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9.0/10
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Di tutto si occupa Madhouse riuscendo a rendere più credibile la storia scritta da Riichiro Inagaki.
Ho già recensito i primi tre volumi del manga arrivando alla conclusione che character design nel fumetto (opera del grande Ryoichi Ikegami) non mi convinceva del tutto, in quanto appunto fan del mangaka che se ne occupava. Kei Tsuchiya lo copia apertamente.
Devo dire che la serie mi ha intrattenuto e divertito: da bambino avevo il pallino della finanza ma da adulto dopo un paio di investimenti sbagliati me lo sono fatto passare.
Quelli di Haru e Gaku sono tutti investimenti azzardati e strategie rischiosissime che messe in atto nella realtà farebbero fiasco o comunque non permetterebbero di riuscire nei pochi mesi coperti dall’anime di diventare schifosamente ricchi. Haru con idee alquanto fantasiose crea una società che da possibile vittima della Dragon Bank (un colosso con molteplici campi di investimento) riesce a diventare un player che gioca nello stesso ring di quest’ultima.
Mi è venuta in mente la frase di Mattei in cui l’imprenditore italiano racconta che all’inizio l’Eni era come un cucciolo che doveva stare attento ad avvicinarsi alla ciotola in cui mangiavano cani più grossi e feroci (intendeva le famose sette sorelle, colossi del petrolio internazionale), se in quel momento avessero dato una zampata il cucciolo sarebbe morto, ma l’Eni è cresciuta e non ha avuto più motivo di aver paura.
Così la trillion game nell’anime è diventata grossa con dei colpi fortunati e se all’inizio doveva temere la principessa Kiki, e il padre di costei, alla fine riesce a trovare la strada del successo.
Per quanto riguarda le animazioni sono leggermente più legnose di quanto ci ha abituato la Madhouse in altre opere. Buone le musiche, mi è soprattutto piaciuta la ending “Unbeliavable” dei Klang Ruler.
Voto nove.