Recensione
Devil May Cry (2025)
8.5/10
Devil May Cry – La serie Netflix è un inno metal all’adrenalina e al mito di Dante
Con Devil May Cry, Adi Shankar e lo Studio Mir firmano un adattamento che suona come una chitarra distorta nel cuore dell’inferno, risvegliando lo spirito ribelle, ironico e stiloso di uno dei franchise videoludici più iconici di sempre. Una serie che non si limita a trasporre il materiale originale, ma lo reinterpreta con coraggio, rispetto e una visione autoriale ben precisa.
A metà tra reboot e celebrazione, Devil May Cry condensa in otto episodi tutto ciò che i fan amano: azione furiosa, demoni dal design memorabile, humor tagliente e una colonna sonora metal che da sola varrebbe la visione. Ma la vera magia è come questi elementi vengono incastonati in una narrazione nuova, capace di espandere l’universo di Dante senza tradirne l’identità.
Il nostro cacciatore di demoni preferito è giovane, impulsivo e ancora inconsapevole del suo destino. Ma è proprio in questa versione ancora grezza che il personaggio ritrova un fascino rinnovato, accompagnato da comprimari che lo completano e, a tratti, lo mettono persino in ombra. Mary Arkham (meglio conosciuta come Lady) emerge come vera co-protagonista, mentre il villain del Bianconiglio sorprende con un arco narrativo struggente e mai banale.
La serie si prende il tempo per esplorare temi come la xenofobia, il fanatismo religioso e l’identità personale, intrecciandoli a una mitologia che affonda le radici nei giochi originali ma si spinge oltre, trasformando la trama in qualcosa di più ampio e audace. Questo approccio, a tratti poetico, trova la sua massima espressione in un episodio visivamente sperimentale che ha già conquistato il cuore di molti fan.
Che siate cresciuti con una PlayStation 2 tra le mani o siate neofiti dell’universo Devil May Cry, troverete nella serie Netflix una porta d’accesso coinvolgente. Il ritmo è serrato, il sangue scorre a fiumi e ogni combattimento è un mix esplosivo di coreografie spettacolari e battute taglienti. Lo Studio Mir, nonostante qualche incertezza nei passaggi tra 2D e CGI, confeziona uno show visivamente ricco e dinamico.
A suggellare il tutto, una colonna sonora potentissima: dai Limp Bizkit ai Papa Roach, passando per l’inedito "Afterlife" degli Evanescence e la rielaborazione di "Devils Never Cry", ogni brano è scelto con cura per evocare la nostalgia dei primi anni 2000, ma anche per immergere lo spettatore in un’atmosfera unica, tra gotico urbano e punk infernale.
Devil May Cry non è perfetto, ma è un esordio che lascia il segno. Dimostra che si può adattare un videogioco senza perdere l’anima originale, anzi arricchendola con nuovi spunti, nuovi personaggi e una visione narrativa coerente e affascinante. È una lettera d’amore ai fan della saga, ma anche un invito a scoprire l’universo di Dante con occhi nuovi.
E ora che la porta tra i mondi è stata socchiusa, mi auguro solo che non si richiuda: Devil May Cry merita assolutamente una seconda stagione.
Voto: 8.5/10
Con Devil May Cry, Adi Shankar e lo Studio Mir firmano un adattamento che suona come una chitarra distorta nel cuore dell’inferno, risvegliando lo spirito ribelle, ironico e stiloso di uno dei franchise videoludici più iconici di sempre. Una serie che non si limita a trasporre il materiale originale, ma lo reinterpreta con coraggio, rispetto e una visione autoriale ben precisa.
A metà tra reboot e celebrazione, Devil May Cry condensa in otto episodi tutto ciò che i fan amano: azione furiosa, demoni dal design memorabile, humor tagliente e una colonna sonora metal che da sola varrebbe la visione. Ma la vera magia è come questi elementi vengono incastonati in una narrazione nuova, capace di espandere l’universo di Dante senza tradirne l’identità.
Il nostro cacciatore di demoni preferito è giovane, impulsivo e ancora inconsapevole del suo destino. Ma è proprio in questa versione ancora grezza che il personaggio ritrova un fascino rinnovato, accompagnato da comprimari che lo completano e, a tratti, lo mettono persino in ombra. Mary Arkham (meglio conosciuta come Lady) emerge come vera co-protagonista, mentre il villain del Bianconiglio sorprende con un arco narrativo struggente e mai banale.
La serie si prende il tempo per esplorare temi come la xenofobia, il fanatismo religioso e l’identità personale, intrecciandoli a una mitologia che affonda le radici nei giochi originali ma si spinge oltre, trasformando la trama in qualcosa di più ampio e audace. Questo approccio, a tratti poetico, trova la sua massima espressione in un episodio visivamente sperimentale che ha già conquistato il cuore di molti fan.
Che siate cresciuti con una PlayStation 2 tra le mani o siate neofiti dell’universo Devil May Cry, troverete nella serie Netflix una porta d’accesso coinvolgente. Il ritmo è serrato, il sangue scorre a fiumi e ogni combattimento è un mix esplosivo di coreografie spettacolari e battute taglienti. Lo Studio Mir, nonostante qualche incertezza nei passaggi tra 2D e CGI, confeziona uno show visivamente ricco e dinamico.
A suggellare il tutto, una colonna sonora potentissima: dai Limp Bizkit ai Papa Roach, passando per l’inedito "Afterlife" degli Evanescence e la rielaborazione di "Devils Never Cry", ogni brano è scelto con cura per evocare la nostalgia dei primi anni 2000, ma anche per immergere lo spettatore in un’atmosfera unica, tra gotico urbano e punk infernale.
Devil May Cry non è perfetto, ma è un esordio che lascia il segno. Dimostra che si può adattare un videogioco senza perdere l’anima originale, anzi arricchendola con nuovi spunti, nuovi personaggi e una visione narrativa coerente e affascinante. È una lettera d’amore ai fan della saga, ma anche un invito a scoprire l’universo di Dante con occhi nuovi.
E ora che la porta tra i mondi è stata socchiusa, mi auguro solo che non si richiuda: Devil May Cry merita assolutamente una seconda stagione.
Voto: 8.5/10
News