Recensione
Blue Box
8.5/10
Recensione di Onigiri ai friarielli
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Ormai in ogni stagione escono un’ondata di anime romantici shonen, ma solo pochi di questi riescono ad emergere al grande pubblico, Blue Box ce l’ha fatta a mani basse. L’idea di fondere una love story con un mezzo spokon è stata vincente, grazie alla narrazione di Kouji Miura, capace di bilanciare perfettamente entrambi gli aspetti. La componente romantica e quella sportiva si intrecciano perfettamente, rimanendo allo stesso tempo ben distinte, senza mai sovrastarsi a vicenda. Miura ha tirato fuori dal cilindro un prodotto solido, caratterizzato da una narrazione minuziosa e da un ritmo che, pur non essendo sempre incalzante, riesce a mantenere viva l’attenzione senza mai risultare noioso. Blue Box rappresenta la terza opera dell’autore (tutte appartenenti al genere romcom scolastico) ma è stata la prima a ricevere un adattamento animato, merito del grande successo ottenuto dall’omonimo manga.
Taiki è uno studente quindicenne che frequenta la scuola Eimei, un istituto privato che incorpora sia le medie che le superiori. Appassionato di badminton, fa parte della squadra della scuola e tutte le mattine prima delle lezioni è sua abitudine andare ad allenarsi nella palestra dell’istituto. È proprio in palestra che, ogni giorno incrocia sempre alla stessa ora Chinatsu, una studentessa di un anno più grande di lui, stella della squadra di basket femminile dell’istituto. Taiki rimane affascinato dalla dedizione e l’impegno con cui Chinatsu affronta ogni allenamento e partita. L’ammirazione di Taiki si trasforma presto in qualcosa di più importante, ma avvicinare Chinatsu sembra un’impresa impossibile, visto che i due si conoscono solo di vista e non hanno mai avuto modo di interagire al di fuori della palestra. Tutto cambia all’improvviso quando, per una pura casualità, Chinatsu va a vivere a casa di Taiki. Questa è l’occasione perfetta per approfondire la loro conoscenza, perchè questa volta il loro allenamento quotidiano è la convivenza, un’esperienza che li porta a crescere insieme, affrontando nuove sfide e vivere per la prima volta un’intimità per certi versi imbarazzante.
Questa è la premessa della storia, che a un primo impatto potrebbe sembrare incentrata sugli eventi sportivi dei due protagonisti. Tuttavia, man mano che la serie avanza, emerge sempre più chiaramente la vera natura dell’opera, ossia una storia romantica a tutti gli effetti. Infatti gli allenamenti, le partite e i tornei non sono il fulcro della narrazione, ma fungono da sfondo per mettere in risalto la determinazione dei personaggi, il supporto dei loro compagni e il turbinio di emozioni che li accompagna. Oltre alle dinamiche sportive, vivono anche le varie vicende scolastiche e quelle legate alla convivenza, che danno vita ai momenti più significativi della loro relazione. In alcuni di questi momenti è facile immedesimarsi a pieno nei protagonisti, percependo sulla propria pelle le emozioni che li attraversano. Questo è possibile grazie ad una caratterizzazione dei personaggi particolarmente curata, capace di riprodurre atteggiamenti e reazioni incredibilmente realistici in situazioni altrettanto verosimili. È proprio questa attenzione ai dettagli a rappresentare uno dei punti di forza della serie, insieme a una regia di alto livello, ma di quest’ultima parleremo più avanti.
Ad affiancare i due protagonisti troviamo una serie di personaggi che definire secondari sarebbe riduttivo, direi più dei comprimari. Tra questi spicca Hina, amica d’infanzia di Taiki, il cui ruolo sullo sviluppo della storia è tutt’altro che marginale. Anche gli altri “comprimari” sono caratterizzati piuttosto approfonditamente, infatti ad alcuni di loro sono dedicati quasi interi episodi, penso a Kengo e Ayame, dove vengono approfondite le loro personalità e motivazioni dovute a vicende passate. Quest’accuratezza permette di dare maggiore spessore a ogni loro azione e battuta, non lasciando che l’attenzione sia riservata solo ai protagonisti.
Ma arriviamo ora a quella che è stata senza dubbio la sorpresa più grande: l’eccellente regia. In alcuni episodi, il livello raggiunto è così alto che, per un attimo, ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a un film del maestro Makoto Shinkai (spero di non sembrare blasfemo, ma è stata davvero la mia impressione). Il regista Yūichirō Yano è la prima volta che si cimenta in una romcom e il risultato è sorprendente. Nei momenti più salienti, riesce a ricreare un’atmosfera così coinvolgente che sembra quasi di vivere la scena in prima persona. Parte del merito va anche a tutto al comparto tecnico, passando da inquadrature studiate ad un montaggio fluido, una scelta della fotografia più che immersiva e ad un sonoro adattato con vera minuziosità. Un altro aspetto di rilievo è il tempo narrativo, che alterna diverse intensità ritmiche. Si passa da quello più leggero e passionale, nelle dinamiche scolastiche e nei momenti intimi, a quello frenetico e combattivo, quando l’attenzione si sposta sul lato sportivo. Proprio su quest’ultimo punto mi sarebbe piaciuto avere un maggiore approfondimento. Se da un lato non mancano match avvincenti, soprattutto quelli più cruciali, dall’altro alcune sfide altrettanto importanti vengono solo accennate. Va comunque riconosciuto il merito dell’opera di aver reso entusiasmante uno sport come il badminton all’interno di un anime, un’impresa tutt’altro che scontata.
"L’amore è come coltivare un fiore: quando la pianta inizia a germogliare, nasce l’interesse. E più si scoprono aspetti che ci piacciono in una persona, più quella pianta continua a crescere." Questa è solo una delle tante metafore presenti nella sceneggiatura, un elemento che ho apprezzato non poco perché risultano ben costruite e rispecchiano perfettamente cosa il personaggio vuole intendere. I dialoghi, d’altro canto risultano anch’essi molto naturali e convincenti, adatti in modo impeccabile a conversazioni adolescenziali.
In conclusione si è rivelato un prodotto che mi ha colpito profondamente, lasciandomi soddisfatto e riportandomi alle emozioni di quando si era giovani (ahimè, un po' di tempo fa). Mi ha fatto rivivere quelle medesime situazioni che magari in molti si sono ritrovati, e questo sembra essere uno degli obiettivi principali dell’opera stessa. Dopo il vuoto lasciato (spero temporaneo) da The Danger’s in my Heart, Blue Box è stata l’unica serie anime che ha colmato, e non solo parzialmente, quel vuoto. Per questo motivo, la consiglio vivamente a chi è alla ricerca di una malinconia sentimentale giovanile, ma anche a chi desidera semplicemente godersi una storia anime che riesce a rispecchiare in modo molto fedele le vicende reali.
Taiki è uno studente quindicenne che frequenta la scuola Eimei, un istituto privato che incorpora sia le medie che le superiori. Appassionato di badminton, fa parte della squadra della scuola e tutte le mattine prima delle lezioni è sua abitudine andare ad allenarsi nella palestra dell’istituto. È proprio in palestra che, ogni giorno incrocia sempre alla stessa ora Chinatsu, una studentessa di un anno più grande di lui, stella della squadra di basket femminile dell’istituto. Taiki rimane affascinato dalla dedizione e l’impegno con cui Chinatsu affronta ogni allenamento e partita. L’ammirazione di Taiki si trasforma presto in qualcosa di più importante, ma avvicinare Chinatsu sembra un’impresa impossibile, visto che i due si conoscono solo di vista e non hanno mai avuto modo di interagire al di fuori della palestra. Tutto cambia all’improvviso quando, per una pura casualità, Chinatsu va a vivere a casa di Taiki. Questa è l’occasione perfetta per approfondire la loro conoscenza, perchè questa volta il loro allenamento quotidiano è la convivenza, un’esperienza che li porta a crescere insieme, affrontando nuove sfide e vivere per la prima volta un’intimità per certi versi imbarazzante.
Questa è la premessa della storia, che a un primo impatto potrebbe sembrare incentrata sugli eventi sportivi dei due protagonisti. Tuttavia, man mano che la serie avanza, emerge sempre più chiaramente la vera natura dell’opera, ossia una storia romantica a tutti gli effetti. Infatti gli allenamenti, le partite e i tornei non sono il fulcro della narrazione, ma fungono da sfondo per mettere in risalto la determinazione dei personaggi, il supporto dei loro compagni e il turbinio di emozioni che li accompagna. Oltre alle dinamiche sportive, vivono anche le varie vicende scolastiche e quelle legate alla convivenza, che danno vita ai momenti più significativi della loro relazione. In alcuni di questi momenti è facile immedesimarsi a pieno nei protagonisti, percependo sulla propria pelle le emozioni che li attraversano. Questo è possibile grazie ad una caratterizzazione dei personaggi particolarmente curata, capace di riprodurre atteggiamenti e reazioni incredibilmente realistici in situazioni altrettanto verosimili. È proprio questa attenzione ai dettagli a rappresentare uno dei punti di forza della serie, insieme a una regia di alto livello, ma di quest’ultima parleremo più avanti.
Ad affiancare i due protagonisti troviamo una serie di personaggi che definire secondari sarebbe riduttivo, direi più dei comprimari. Tra questi spicca Hina, amica d’infanzia di Taiki, il cui ruolo sullo sviluppo della storia è tutt’altro che marginale. Anche gli altri “comprimari” sono caratterizzati piuttosto approfonditamente, infatti ad alcuni di loro sono dedicati quasi interi episodi, penso a Kengo e Ayame, dove vengono approfondite le loro personalità e motivazioni dovute a vicende passate. Quest’accuratezza permette di dare maggiore spessore a ogni loro azione e battuta, non lasciando che l’attenzione sia riservata solo ai protagonisti.
Ma arriviamo ora a quella che è stata senza dubbio la sorpresa più grande: l’eccellente regia. In alcuni episodi, il livello raggiunto è così alto che, per un attimo, ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a un film del maestro Makoto Shinkai (spero di non sembrare blasfemo, ma è stata davvero la mia impressione). Il regista Yūichirō Yano è la prima volta che si cimenta in una romcom e il risultato è sorprendente. Nei momenti più salienti, riesce a ricreare un’atmosfera così coinvolgente che sembra quasi di vivere la scena in prima persona. Parte del merito va anche a tutto al comparto tecnico, passando da inquadrature studiate ad un montaggio fluido, una scelta della fotografia più che immersiva e ad un sonoro adattato con vera minuziosità. Un altro aspetto di rilievo è il tempo narrativo, che alterna diverse intensità ritmiche. Si passa da quello più leggero e passionale, nelle dinamiche scolastiche e nei momenti intimi, a quello frenetico e combattivo, quando l’attenzione si sposta sul lato sportivo. Proprio su quest’ultimo punto mi sarebbe piaciuto avere un maggiore approfondimento. Se da un lato non mancano match avvincenti, soprattutto quelli più cruciali, dall’altro alcune sfide altrettanto importanti vengono solo accennate. Va comunque riconosciuto il merito dell’opera di aver reso entusiasmante uno sport come il badminton all’interno di un anime, un’impresa tutt’altro che scontata.
"L’amore è come coltivare un fiore: quando la pianta inizia a germogliare, nasce l’interesse. E più si scoprono aspetti che ci piacciono in una persona, più quella pianta continua a crescere." Questa è solo una delle tante metafore presenti nella sceneggiatura, un elemento che ho apprezzato non poco perché risultano ben costruite e rispecchiano perfettamente cosa il personaggio vuole intendere. I dialoghi, d’altro canto risultano anch’essi molto naturali e convincenti, adatti in modo impeccabile a conversazioni adolescenziali.
In conclusione si è rivelato un prodotto che mi ha colpito profondamente, lasciandomi soddisfatto e riportandomi alle emozioni di quando si era giovani (ahimè, un po' di tempo fa). Mi ha fatto rivivere quelle medesime situazioni che magari in molti si sono ritrovati, e questo sembra essere uno degli obiettivi principali dell’opera stessa. Dopo il vuoto lasciato (spero temporaneo) da The Danger’s in my Heart, Blue Box è stata l’unica serie anime che ha colmato, e non solo parzialmente, quel vuoto. Per questo motivo, la consiglio vivamente a chi è alla ricerca di una malinconia sentimentale giovanile, ma anche a chi desidera semplicemente godersi una storia anime che riesce a rispecchiare in modo molto fedele le vicende reali.
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