano Ai, Aqua, Ruby, Akane e Kana riescono a rendere al meglio la caratterizzazione e la complessità dei personaggi.
All'iniziale melodrammaticità delle performance tipiche dell'opera da cui deriva il dorama, mi è sembrato che con lo sviluppo della storia e soprattutto nel momento in cui entra nel vivo anche da un punto di vista sentimentale, la recitazione ne beneficia positivamente grazie ai temi un po' più maturi e meno patinati del mondo delle idol.
Su tutti credo che, nel bene e nel male, "giganteggi" Kaito Sakurai (Aqua), vero e proprio mattatore e fulcro della storia, capace di oscillare brillantemente tra i suoi momenti da freddo e cinico calcolatore mosso solo dalla sete di vendetta (il classico bello e dannato) e quelli di fragilità più esasperata causata dalla sofferenza del trauma infantile subito.
Non da meno è sembrata anche Mizuki Kayashima (Akane), attrice che riesce a rendere il suo personaggio in apparenza forte e determinato, ma anche un po' enigmatico, complesso e quasi apatico, mai rassegnato ad accettare la freddezza di Aqua nei suoi confronti e disposta anche a sacrificarsi per lui.
Le attrici che impersonano Ai, Ruby e Kana restano un po' in secondo piano, vuoi per il ridotto spazio concesso dalla storia (Ai - comunque toccante la scena dell'omicidio), vuoi per la debole caratterizzazione stessa dei personaggi nella trama (Ruby). Nanoka Hara (Kana) riesce comunque a trasmettere anche lei la maschera dell'attrice bambina prodigio, tanto presa da sé stessa quanto consapevole del non essere più al centro dell'attenzione da quando è cresciuta, tanto aggressiva e fastidiosa quanto fragile nei suoi sentimenti non corrisposti.
"Oshi no ko" non perviene ad un finale della vicenda, lasciando al film "The Final Act" già uscito in Giappone ma non ancora distribuito nel resto del mondo, il compito di concludere l'opera di Aka Akasaka.
Avevo qualche dubbio su un live action tratto da un manga, perché spesso trasporre i personaggi delle opere cartacee nella realtà non è semplice, rischiando spesso il ridicolo o il surreale per come sono rappresentati nell'opera cartacea.
"Oshi no ko" sotto questo aspetto non sfugge a questa criticità ma la compensa ampiamente valorizzando al meglio la parte drama della storia del manga senza scadere nell'eccesso e mantenendo la carica emotiva e mistery/fantasy dell'opera da cui deriva.