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Nel giudicare questo OAV (e conoscendo solo di fama l'opera originale), alla fine l'ho trovato tutto sommato piacevole, senza però essere nulla di particolare.

"Vampire Hunter D" è strutturato come un racconto di avventura in fondo convenzionale, con l'eroe coraggioso che affronta diversi pericoli per salvare la bella di turno, e che sembra mostrare echi alla Sergio Leone (protagonista taciturno che arriva dal deserto in un luogo dove c'è una minaccia, la risolve e torna nel deserto). Nel seguire tale schema, la narrazione, avvalendosi anche della breve durata, compie un lavoro discreto e riesce a tenere sempre desta l'attenzione, accumulando una serie di abbastanza: riesce a rendere abbastanza il carisma di D, e quindi si fa il tifo per lui; fa provare abbastanza pena per il dramma di Doris e del suo fratellino, e si spera che non accada loro nulla; sa presentare un cattivo, con annessa galleria abbastanza variegata di scagnozzi e mostri al suo servizio, che sono abbastanza pericolosi, perché ci sia suspense quando vengono affrontati. Certo, sul piano delle idee e delle forme non c'è nulla di davvero rilevante, quindi, una volta visto tutto, difficilmente ci sarà desiderio di rivedere tale opera. Inoltre, ho notato qui e là che la storia fa un po’ la furba e si facilita il compito di andare avanti ricorrendo ad alcune forzature e incoerenze.

Anche sul piano dell'introspezione non ci si spinge molto oltre, con i vari personaggi costruiti intorno a una sola caratteristica e con il minimo necessario per conoscerla: ad esempio D è, come detto, il classico eroe di poche parole che lotta contro il male responsabile della sua condizione, a metà tra Luce e Tenebre; Doris e il suo fratello minore hanno la dolcezza dell'innocenza e basta; il conte Magnus è il solito cattivo freddo e spietato, mosso dal desiderio di sfuggire a una immortalità priva di stimoli. Forse, quella concepita meglio è sua figlia, la baronessina Lamika, apprezzabile mix di orgoglio (che può renderla pericolosa) e senso dell'onore, che è indispensabile per ritenersi davvero nobili.

Sul piano dell'azione gli unici veri combattimenti sono quelli con D e sono costruiti con buona perizia, pur seguendo uno schema classico: in un primo momento D sembra distinguersi, poi si trova in difficoltà, finché non ricorre alla sua vera forza, e allora addio cattivi. Il tutto condito con alcuni discreti momenti splatter.
Come animazioni siamo di fronte a un lavoro in generale ancora apprezzabile, con una predilezione per le atmosfere notturne rese abbastanza inquietanti. Però, il chara design risulta oggi troppo legato agli anni '80. Le musiche non mi sono parse nulle di particolare.

Per concludere, l'OAV è imperdibile per gli appassionati della saga, mentre per gli altri è un lavoro senza infamia e senza lode, che svolge onestamente il proprio compito di intrattenere, e non va oltre.