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"Mi regalo continue amnesie per rimanere in un ignoto che può far paura ma che fa meno male del coraggio di affrontare quello che la nascita mi ha riservato" (Isabella Santacroce)

"One week friends" è una serie anime di 12 episodi prodotta dallo Studio Brain's Base e trasmessi nel 2014, tratti dal manga scritto e disegnato da Matcha Hazuki nel 2012.
L'ambientazione scolastica e l'incipit della serie potrebbe trarre in inganno lo spettatore che di fronte ad una apparente commedia scolastica nipponica si attenderebbe i soliti ragazzi delle scuole superiori alle prese con i soliti "ostacoli del cuore" per i problemi più fantasiosi e improbabili.
E in questa serie l'ostacolo è rappresentato da un problema tanto originale quanto improbabile: una sorta di amnesia selettiva e programmata che ogni lunedì comporta per la povera protagonista Kaori Fujimiya la dimenticanza di ogni momento vissuto con una particolare categoria di persone con cui si relaziona.
Ci si chiederà: quale sarà la categoria di persone oggetto dell'amnesia? E chi sarà così complicato da dimenticarsi i nomi e quanto vissuto con loro? E ogni sette giorni?

I soggetti privilegiati sono gli "amici". E devo ammettere che lo stratagemma l'ho percepito un po' inverosimile e forzata per come è costruito e poi narrato. Tuttavia per un'opera di fantasia non avrebbe molto senso soffermarsi più di tanto sulle giustificazioni più o meno mediche e sul realismo della patologia: sarebbe sterile e inconcludente.
Piuttosto "One week friends" diventa interessante nella metafora della vicenda umana della protagonista, che ha la fortuna di avere un compagno di classe come Yuki Hase. La chiave di lettura della storia della serie risiede principalmente nella interazione, piuttosto complessa, che si instaura proprio tra i due protagonisti della storia, volta a dimostrare che indipendentemente dalle intenzioni o sentimenti che ispirano i singoli (amore, odio, amicizia, ecc.), la complessa scienza delle relazioni umane è un'arte che sembra funzionare solo se finalizzata a compiere azioni in principal modo destinate al conseguimento del bene dell'altro.

Dimenticare ciò che ha fatto soffrire è un mezzo di difesa tipico della mente umana, al pari di evitare di ripetere di vivere situazioni che possano anche solo far rischiare di rivivere il dolore patito. Qualunque sia la causa, e nel caso di "One week friends" si verifica una commistione tra un evento traumatico "fisico" associato ad uno più prettamente "psicologico", la conseguenza è piuttosto chiara: Kaori "dimentica" gli amici e tutto quanto ha vissuto nel bene e nel male con loro. Tale reset la mettono nelle condizioni di isolarsi volontariamente dai compagni di classe per evitare di porsi in una situazione di disagio per lei e gli altri e di assumere un comportamento piuttosto distaccato e in apparenza cinico. Sostanzialmente, la protagonista potrebbe assomigliare ad una sorta di hikkikomori involontaria suo malgrado e vive in una sorta di ossimoro: una condizione di solitudine assoluta anche e soprattutto in mezzo a tante altre persone che le risultano sconosciute.

Yuku Hase, il sensibile compagno di classe che non si conforma al mainstream degli altri ragazzi, non si rassegna a evitare Kaori perché in apparenza scontrosa, distaccata e diffidente ma cerca in tutti i modi di stabilire con lei una interazione con lei per capire il motivo del suo atteggiamento.
E con dei tanto banali quanto efficaci stratagemmi riesce man mano a legare con Kaori, riuscendo nella titanica impresa di aprire il suo cuore mettendola nelle condizioni di non assumere che chi si relaziona con lei, ad eccezione dei familiari, non sia altro che il male. Sebbene fosse sistematicamente respinto ogni lunedì, Yuki riesce man mano a legare Kaori e a coinvolgerla nelle sue amicizie fino a reinserirla con alcuni compagni di classe. Una bella storia, in primis di amicizia, contraddistinta da una dolcezza e tenerezza quasi commovente che non ha implicato come conseguenza un possibile risvolto romantico, sebbene il solito finale aperto non lo escluda espressamente.
Qualcuno potrà opinare di essere rimasto deluso dalla conclusione della storia. Personalmente ritengo che per come si è evoluta la trama, il finale non poteva essere diverso da quello che offre la serie anime. Pur essendo i sentimenti che muovono i protagonisti un po' ambigui (soprattutto quelli di Yuki), l'anime pone in evidenza più che le intenzioni i risultati delle azioni poste in essere da tutti per consentire a Kaori non guarire, ma di rimediare al problema che l'affligge senza rinunciare a quanto di bello e significativo l'esistenza offre in un periodo come quello dell'adolescenza in cui l'amore romantico è solo uno degli aspetti più significativi.

Per Kaori l'amicizia rappresentava un problema: una criticità tanto difficile da isolarsi per dimenticare il passato. Per coloro che si relazionavano con lei l'ostacolo era rappresentato dal timore, smarrimento ed esitazione nel non trovare la chiave "giusta". E la soluzione del tenere e aggiornare il diario di quanto fatto e vissuto, tanto banale quanto efficace, sembra nascondere una verità inconfessabile a livello inconscio: per lei era piu facile non farlo per evitare di riprovare il dolore patito nel passato. Reazione molto umana e, in fondo, qualche volta penso che tutti abbiano desiderato di annullare un errore nella propria esistenza anelando ad un reset per ricominciare daccapo.

Il percorso che Kaori intraprende è molto suggestivo: passa il tempo e lei inizia a registrare i suoi ricordi favorendo di conseguenza la formazione delle connessioni nella sua mente. Come se fosse una memoria "esterna", il diario diventa il collante della sua nuova esistenza che, nella sua essenza più completa, è composta proprio da ricordi belli e anche quelli più tristi che comunque ti fanno apprezzare meglio proprio quelli positivi. Una rinascita che non si conclude proprio perché, come si vedrà, nell'evoluzione della trama, gli stessi ricordi ritenuti dolorosi non sono altro che una percezione della realtà errata/equivoca degli accadimenti che hanno portato Kaori a chiudersi quando avrebbe invece potuto superare il suo dolore e le sue paure affrontando quanto accaduto con un diverso punto di vista.

"One week friends" è un'opera delicata, slice of life, non eccessivamente introspettiva e per nulla melodrammatica: merita una visione con la consapevolezza di non valutarla esclusivamente con gli stereotipi di tante opere simili per ambientazione e tematiche che potrebbero fuorviare la percezione del messaggio che sembra voler trasmettere sul coraggio di vivere e sul valore delle relazioni umane.