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9.0/10
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Un campo di rossi papaveri illuminati dal tramonto. Un cielo notturno popolato da flebili stelle irraggiungibili. Una città in rovina reclamata da verdi viticci. Splendidi panorami pervasi dal silenzio totalizzante, tagliato solo dal leggero soffio del vento, brillano come oasi in un deserto di morte.
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86 è una storia di guerra. La guerra come epica e grandiosa resistenza dell'umanità contro un nemico che ne minaccia l'esistenza, come strenua lotta di ogni soldato contro il destino ineluttabile, e come crudele mezzo di oppressione e disumanizzazione dell'umanità contro se stessa.
La Repubblica di San Magnolia è in guerra con la Legione, un esercito di macchine mortali guidate da intelligenza artificiale create dell'impero di Giad, di cui hanno causato la rovina. L'offensiva della Legione è inarrestabile, e la Repubblica, vedendosi le forze decimate e perdendo gran parte del proprio territorio in un mese, prende una cruciale decisione: tutti i cittadini di razze diverse da quella dei nativi della nazione dai capelli argentei, gli Alba, vengono privati dei diritti umani, declassati a "maiali dall'aspetto umano" e costretti a combattere al fronte, il settore 86, per mantenere la linea difensiva contro la Legione. Qui gli "Eighty-Six" combattono a bordo dei Juggernaut, unità mobili quadrupedi di potenza nettamente inferiore alle unità della Legione, mentre ai cittadini della Repubblica vengono riferiti come droni automatici che combattono in un campo di battaglia senza vittime.

Due ragazzi, ai lati opposti di questo scenario, sono i protagonisti: Vladilena "Lena" Milizé e Shinei "Shin" Nouzen. Lena è una giovane ufficiale della Repubblica, da poco promossa a maggiore, dal forte idealismo e saldi principi morali, disgustata e inorridita dalle atrocità sistemiche commesse dal suo paese, ma impotente di fronte al governo. Il suo ruolo è quello di Handler: comanda squadroni di Eighty-Six a distanza nelle loro missioni contro la Legione. L'unità che le viene assegnata è lo squadrone Spearhead, composto dei veterani più abili e capitanato da Shin, un ragazzo stoico, taciturno e apparentemente privo di emozioni dotato di immense abilità militari e la capacità misteriosa di sentire le voci della Legione che gli hanno permesso di rimanere l'unico sopravvissuto di quasi tutti gli squadroni di cui ha fatto parte negli oltre 5 anni al fronte. Per questo Shin ha il titolo di "Shinigami": si fa carico di ricordare e portare con sé tutti i compagni caduti in battaglia nel viaggio verso la destinazione finale, l'unica possibile per gli Eighty-Six. Al contrasto tra le loro situazioni si affianca un contrasto tra i toni presenti nella serie, che oscillano tra la forte serietà e i momenti più leggeri, sia dentro le mura che al fronte. Questa contrapposizione, oltre il suo strato superficiale, accentua la drammaticità della condizione degli Eighty-Six mostrando spiragli della vita che ragazzi adolescenti come loro avrebbero potuto, e dovuto, vivere in un mondo più giusto.

Lena e Shin vivono in mondi diversi: si parlano solo a voce, senza mai vedersi o incontrarsi. La relazione intrinsecamente sbilanciata di oppresso e oppressore tra Lena e i membri dello squadrone Spearhead è il centro della prima metà della serie, che tratta principalmente il tema della discriminazione. Gli sforzi di Lena per essere diversa e migliore degli altri Alba, i suoi tentativi di mostrarsi umana ed emotiva nei confronti degli Eighty-Six, di trattarli come esseri umani, di fare tutto il possibile per limitare le loro perdite, di essere genuinamente addolorata in caso di morti in azione, non saranno mai sufficienti a colmare la distanza tra lei e i suoi subordinati. Al contrario: in qualità di persona privilegiata che partecipa nel sistema direttamente responsabile dell'oppressione degli Eighty-Six, il suo comportamento non risulta altro che ipocrita ai loro occhi. Imparando questa lezione e applicandola ai suoi principi, Lena trova il suo posto in una società ormai marcia e senza speranza, in cui i maiali dello squadrone Spearhead sono la sua ispirazione. Shin e i suoi compagni, infatti, affrontano la loro situazione ingiusta con orgoglio, e trovano dignità nella loro lotta disperata. Continuano a combattere e marciare verso la morte a testa alta, senza mai arrendersi alla Legione, per rispetto dei compagni caduti e come prova della loro esistenza, anche se significa proteggere i loro oppressori. La guerra è l'identità che è stata forzata su di loro, eppure la abbracciano con coraggio e determinazione.

La seconda parte della serie si concentra maggiormente su Shin e, in parallelo alle battaglie tra macchine da guerra, la sua lotta interiore contro il senso di colpa di essere sempre l'unico sopravvissuto. Il "survivor guilt" di Shin e la sua mancanza di autostima e fiducia in se stesso sono esplorate a fondo e lo rendono probabilmente il personaggio più complesso e interessante. Shin sente di ingannare sempre la morte e, avendo perso tutto ciò a cui teneva, non si ritiene meritevole di vivere più a lungo delle centinaia di compagni che ha seppellito. La sua missione di portarli tutti con lui nel viaggio verso la meta ultima diventa un viaggio in cui è lui a inseguire la morte, sperando finalmente di raggiungere le voci che lo chiamano e riposare in pace. Il percorso di Shin consiste nel trovare il proprio valore come persona, che va oltre quello di Shinigami capace solo di portare la morte, e riuscire a porre fiducia negli altri superando la paura di essere inesorabilmente abbandonato da tutti, per poi infine riuscire a immaginare una destinazione finale diversa dalla morte. La battaglia che porta a tale vittoria è più ardua di qualunque combattimento armato, e per ottenerla è necessario l'aiuto dei compagni più fidati e l'incontro con persone simili quanto aliene. In ultimo, è il rapporto agli antipodi tra Shin e Lena a posizionare il tassello finale che dà vita a un miracolo: l'idea di speranza in un mondo alla rovina.

La differenza tra i due personaggi e i loro rispettivi percorsi si riflette nelle due metà della serie, diverse e complementari. Prima l'ambientazione ingiusta e oppressiva della Repubblica, che tratta gli umani come bestie, poi quella più etica della Federazione, che, almeno inizialmente, tratta Shin e i suoi compagni come oggetti di pietà. La scelta di separare Shin e Lena è necessaria per permettere a entrambi di maturare nelle proprie circostanze e comprendere a fondo cosa significa l'altro per ciascuno. Lena, che pur da una posizione di oppressore è la prima a credere con massima sincerità nello squadrone Spearhead, e Shin, che non cede neanche dinanzi alla certezza della morte. L'inevitabile abbandono è il mezzo che li porta ad avvicinarsi sempre di più. Lena trova la determinazione di avanzare senza esitazione per potersi un giorno trovare alla pari degli eroi le hanno mostrato la via, e Shin trova il valore della propria vita e una nuova missione, quella di porre fine al mare di morte invece che diventarne parte, grazie agli amici che ha accompagnato e i compagni che ha ispirato. I loro viaggi culminano in un finale incredibilmente catartico e soddisfacente, ottenuto dopo incommensurabile dolore, ingiustizia e disperazione che esplode in un turbine di emozioni e risulta da una parte conclusivo di un segmento introduttivo, dall'altra pone le basi per una nuova fase della storia.

Non è un'esagerazione chiamare 86 il miglior adattamento di light novel mai fatto: non solo traspone i primi tre volumi con fedeltà e rispetto, ma riesce anche ad arricchire e aggiungere materiale originale senza che mai una volta risulti stonato o fuori luogo; al contrario, le aggiunte donano ancora più vita alla storia già ottima raccontata nella versione cartacea. Il design dei personaggi è perfettamente adattato alle illustrazioni, i colori sono vibranti, vividi e calibrati in modo eccellente. Le animazioni in 2D sono in generale ottime, e i combattimenti in 3D tra i mech CG sono di qualità sorprendentemente alta, con un buon design sonoro e una composizione oculata che mescola raramente modelli 2D e 3D. La colonna sonora di Hiroyuki Sawano e Kohta Yamamoto è mozzafiato, con tantissime tracce memorabili e grandi arrangiamenti che esaltano i momenti più epici e solenni, così come pezzi più contenuti di piano o violini che accompagnano le scene più introspettive. Infine, menzione speciale all'impeccabile regia di Toshimasa Ishii che mostra una strabordante passione per il materiale: gestisce sempre con la giusta intensità sia i momenti leggeri che quelli più pesanti, ha un'ottimo controllo del ritmo e, soprattutto, alcune idee di storyboard e inquadrature estremamente creative ed efficaci, in particolare negli ultimi due episodi in cui ogni fotogramma è studiato attentamente e addirittura utilizza le bande nere del rapporto d'aspetto in funzione diegetica, fino ad arrivare a una scena finale indimenticabile.

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Le rosse rotaie consumate dalla ruggine si estendono sulla verde prateria, dove bruscamente si fermano flettendosi verso il cielo azzurro come a indicare il lontano orizzonte. Chiudendo gli occhi, sembra quasi di scorgere l'oceano. In questo punto finisce un viaggio guidato e ne inizia uno libero, laggiù verso la destinazione ultima ora finalmente visibile.