In occasione del Lucca Comics & Games 2026, nel pomeriggio di venerdì 30 ottobre al Cinema Centrale vi è stata anche la presentazione in anteprima nazionale dell'atteso adattamento live-action di BLUE LOCK, dall'omonimo manga di Muneyuki Kaneshiro e Yusuke Nomura.
Con l'occasione è stato inoltre annunciato che il film arriverà nei cinema italiani per uno speciale evento di tre giorni nelle date dell'11, 12 e 13 gennaio 2027 per Fandango Distribuzione.

Uscito in Giappone il 7 agosto 2026, il film traspone dal vivo uno dei più grandi fenomeni editoriali giapponesi degli ultimi anni, di un manga edito in Italia da Panini Comics per la linea Planet Manga.
Riportiamo dal comunicato stampa ufficiale prima di lasciarvi alle nostre impressioni:


Con l'occasione è stato inoltre annunciato che il film arriverà nei cinema italiani per uno speciale evento di tre giorni nelle date dell'11, 12 e 13 gennaio 2027 per Fandango Distribuzione.

Uscito in Giappone il 7 agosto 2026, il film traspone dal vivo uno dei più grandi fenomeni editoriali giapponesi degli ultimi anni, di un manga edito in Italia da Panini Comics per la linea Planet Manga.
Riportiamo dal comunicato stampa ufficiale prima di lasciarvi alle nostre impressioni:
Con oltre 50 milioni di copie e tradotto in più di 20 lingue, BLUE LOCK ha rivoluzionato il genere del manga sportivo, ribaltandone le convenzioni e dando vita a un vero e proprio fenomeno globale, alimentato anche dal successo della serie anime e del film d'animazione BLUE LOCK: Episode Nagi.
A portare sul grande schermo questa storia adrenalinica, sospesa tra competizione sportiva e survival thriller, è il regista Yusuke Taki, con un cast guidato da Fumiya Takahashi nel ruolo del protagonista Yoichi Isagi, affiancato da Kaito Sakurai, Kyōhei Takahashi, Kōta Nomura e Masataka Kubota. Gli interpreti sono stati selezionati attraverso audizioni che hanno coinvolto oltre mille candidati e hanno affrontato un intenso percorso di preparazione atletica, iniziato circa un anno e mezzo prima delle riprese sotto la guida di calciatori professionisti.
BLUE LOCK è prodotto da CK WORKS, CREDEUS e Kodansha.
A portare sul grande schermo questa storia adrenalinica, sospesa tra competizione sportiva e survival thriller, è il regista Yusuke Taki, con un cast guidato da Fumiya Takahashi nel ruolo del protagonista Yoichi Isagi, affiancato da Kaito Sakurai, Kyōhei Takahashi, Kōta Nomura e Masataka Kubota. Gli interpreti sono stati selezionati attraverso audizioni che hanno coinvolto oltre mille candidati e hanno affrontato un intenso percorso di preparazione atletica, iniziato circa un anno e mezzo prima delle riprese sotto la guida di calciatori professionisti.
BLUE LOCK è prodotto da CK WORKS, CREDEUS e Kodansha.

La Nazionale giapponese soffre da tempo di una cronica mancanza di incisività in attacco. Per superare questa situazione di stallo viene avviato un progetto top secret denominato “Blue Lock”. I trecento giovani attaccanti delle scuole superiori riuniti all’interno di una struttura devono affrontare numerose prove: soltanto l’ultimo sopravvissuto potrà diventare il più grande attaccante del mondo. La regola, però, è spietata: chi viene eliminato perderà per sempre la possibilità di entrare a far parte della Nazionale giapponese.
Riuscirà lo sconosciuto liceale Yoichi Isagi (Fumiya Takahashi) a sconfiggere gli altri 299 concorrenti e diventare l’attaccante più forte di tutti i tempi?
Riuscirà lo sconosciuto liceale Yoichi Isagi (Fumiya Takahashi) a sconfiggere gli altri 299 concorrenti e diventare l’attaccante più forte di tutti i tempi?
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La visione di BLUE LOCK è per me qualcosa che è stato paragonabile a un'esplosione. E a esplodere non è solo il colpo di un pallone calciato con un realismo che sorprende anche il più scettico degli spettatori della serie anime (se avete il timore di non vedere riprodotte nel live action le acrobazie a cui siete abituati, non temete: non resterete delusi).
A esplodere sono anche, e soprattutto, i miei sentimenti per una serie su cui ero partita scettica la prima volta che ne avevo sentito parlare.
Un anime sportivo incentrato sull'egoismo… come era possibile?
Eppure quello che è il marchio di fabbrica di questa serie, l'obiettivo di diventare il giocatore "più egoista" di sempre, a un occhio attento si svela come un modo accattivante di presentare l'importanza di scoprire se stessi, la propria motivazione e il proprio centro, se davvero si vuole puntare a diventare grandi nel proprio campo (che in questo caso, nemmeno a dirlo, è il… campo!).
La squadra non è mai dimenticata in Blue Lock, anche se di primo acchito potrebbe sembrare: anzi, chi si dimentica di fare parte di una squadra è destinato a soccombere. Quello che la storia vuole raccontare con forza è però che se si vuole puntare a diventare grandi, e a guidare il proprio team al successo, bisogna prima trovare i propri Punti di forza, la propria identità, e non arrendersi alle difficoltà, per quanto possano sembrare insormontabili.
Il tutto viene veicolato tramite una recitazione di alto livello, espressiva e sempre sul pezzo, acrobazie allo stesso tempo spettacolari ma anche realistiche nei movimenti, ed effetti speciali studiati alla perfezione per trasmettere la giusta magia senza mai rischiare di sembrare eccessivi.

La colonna sonora e le musiche riescono in qualche modo a partire sempre nel momento giusto per dare la carica allo spettatore, e più di una volta capiterà di reggersi allo schienale o protendersi verso lo schermo nell'eccitazione del momento, sperando in un gol che in qualche modo si sa già che arriverà, ma per il quale il nostro cuore trema lo stesso: è questa la forza di un buon anime sportivo.
E il live action di Blue Lock riesce a fondere alla perfezione tutto questo con la profondità interpretativa di un'emozione che solo una buona recitazione riesce a dare. Nessuno spettatore avrà mai modo di pentirsi di avere assistito a questo spettacolo.
A esplodere sono anche, e soprattutto, i miei sentimenti per una serie su cui ero partita scettica la prima volta che ne avevo sentito parlare.
Un anime sportivo incentrato sull'egoismo… come era possibile?
Eppure quello che è il marchio di fabbrica di questa serie, l'obiettivo di diventare il giocatore "più egoista" di sempre, a un occhio attento si svela come un modo accattivante di presentare l'importanza di scoprire se stessi, la propria motivazione e il proprio centro, se davvero si vuole puntare a diventare grandi nel proprio campo (che in questo caso, nemmeno a dirlo, è il… campo!).
La squadra non è mai dimenticata in Blue Lock, anche se di primo acchito potrebbe sembrare: anzi, chi si dimentica di fare parte di una squadra è destinato a soccombere. Quello che la storia vuole raccontare con forza è però che se si vuole puntare a diventare grandi, e a guidare il proprio team al successo, bisogna prima trovare i propri Punti di forza, la propria identità, e non arrendersi alle difficoltà, per quanto possano sembrare insormontabili.
Il tutto viene veicolato tramite una recitazione di alto livello, espressiva e sempre sul pezzo, acrobazie allo stesso tempo spettacolari ma anche realistiche nei movimenti, ed effetti speciali studiati alla perfezione per trasmettere la giusta magia senza mai rischiare di sembrare eccessivi.

La colonna sonora e le musiche riescono in qualche modo a partire sempre nel momento giusto per dare la carica allo spettatore, e più di una volta capiterà di reggersi allo schienale o protendersi verso lo schermo nell'eccitazione del momento, sperando in un gol che in qualche modo si sa già che arriverà, ma per il quale il nostro cuore trema lo stesso: è questa la forza di un buon anime sportivo.
E il live action di Blue Lock riesce a fondere alla perfezione tutto questo con la profondità interpretativa di un'emozione che solo una buona recitazione riesce a dare. Nessuno spettatore avrà mai modo di pentirsi di avere assistito a questo spettacolo.
Voto complessivo: 92
Autore: hachi_rosa92

Il film live-action BLUE LOCK ripercorre le vicende dei primi cinque volumi del manga e dei primi undici episodi dell’adattamento anime. La storia si concentra sulla convocazione dei 300 giovani calciatori e sulla Prima Selezione, durante la quale i partecipanti, suddivisi in squadre, si affronteranno in un torneo all’italiana. Al termine della competizione, le prime due squadre di ogni girone accedono alla fase successiva, insieme ai capicannonieri delle tre squadre eliminate. Tutti i restanti giocatori sono destinati a tornare casa.
Nonostante vengano adattati soltanto pochi volumi del manga, questa parte è ricca di avvenimenti e personaggi, tanto da risultare difficile condensare il tutto in un unico film.
Probabilmente è proprio questo il principale limite della trasposizione. Si tratta di un adattamento piuttosto fedele, nel quale possiamo rivivere alcune iconiche scene e ritrovare parte delle battute originali, tuttavia i limiti imposti dalla durata cinematografica costringono la narrazione a procedere molto velocemente, forse anche troppo. Probabilmente, questo arco narrativo rappresenta il miglior punto in cui concludere il film senza perderne l’essenza. Questa scelta, però, ha comportato la perdita di numerosi flashback e aneddoti dedicati ai personaggi secondari e agli avversari. Quest’ultimi, in particolare, ricevono pochissimi approfondimenti e, in alcuni casi, sembrano essere introdotti soltanto per scendere in campo.

Oltre alla quantità di eventi concentrati in un’unica pellicola, anche il ritmo risulta, costantemente, piuttosto incalzante. Nell’opera originale sono presenti dei momenti in cui la narrazione rallenta per lasciare spazio ai pensieri e alle riflessioni dei vari giocatori: entriamo nella loro mente e scopriamo ciò che blocca ogni personaggio, i conflitti interni che deve affrontare. Nel film, invece, questa componente non c’è, quindi tutto sembra più realistico e, allo stesso tempo, metaforico. Una delle poche eccezioni è rappresentata da Chigiri con le sue catene al ginocchio. Si tratta, tra l’altro, di un personaggio che non mi ha convinto del tutto per quanto riguarda lineamenti e capigliatura. Quest’ultima, però, non poteva essere cambiata, trattandosi di uno degli elementi più caratteristici e immediatamente riconoscibili del personaggio. Per quanto riguarda i lineamenti, invece, immagino non fosse semplice trovare un attore che sapesse giocare a calcio così bene e che avesse anche una somiglianza fisica con Chigiri.
Gli aspetti negativi del film, tuttavia, finiscono qua. Per il resto, la trasposizione si dimostra pienamente all’altezza della fama dell’opera originale.
Poco fa ho menzionato la capigliatura di Chigiri ed è doveroso sottolineare come, più in generale, i capelli dei personaggi sono stati realizzati in maniera eccellente: non sono stati stravolti, mantenendo intatti gli elementi estetici che permettono di riconoscere immediatamente ogni personaggio, ma hanno cercato di renderli in maniera più realistica, abbassando, per esempio, alcuni toni di colore che nel film sarebbero apparsi come troppo vividi o artificiali.
Anche le tute indossate dai calciatori rappresentano un ottimo equilibrio tra fedeltà e adattamento. Richiamano chiaramente quelle dell'opera originale, senza però risultare eccessivamente caricaturali.
Insomma, è stato scongiurato il temibile effetto cosplay, uno dei rischi maggiori quando si decide di trasporre un manga così particolare in live-action.
L'edificio del Blue Lock, dal canto suo, è stato ricreato molto bene. Le pareti di cemento, l'assenza di finestre e di qualsiasi elemento superfluo contribuiscono a trasmettere quella sensazione di isolamento che caratterizza la struttura, facendola sembrare una vera e propria prigione. Anche l'illuminazione gioca un ruolo importante: a differenza dell'anime, dove gli ambienti risultano spesso più luminosi, qui la luce è decisamente più fioca e tende a tonalità fredde e bluastre.
Ma il vero punto di forza della pellicola è rappresentato dagli attori e dalle scene di calcio, entrambe estremamente convincenti. Per arrivare a questo risultato sono stati necessari circa un anno e mezzo di preparazione e allenamenti.
Alcuni interpreti, come Fumiya Takahashi, che veste i panni di Isagi, partivano praticamente da zero. Tutti hanno dovuto lavorare sulle basi del calcio, anche coloro che avevano già avuto esperienze con questo sport, per poi passare ad allenamenti sempre più specifici. L'obiettivo non era soltanto quello di imparare a giocare, ma anche di riprodurre gli schemi, i movimenti e gli stili più adatti alle caratteristiche dei rispettivi personaggi. Il risultato è evidente: le partite sono dinamiche, intense e, soprattutto, credibili.

Passando ai singoli interpreti, sicuramente Isagi è uno dei personaggi meglio riusciti. Fumiya Takahashi, grazie alla sua straordinaria espressività, riesce a rappresentare molto bene la dualità del protagonista: da una parte un ragazzo ancora insicuro, che non ha pienamente compreso le proprie potenzialità, dall'altra un attaccante che nasconde dentro di sé un ego sempre più forte e affamato di vittoria.
Nagi mi ha sorpreso in positivo. Non conoscevo K, nemmeno per la sua carriera da idol, ma devo ammettere che è riuscito a cogliere e rappresentare alla perfezione l'essenza del personaggio. La sua pigrizia, il disinteresse nei confronti del calcio e quell'atteggiamento perennemente svogliato sono resi benissimo, per non parlare del suo modo apatico di dire “Che palle”.
Bachira era il personaggio sul quale nutrivo maggiori dubbi, considerando quanto sia difficile trasporre un carattere così particolare. Eppure, Kaito Sakurai ha centrato pienamente il bersaglio. È riuscito a rendere benissimo il contrasto tra il suo aspetto minuto e il “mostro” che porta dentro di sé, anche grazie a quel suo sorrisetto a tratti inquietante. E poi, vogliamo parlare delle scene in cui mostra il suo dribbling? Tra le sequenze calcistiche più spettacolari del film!
Ma il personaggio che, in assoluto, è riuscito meglio è senza ombra di dubbio Jinpachi Ego! Masataka Kubota sembra essere uscito direttamente dalle pagine del manga. Gli atteggiamenti, i movimenti e il modo di parlare sembrano studiati nei minimi dettagli. L'attore riesce a incarnare perfettamente l'eccentricità di quest'uomo, il suo modo provocatorio di rivolgersi ai ragazzi e la convinzione quasi maniacale con cui porta avanti il suo folle progetto. Ogni sua apparizione riesce a trasmettere quella sensazione di inquietudine e genialità che rende Ego un personaggio così particolare.
Una scelta di casting davvero azzeccata.

Gli attori sono riusciti a ricreare quella particolare chimica che caratterizza i rapporti fra i vari personaggi: se nel manga si ha più tempo per costruire e sviluppare queste dinamiche, il film aveva invece la necessità di essere immediato. Nonostante ciò, attraverso poche scene e brevi interazioni, il cast è riuscito a trasmettere quella sensazione di affiatamento che ritroviamo nell'opera originale.
Il tutto è accompagnato da musiche capaci di enfatizzare e intensificare le diverse sequenze, prima fra tutte "Monstruo" di Ado. Un brano dalle sonorità latine, caratterizzato da ritmi incalzanti e da una voce estremamente potente. Il titolo, che in spagnolo significa “mostro”, richiama direttamente uno dei concetti fondamentali dell'opera: il risveglio del proprio ego e di quell'istinto individualista che ogni attaccante deve imparare ad assecondare.
Il film, in conclusione, riesce a mantenere intatto il messaggio alla base della prima parte di Blue Lock: il gioco di squadra è solamente uno strumento attraverso il quale mettere in mostra il proprio talento. Ogni giocatore è chiamato a prendere consapevolezza dei propri punti di forza, ma soprattutto dei propri limiti, imparando a superarli per riuscire a emergere sugli altri.
Voto complessivo: 86
Nonostante vengano adattati soltanto pochi volumi del manga, questa parte è ricca di avvenimenti e personaggi, tanto da risultare difficile condensare il tutto in un unico film.
Probabilmente è proprio questo il principale limite della trasposizione. Si tratta di un adattamento piuttosto fedele, nel quale possiamo rivivere alcune iconiche scene e ritrovare parte delle battute originali, tuttavia i limiti imposti dalla durata cinematografica costringono la narrazione a procedere molto velocemente, forse anche troppo. Probabilmente, questo arco narrativo rappresenta il miglior punto in cui concludere il film senza perderne l’essenza. Questa scelta, però, ha comportato la perdita di numerosi flashback e aneddoti dedicati ai personaggi secondari e agli avversari. Quest’ultimi, in particolare, ricevono pochissimi approfondimenti e, in alcuni casi, sembrano essere introdotti soltanto per scendere in campo.

Oltre alla quantità di eventi concentrati in un’unica pellicola, anche il ritmo risulta, costantemente, piuttosto incalzante. Nell’opera originale sono presenti dei momenti in cui la narrazione rallenta per lasciare spazio ai pensieri e alle riflessioni dei vari giocatori: entriamo nella loro mente e scopriamo ciò che blocca ogni personaggio, i conflitti interni che deve affrontare. Nel film, invece, questa componente non c’è, quindi tutto sembra più realistico e, allo stesso tempo, metaforico. Una delle poche eccezioni è rappresentata da Chigiri con le sue catene al ginocchio. Si tratta, tra l’altro, di un personaggio che non mi ha convinto del tutto per quanto riguarda lineamenti e capigliatura. Quest’ultima, però, non poteva essere cambiata, trattandosi di uno degli elementi più caratteristici e immediatamente riconoscibili del personaggio. Per quanto riguarda i lineamenti, invece, immagino non fosse semplice trovare un attore che sapesse giocare a calcio così bene e che avesse anche una somiglianza fisica con Chigiri.
Gli aspetti negativi del film, tuttavia, finiscono qua. Per il resto, la trasposizione si dimostra pienamente all’altezza della fama dell’opera originale.
Poco fa ho menzionato la capigliatura di Chigiri ed è doveroso sottolineare come, più in generale, i capelli dei personaggi sono stati realizzati in maniera eccellente: non sono stati stravolti, mantenendo intatti gli elementi estetici che permettono di riconoscere immediatamente ogni personaggio, ma hanno cercato di renderli in maniera più realistica, abbassando, per esempio, alcuni toni di colore che nel film sarebbero apparsi come troppo vividi o artificiali.
Anche le tute indossate dai calciatori rappresentano un ottimo equilibrio tra fedeltà e adattamento. Richiamano chiaramente quelle dell'opera originale, senza però risultare eccessivamente caricaturali.
Insomma, è stato scongiurato il temibile effetto cosplay, uno dei rischi maggiori quando si decide di trasporre un manga così particolare in live-action.
L'edificio del Blue Lock, dal canto suo, è stato ricreato molto bene. Le pareti di cemento, l'assenza di finestre e di qualsiasi elemento superfluo contribuiscono a trasmettere quella sensazione di isolamento che caratterizza la struttura, facendola sembrare una vera e propria prigione. Anche l'illuminazione gioca un ruolo importante: a differenza dell'anime, dove gli ambienti risultano spesso più luminosi, qui la luce è decisamente più fioca e tende a tonalità fredde e bluastre.
Ma il vero punto di forza della pellicola è rappresentato dagli attori e dalle scene di calcio, entrambe estremamente convincenti. Per arrivare a questo risultato sono stati necessari circa un anno e mezzo di preparazione e allenamenti.
Alcuni interpreti, come Fumiya Takahashi, che veste i panni di Isagi, partivano praticamente da zero. Tutti hanno dovuto lavorare sulle basi del calcio, anche coloro che avevano già avuto esperienze con questo sport, per poi passare ad allenamenti sempre più specifici. L'obiettivo non era soltanto quello di imparare a giocare, ma anche di riprodurre gli schemi, i movimenti e gli stili più adatti alle caratteristiche dei rispettivi personaggi. Il risultato è evidente: le partite sono dinamiche, intense e, soprattutto, credibili.

Passando ai singoli interpreti, sicuramente Isagi è uno dei personaggi meglio riusciti. Fumiya Takahashi, grazie alla sua straordinaria espressività, riesce a rappresentare molto bene la dualità del protagonista: da una parte un ragazzo ancora insicuro, che non ha pienamente compreso le proprie potenzialità, dall'altra un attaccante che nasconde dentro di sé un ego sempre più forte e affamato di vittoria.
Nagi mi ha sorpreso in positivo. Non conoscevo K, nemmeno per la sua carriera da idol, ma devo ammettere che è riuscito a cogliere e rappresentare alla perfezione l'essenza del personaggio. La sua pigrizia, il disinteresse nei confronti del calcio e quell'atteggiamento perennemente svogliato sono resi benissimo, per non parlare del suo modo apatico di dire “Che palle”.
Bachira era il personaggio sul quale nutrivo maggiori dubbi, considerando quanto sia difficile trasporre un carattere così particolare. Eppure, Kaito Sakurai ha centrato pienamente il bersaglio. È riuscito a rendere benissimo il contrasto tra il suo aspetto minuto e il “mostro” che porta dentro di sé, anche grazie a quel suo sorrisetto a tratti inquietante. E poi, vogliamo parlare delle scene in cui mostra il suo dribbling? Tra le sequenze calcistiche più spettacolari del film!
Ma il personaggio che, in assoluto, è riuscito meglio è senza ombra di dubbio Jinpachi Ego! Masataka Kubota sembra essere uscito direttamente dalle pagine del manga. Gli atteggiamenti, i movimenti e il modo di parlare sembrano studiati nei minimi dettagli. L'attore riesce a incarnare perfettamente l'eccentricità di quest'uomo, il suo modo provocatorio di rivolgersi ai ragazzi e la convinzione quasi maniacale con cui porta avanti il suo folle progetto. Ogni sua apparizione riesce a trasmettere quella sensazione di inquietudine e genialità che rende Ego un personaggio così particolare.
Una scelta di casting davvero azzeccata.

Gli attori sono riusciti a ricreare quella particolare chimica che caratterizza i rapporti fra i vari personaggi: se nel manga si ha più tempo per costruire e sviluppare queste dinamiche, il film aveva invece la necessità di essere immediato. Nonostante ciò, attraverso poche scene e brevi interazioni, il cast è riuscito a trasmettere quella sensazione di affiatamento che ritroviamo nell'opera originale.
Il tutto è accompagnato da musiche capaci di enfatizzare e intensificare le diverse sequenze, prima fra tutte "Monstruo" di Ado. Un brano dalle sonorità latine, caratterizzato da ritmi incalzanti e da una voce estremamente potente. Il titolo, che in spagnolo significa “mostro”, richiama direttamente uno dei concetti fondamentali dell'opera: il risveglio del proprio ego e di quell'istinto individualista che ogni attaccante deve imparare ad assecondare.
Il film, in conclusione, riesce a mantenere intatto il messaggio alla base della prima parte di Blue Lock: il gioco di squadra è solamente uno strumento attraverso il quale mettere in mostra il proprio talento. Ogni giocatore è chiamato a prendere consapevolezza dei propri punti di forza, ma soprattutto dei propri limiti, imparando a superarli per riuscire a emergere sugli altri.
Voto complessivo: 86
Autore: alis89
BLUE LOCK: trailer completo con theme song
I collegamenti a Mangayo fanno parte di un programma di sponsorizzazione.
Pro
- Messaggio di fondo piuttosto moderno
- Ritmo incalzante...
- Performance attoriali intense e convincenti
- Scene e partite di calcio coinvolgenti, dinamiche e credibili
- Evitato l'effetto cosplay: resa di costumi e capigliature perlopiù eccellente...
- Colonna sonora e theme song trascinanti
- Sfondi e ambienti ben resi
Contro
- Le premesse da cui parte la storia sono necessarie, ma poco credibili
- ... forse un po' troppo veloce nel condensare tanti avvenimenti e personaggi in un unico film
- I monologhi di Ego possono risultare ripetitivi
- ... salvo per qualcuno















a Yusuke Taki non sembrerà vero valutato cosi un suo film
a si è il regista che insomma se si parla di cinema è una parte fondamentale
io ringrazio davvero perché il mio capo anni fa mi disse che dovevo far scrivere le mail a lui perché non le sapevo scrivere, se ora vengo anche scambiata per l'IA è 1-0 per me, per restare in tema 😁
Il mio giudizio personale è stato legato proprio al fatto di non essere fan del manga e di essere partita con aspettative non elevatissime, che sono state ampiamente superate. D'altro canto, resta una mia idea il fatto che i prodotti vadano valutati all'interno del loro genere narrativo, considerando tra i criteri di valutazione ciò che da questo genere narrativo ci si aspetta. In ogni caso, come sempre, i giudizi sono soggettivi e sarà sicuramente molto utile uno scambio di pareri tra tutti quando il film uscirà nelle sale!
È più la seconda a darmi quell'impressione, ma in ogni caso credo che l'IA mi abbia reso allergico a un certo stile di scrittura, quello che appunto è solita imitare. Se posso fare un'altra critica costruttiva, stringerei un po' la manica dei voti. Non dico solo a te, in generale su questo sito sono molto inflazionati.
Penso comunque che in generale quello che conta sia il contenuto di un commento, molto più di un voto in senso stretto, che può fare riferimento a scale personali. È quello su cui mi concentro io quando leggo qualcosa, ed è quello che consiglierei anche a qualcun altro di fare, se mi chiedesse un suggerimento.
Concordo con te che, benché la IA non sia entrata a forza poi da moltissimo nelle nostre vite, purtroppo già mi ha resa altrettanto "allergica" a tutta una serie di scritti che oramai si trovano ovunque (dalle consulenze specifiche che mi manda il commercialista agli esperti dei misteri del Giappone che sperticano le loro presupposte 'conoscenze' sui social e non solo, in ogni dove) nell'ambito della vita di tutti i giorni.
Ma per quanto riguarda il testo di @alis89 che tra l'altro approfitto qui per ringraziare per il dettaglio dei vari punti analizzati del film, davvero non capisco dove possa stare il sentore IA. Leggendo si intuisce piuttosto bene che non si tratta di un italiano "perfetto" da tavolino, ma semmai il contrario; viene fatto un uso piuttosto colloquiale della lingua, prestata in questo caso allo scopo recensivo. Nelle multi-recensioni, essendo "multi-voci", preferiamo mantenere un tono più personale anziché neutro, e questo lo si ravvisa in vari passaggi. Alcuni costruzioni o formulazioni sicuramente la IA le avrebbe corrette perché non perfettamente fluide o naturali, stesso dicasi per alcune ripetizioni, e la proprietà lessicale; ma in fase di revisione (umana, portata avanti dalla sottoscritta) mi sono permessa di fare solo interventi minimi, nell'ottica di salvaguardare la comprensione e la scorrevolezza, ma anche per lasciare emergere lo stile dell'autrice.
Addirittura si parla di dettagli 'da fandom' vero e proprio, se così possiamo dire, che riguarda i capelli di Chigiri, le capigliature, le tutine, la (mancata) conoscenza di K come idol, e molto altro... insomma, se si vuole cercare un testo scritto, o revisionato, dalla IA, credo che questa recensione ne sia proprio distante anni luce.
Le critiche sono sempre bene accette, ma è bene anche ricordare che la sensibilità dei voti è molto personale; c'è chi ad ogni opera che "ama moltissimo" mette 100 e c'è chi, come me, anche alle opere che stra-adora può faticare a mettere 100 perché magari c'è quel micro-dettaglio fuori posto che porta il voto a 99 o 98.
Ma, sempre per parlare della sottoscritta, se un'opera mi fa sentire particolarmente coinvolta e mi emoziona, per me un voto dall'85 in su è assicurato. E perché dovrei trattenermi dal farlo? Perché un voto alto dovrebbe essere "preoccupante"?
Certamente c'è chi la penserà diversamente e certamente non siamo certo noi a pensare che chiunque guarderà Blue Lock uscirà dal cinema pensando "wow, voto 9"; ma credo che chi ha redatto queste recensioni abbia qui ben espresso le motivazioni per le quali è uscito quel voto medio, unitamente all'entusiasmo e alle emozioni che possono senz'altro far levitare un voto da un 8 a un 9. E Grazie al cielo, perché ancora siamo umani. Di certo una recensione fatta da IA, dalle emozioni non si farebbe distrarre in sede di votazioni, ma personalmente se quando esco dal cinema mi sento imbambolata ed euforica per ciò che ho visto, voglio ben sperare di avere ancora il diritto di dire "wow, che figata di film! Vorrei tornare dentro la sala e fare il bis!"... e di portarmi a casa tutto questo anche nel momento in cui andrò a recensirlo.
E se ti dicessi che The First Slam Dunk e questo film hanno in comune una persona chiave, nello staff, relativamente alle sequenze di gioco sportivo, saresti ancora così sorpreso dalla votazione?
Non intendo aprire un processo da Sherlock Holmes delle IA, era solo un'impressione, ma a mio parere rientra esattamente in quello stile. A dire il vero sono svariate le recensioni che ho letto su questo sito che mi sono sembrate scritte, almeno parzialmente, da IA, ma di nuovo, non ne faccio un caso di stato. Posso sicuramente sbagliarmi, sarà che la mia allergia, che sono lieto di non avere solo io, stavolta è scattata particolarmente
Passando al discorso voto, sono d'accordo che ognuno ha il proprio metro e giudica secondo la propria esperienza e soggettività. La questione è più che altro di scala. Molte persone considerano un 7 come un voto già basso, deludente, che non possono dare a qualcosa che è piaciuto, per fare un esempio. Il discorso che faccio è quello di cercare di utilizzare tutta la scala 1-10 (o 100), altrimenti ha poco senso. Io personalmente non mi faccio problemi a dare anche 10 se penso sia meritato; ma ecco, penso che i voti siano ormai inflazionati in modo davvero esagerato.
No, per carità, mi sembra di aver già ampiamente esplicitato come vorrei tutto meno che una votazione fatta da IA. Ma proprio perché siamo umani, possiamo scambiare opinioni non solo sul prodotto, ma anche sul modo di valutarlo. Ecco, cercare di utilizzare meglio la scala di valutazione e cercare di posizionare ogni prodotto anche in rapporto agli altri, secondo me, darebbe più valore al voto stesso.
Sono stata davvero felice di avere l'occasione di vedere il film a Lucca, tra l'altro con grande fortuna perché sono arrivata mezz'ora prima e la fila, che era ad accesso libero con biglietto, era già quasi piena per la capienza di posti in sala. Questo mi ha fatto ben sperare per l'uscita del film in sala, speriamo che la notizia si diffonda e che possa essere una bella occasione anche per avvicinare più giovani al mondo dei live action (fatti bene) perché di fan dell'anime e del manga, tra i giovanissimi, ce n'è! ❤️
Capisco bene questo passaggio, e non sono la sola; fino a non molto tempo fa (per una serie di vecchi automatismi) anche un voto da 75 a 79 risultava ad esempio di colore 'giallo', ma dopo un opportuno confronto interno abbiamo deciso di comune accordo di farlo passare al colore verde... perché comunque voti di questa soglia già sono alti, non sono una "mezza via".
Io personalmente ho recensito opere cui ho dato 66 e mi sono piaciute così tanto che le spammo ancora (XD), ma che hanno anche dei difetti tali su cui non si può chiudere gli occhi... il che non toglie nulla alla godibilità che quell'opera ha fornito a me, sia chiaro, ma non mi sarebbe sembrato onesto non farla "pesare" adeguatamente nel voto e nella recensione.
Questo è un metodo che cerco di utilizzare anche io, perché i numeri mi danno difficoltà: magari a pelle capisco bene la positività e l'entusiasmo che mi ha dato un film, ma poi non so "tradurla" in numeri. Allora vado a riprendermi recensioni già scritte, di opere che a memoria mi avevano emozionato almeno altrettanto, per capire che numero vi avevo associato all'epoca e studiare quale numero attribuire alla nuova recensione ancora "nebulosa".
Tornando a Blue Lock ad esempio, a me il film ha entusiasmato più di quanto pensassi; onestamente credevo di trovarmi di fronte a qualcosa di trash fine a sè stesso, invece "la magia dello spokon" si è compiuta anche qui e, per me, lo ha fatto in maniera davvero egregia. Tuttavia ammetto che anche adesso, non so bene che voto attribuirei al film, se non un generico "probabilmente più di 85, ma boh" XD
cioè stai mettendo in comune un film animato e un film ìn live action?perchè ci lavora una stessa persona? con tutte le differenze che ci sono nel girarli e il regista che è un altro?
io non contesto il gusto personale comunque contesto che se dai 96 a questo film poi nella scala cosa dai a viaggio a tokyo 300?
i gusti sono personali ma allora non diamo voti se no uno poi resta perplesso da certi voti
e se qualcuno mi dice che questo film è meglio di viaggio a tokyo mi sento male.
No, sto dicendo che le motivazioni ai voti sono spiegate nei testi scritti, e niente vieta che a Blue Lock si possa dare 100 così come lo si possa dare anche a Viaggio a Tokyo, pur essendo film completamente diversi, nati in contesti diversi, che puntano a pubblici completamente diversi. Non sono in competizione tra loro, quindi non vedo il motivo di metterli forzatamente a farlo.
Forse quando andiamo al cinema ci mettiamo a pensare che se assegno 100 a C'è ancora domani allora a Come un gatto in tangenziale non posso assegnare più di 70? O che a Oppenheimer io non possa assegnare 55 se a me il film non è piaciuto, e spiego dettagliatamente il perché?
Ti chiedo quindi gentilmente di verificare e accettare che il voto non è mai qui un manifesto che non venga spiegato. Si può non concordare, ma sarebbe sempre gradito poter discutere educatamente sui vari passaggi che l'articolo scrive o evidenzia, piuttosto che sul numero che riassume il tutto in due sole cifre.
E in ogni caso, perdonami, ma non si comprende da dove fuoriesca il 96 da te citato, visto che a questo film è stato dato voto medio 89.
Quando ci sono scambi di pensieri nati da una realtà soggettiva anche se spieghi nel dettaglio le motivazione di una scelta non convinci l'interlocutore (psicologia).
Le due questioni sono interessanti, se le consideriamo generali. (Spostare le questioni dal personale al generale è il trucco magico per risolvere ogni diverbio tra persone civili).
Per quanto riguarda i voti: nasce da un elemento imprescindibile del sito: non importa se una persona non sia fan (o meglio appassionato) di una data opera, sarà sempre appassionato del tema, apprezzerà sempre particolari soggettivi. Vedremo sempre e sempre abbiamo visto voti gonfiati, questo è nell'indole umana, ma vi faccio un esempio di cosa comporta questa passione:
A tal proposito ricordo di una recensione di Kotaro: aveva dato un voto altissimo su cui non concordavo minimamente ma leggendo la sua recensione, notavo come come ci fosse talmente tanto amore verso l'opera: quando le parole superano qualunque numero. Convinceva.
Qui forse possiamo non trovare l'obiettività attesa, ma troviamo un'affetto introvabile in altri luogi.
La seconda questione riguarda l'uso dell'intelligenza artificiale per le proprie recensioni. In qualunque circostanza fosse vero questo utilizzo rimane una cosa davvero triste. Il pensiero di un essere umano è un qualcosa di indescrivibile e inarrivabile per qualunque cosa sia artificiale. Dovremmo solo credere di più in noi stessi. D'altro canto siamo talmente immersi in questa tecnologia da vederla in contesti non utilizzati, in ogni dove, un maledetto bias cognitivo insito in molte persone.
Potrei dire tante cose: non lo farebbero mai, li conosco, prima di scrivere due parole si tormentano a lungo e si confrontano continuamente su cosa e come scrivere, tutte cose vere, ma non dobbiamo convincere nessuno. Parlando in linea generale c'è effettivamente qualcosa su cui si deve riflettere.
Uno dei mali della società moderna è l'impoverimento del linguaggio utilizzato, fenomeno partito molto prima del diffondersi della IA (un piccolo esempio banale: lo si nota da un uso sproporzionato del "che" in un testo lungo, non un errore ma è una scorciatoia mentale)...in due parole: pigrizia mentale.
Si fa bene a ricordare il tutto, ma non per animeclick, ma per le nostre vite e per i nostri figli.
Il "sembra scritto con l'IA" deve essere un monito per tutti noi.
❤️✨
Personalmente ho trovato pazzesca, e onestamente non me l'aspettavo, la capacità di parlare ai giovani con il loro linguaggio, quello di una società sempre più individualista, e non in un modo artificioso ma creando invece un nuovo concetto di spirito sportivo, forse distante da quello a cui la nostra generazione è stata abituata ma allo stesso tempo forse l'unico in grado di sopravvivere nei tempi correnti. Anche se questa visione potrebbe far storcere il naso, avendo a che fare ogni giorno con suddetti giovani il film mi ha fatto sinceramente prendere in considerazione la possibilità che questa sia effettivamente una soluzione, e addirittura meditare su come integrarla nella mia stessa didattica. Non conoscendo l'anime e il manga, non so se in una serie meno condensata questo concetto si perda, ma considerando i tempi dilatati di un anime ciò è probabile. Ho trovato che nella condensazione del film invece il concetto riuscisse a passare molto bene.
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